I manifesti e gli appelli di LeG
Monti, non andare il quel salotto
appello – 4 dicembre 2011
Ricucire l’Italia
27 settembre 2011
Per cambiare davvero. Elezioni, partiti, partecipazione
appello – 12 luglio 2011
Giù le mani dai referendum
27 maggio 2011
Lasciamo il Tricolore alle finestre
18 maggio 2011
L’ora della mobilitazione
2 aprile 2011
La riforma della giustizia non la fanno gli imputati (nè i loro avvocati)!
appello – 21 febbraio 2011
Ascoltate la città. Milano è di tutti
appello – 23 gennaio 2011
Resignation
appello – 20 gennaio 2011
La Rai torni ai cittadini
10 dicembre 2010
Studenti e prof, il primo passo
appello – 3 dicembre 2010
Mai più alle urne con questa legge elettorale
appello – 21 giugno 2010
Giù le mani da via Tasso
27 maggio 2010
2 giugno, festa della Repubblica e della Costituzione
10 maggio 2010
Coi soldi del ponte fermiamo le frane
febbraio 2010
Il vuoto
14 febbraio 2010
Rompiamo il silenzio
7 febbraio 2009
L’Italia è anche mia
25 febbraio 2004
Il manifesto costitutivo
18 novembre 2002


















Capitani coraggiosi e razze umane
Contraddicendo qualsiasi teoria, degna di tal nome, di sociologia, antropologia e psicologia delle masse, l’esimio columnist di Der Spiegel, Jan Fleischhauer, torna a scrivere di razze umane superiori, come quella anglosassone, ed inferiori, come quelle mediterranee, in ispecie quella italica, addirittura mettendo in dubbio che si possa definire come tale, e non solo e soltanto un’accozzaglia di individui bipedi, il cui sport nazionale è il “Bella figura”, in una sequela logorroica, accompagnata da mimiche buffe ed arti superiori mulinanti. Sulle colonne della rivista teutonica, che già ci aveva definito come gente da P38, spaghetti, mandolino e fiasco di vino, egli prosegue, ricordandoci ai suoi connazionali come tipi da spiaggia, gradassi e smargiassi; soprattutto, a differenza di tedeschi ed inglesi, tendenzialmente vigliacchi. Gli italiani, egli asserisce, sono tutti degli Schettino, perchè meravigliarsi del gesto di costui? Persino la crisi finanziaria ed economica attuale è da imputarsi a noi, eurosudisti peninsulari. E’ chiaro ed assodato che questi sono discorsi prima ancora che razzisti e xenofobi, totalmente idioti, dato che non esistono “caratteri nazionali”, ma semmai certe tendenze di comportamento. Potremmo, noi italiani, rispondergli che non ci sarebbe da meravigliarsi che un discorso del genere lo faccia un tedesco, cioè l’appartenente ad un popolo che di pregiudizi razzisti se ne intende a meraviglia; ma evitiamo. Ci sono cretini tedeschi e cretini italiani, se Dio vuole. Comunque, da povero omarino della strada, addirittura del vicolo, io credo che Der Spiegel ci dovrebbe delle scuse. Sulla nave Concordia, il giornalista -chiamiamolo così per convenzione- tedesco, dimentica i tanti comportamenti eroici, sia tra l’equipaggio che tra i turisti; così come omette che tutti gli abitanti dell’isola del Giglio si sono mobilitati per soccorrere i poveri naufraghi della nave da crociera, senza chiedere loro a quale popolo appartenessero. E, tra i vili della marineria italiana, esiste anche un De Falco; è vero che Schettino, purtroppo, su Know your meme, è divenuto, appunto, un “meme”, ma gli si è accostato anche l’ordine perentorio di De Falco, “Vada a bordo, ca…o!”. Dio benedica i teutoni ed imponga, sul capo di Fleischhauer, la Sua mano paterna, pietosa e misericordiosa; spesso, troppo spesso, certi tedeschi non sanno quel che si fanno e che fanno agli altri e dimenticano l’ammonimento di Cristo, circa le travi e le pagliuzze nei globi oculari. A buon intenditore, poche parole, specie in vista della Giornata della Memoria.
Franco Bifani
Con i soldi del TAV, costruiamo case, scuole, biblioteche, finanziamo la cultura del teatro, del cinema, della musica e salviamo dall’affossamento Venezia, progettiamo tante altre iniziative molto più utili che non un tratto di ferrovia di transito verso il metano ed il petrolio dell’Ucraina, da rivendere a tutti meno che a noi italiani.
La nave Discordia
Trovo molte affinità tra la tragica vicenda della nave Concordia Costa e la povera nave -forse sarebbe più esatto definirla “carretta del mare”- che è la nostra Italietta. Da quando, il 26 gennaio del ’94, un comandante inetto, bugiardo e fanfarone, in un messaggio di 9 minuti 9, sul tipo del famoso “discorso della Corona, annunciò la sua “discesa in campo”, per salvarla dall’incagliarsi nelle perfide acque del Mar dei Comunisti – popolato da una fauna e da una flora di coglioni, sporchi, atei e pedofagi- essa è stata trascinata, come la feuille morte della Chanson d’automne di Verlaine, deçà, delà; ha sbattuto contro scogli infidi, è stata arrembata da loschi figuri che ne hanno depredato l’equipaggio, costituito da noi, poveri omarini della strada, umili sudditi del governo di turno. Ne hanno saccheggiato ogni suppellettile, le tappezzerie, le stoviglie, gli arredi, hanno distrutto, nella ciurma, onore e dignità, hanno svilito, vilipeso, avvilito il lavoro onesto e dignitoso di tanti, troppi. Dietro di sé hanno lasciato anche dei cadaveri, di gente morta nel fisico, ma, soprattutto, nello spirito. La povera nave Discordia Italia, dopo aver superato, tra rollii e beccheggi, livide tempeste, procelle tenebrose, uragani violentissimi, sbattuta avanti e indietro, a sinistra come a destra, pare ora arenata su scogli perfidi, che ne hanno squarciata, irrimediabilmente, la struttura. Il comandante e gli alti ufficiali hanno tagliato la corda in tempo, fingendo, addirittura, riottosità e ritrosia; in plancia, sui ponti, nelle stive, nella sala-macchine, per i corridoi, nelle cabine, invasi dall’acqua, putrida e salsa, che essi vi hanno lasciato penetrare, noncuranti, ci sono forse stati episodi di eroismo, come quello di Gianpetroni. Un altro equipaggio ha cercato di mettersi al timone della Discordia Italia, e tenta ora di disincagliarla, tra l’indifferenza compiaciuta di altre navi, al largo, maestose e sicure, nella loro rotta, imperturbabili, ben calibrate e studiate per potersi opporre a qualsiasi mare ed oceano, superbe ed arroganti, nel loro filare sulle onde, sfidando i venti contrari. Però, il comandante e l’equipaggio che hanno portato alla rovina ed alla morte la nave Discordia, insieme con tanti membri dell’equipaggio e parecchi passeggeri, al contrario, si spera, del comandante Schettino e di chi dovrà, con lui, dividere pesanti colpe e gravi responsabilità, si stanno malignamente preparando ad un nuovo, furtivo arrembaggio, ancor più disastroso, per dare il colpo di grazia definitivo a chi ancora è sopravvissuto, insieme alle poche cose che ancora si trovano al loro posto. Ma, come sulla Concordia Costa, così anche sulla nave Discordia Italia, tanti armatori, parecchi alti papaveri in plancia, troppi elementi della ciurma, molti passeggeri, fino all’ultimo, hanno tollerato certe fanfaronate del comandante, certi suoi adeguamenti ad inchini, baciamano, salamelecchi, baci in bocca, abbracci e saluti a chi di dovere; hanno chiuso non uno, ma entrambi gli occhi dinnanzi a deviazioni di rotta infami, deliranti, scellerate. Ed entrambi i nocchieri, nei paesi d’origine, possono contare su vaste masse di difensori e sostenitori, convinti ed accaniti. Ora, come Caifa ed Hanna, si stracciano le vesti e addossano tutte le colpe al Giuda di turno, al capro espiatorio di comodo e gli rifiutano la restituzione delle trenta monete del tradimento di una nazione. Sono improbabili, comunque, impiccagioni, conseguenti a pentimenti e rimorsi per il degrado perpetrato e la compravendita di un Paese, abitanti compresi.
Franco Bifani
Il Governo Monti sta per acquistare 131 cacciabombardieri F-35 della ditta americana Lockheed Martin, con un esborso di almeno 17 miliardi di euro. Esatto: diciassette miliardi. E’ una notizia scandalosa. L’acquisto di questi caccia è da giudicarsi particolarmente detestabile in questo momento; infatti, non risponde ad alcuna esigenza di difesa (il nostro Paese non è minacciato, e risulta così ben armato da potersi permettere “missioni di pace”), consoliderà la dipendenza tecnologica dall’industria miliare americana, e non aumenterà l’occupazione se non in misura irrisoria. Non è tollerabile che in un momento come questo, in cui si chiedono sacrifici a tutti e specialmente ai più deboli, e si cerca di risanare i conti dello Stato, ci si accolli una spesa che corrisponde da sola ai 2/3 dell’intera manovra! Quindi questi contratti, che sono probabilmente il frutto di pressioni, intimidazioni o corruzione, devono essere denunciati e unilateralmente cancellati. Si inizi subito una petizione popolare per fermare questa follia!
Vorrei urlare il mio disappunto a questa Italia che sta sprofondando nell’abisso,nell’oblio del niente…ma come tutte le persone comuni non ho voce in capitolo e dobbiamo,io con la mia famiglia,ma sopratutto la mia Bambina,subiamo inerti ai colpi del potere…ma cosa dobbiamo fare rendere l’anima a Dio?…Un dì credevo di essere un poeta…ma quando è scivolata l’età puerile è rimasta solo la cruda realtà…ma sorridiamo ed andiamo avanti lavorando per la gioia della nostra Piccolina ogni anno con il fardello più pesante…ma chi dovrebbe arrivare in pensione!Fortuna che ho una assicurazione sulla vita così potrei morire felice perché la mia famiglia è salva…parple sparse al vento sulla sabbia ruvida…