“Non siamo noi a denigrare l’Italia”

21 Feb 2011

Noi non abbiamo denigrato l’Italia, manifestando a Times Square. Non siamo stati noi ad offrire un’immagine indecorosa del nostro paese all’estero. Le notizie sulle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del Presidente del Consiglio riportate sui giornali di tutto il mondo hanno preceduto di gran lunga la nostra iniziativa.

Caro Direttore,*

Siamo le tre organizzatrici della manifestazione che si è svolta a New York, a Times Square, domenica scorsa a sostegno dell’appello di Libertà e Giustizia “Resignation/Dimissioni” e della mobilitazione delle donne italiane “Se non ora, quando?”. Nell’intervista di Francesco Bei all’On. Maria Stella Gelmini, riportata su la Repubblica lunedì 14 febbraio, il Ministro ha dichiarato: “[…] si dovrebbero vergognare quelli che vanno a Times Square a manifestare contro il Presidente del Consiglio. Non si denigra in questo modo il paese all’estero”. Con questa lettera vogliamo esporre il nostro punto di vista in proposito.

Noi non abbiamo denigrato l’Italia domenica 13 febbraio a Times Square. Non siamo stati noi ad offrire un’immagine indecorosa del nostro paese all’estero. Le notizie sulle indagini per prostituzione minorile e concussione a carico del Presidente del Consiglio riportate sui giornali di tutto il mondo hanno preceduto di gran lunga la nostra manifestazione. Sono queste le notizie che sviliscono l’immagine di serietà e responsabilità che dovrebbe essere propria delle alte istituzioni di una democrazia come l’Italia. Accusare noi di offuscare l’onore del paese è ingiusto ed scorretto, poiché colpevolizza chi critica e non chi commette l’atto che viene criticato. In quest’accusa sentiamo piuttosto l’eco delle critiche mosse dal governo del dopoguerra al cinema neorealista, che mostrava, soprattutto all’estero, i problemi dell’Italia di allora, invece di nasconderli così da “lavare i panni sporchi in casa”.

In secondo luogo, esprimere la propria opinione, in maniera pacifica e nel rispetto delle norme, è un diritto garantito dalla nostra Costituzione e anche da quella del paese che ci ospita. Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’esercitare un proprio diritto. Salvemini, ricordato da Saviano lo scorso 5 febbraio al Palasharp, scriveva che “la libertà politica è sostanzialmente il diritto del cittadino di dissentire dal partito al potere”. E noi vogliamo ben sperare che i cittadini italiani abbiano ancora il diritto di dissentire dal governo Berlusconi ovunque si trovino, a Roma come a Tokyo o a New York. Pur vivendo all’estero, infatti, il desiderio di essere parte attiva della società civile non ci abbandona e ciò dovrebbe essere elogiato, non disprezzato. È pertanto inaccettabile che un Ministro della Repubblica inviti i cittadini che rappresenta a vergognarsi solo perché non condivide le ragioni del loro dissenso.

Le manifestazioni del 13 febbraio sono un chiaro segno di un malessere diffuso. Ma soprattutto dimostrano un forte desiderio di partecipazione alla vita pubblica italiana da parte di tanti cittadini, la cui voce dovrebbe essere ascoltata con attenzione dalle istituzioni. Se, come afferma l’On. Gelmini, le liste del PdL hanno il merito di essersi aperte alla società civile con la candidatura di Nicole Minetti, non dovrebbe a maggior ragione un Ministro della Repubblica, per definizione rappresentante di tutti i cittadini italiani, avere il dovere di aprirsi anche a quella parte di società civile che domenica scorsa è scesa in piazza, Times Square compresa?

Grazie per l’attenzione.

* Questo è il testo integrale della lettera inviata al direttore di Repubblica e pubblicata sabato 19 febbraio, in risposta a un’intervista al ministro Gelmini.

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