Carlassare, “Renzi ha sabotato un’alleanza di vera sinistra. Per conto terzi”

Carlassare, “Renzi ha sabotato un’alleanza di vera sinistra. Per conto terzi”
Nel suo ultimo manuale (Conversazioni sulla Costituzione, Cedam) la costituzionalista Lorenza Carlassare scrive che – se si assume l’implicito che solo alcuni abbiano le capacità per governare – viene messa in discussione l’idea stessa di democrazia.
Professoressa, il “governo dei sapienti”, da Platone in poi è spesso stato riproposto: perché? È una concezione autoritaria del potere. Non bisogna andare molto indietro nel tempo per ritrovarla nella nostra storia. Secondo Alfredo Rocco, padre del codice penale nonché ministro Guardasigilli di Mussolini, lo Stato fascista supera la democrazia perché si riserva “di far decidere i problemi essenziali della vita dello Stato a coloro che hanno la possibilità d’intenderli, sollevandosi sopra la considerazione degli interessi contingenti degli individui”.
L’idea dell’infallibilità di un capo fa paura: per fortuna se il “capo” è Draghi non corriamo alcun pericolo. La concezione acritica del potere però è in sé estremamente pericolosa. Si parla del governo dei migliori: chi sono? Proviamo a ragionare al contrario. Ovviamente nessuno auspica un “governo dei peggiori”: ne abbiamo visti in passato di peggiori, per esempio dal punto di vista della condotta non sempre specchiata, della mancanza di disciplina e onore e perfino della fedina penale macchiata! È giusto, per certi versi perfino ovvio, che si cerchino per i ruoli chiave persone che abbiano capacità e conoscenze. La competenza è indispensabile: personalmente non metterei al ministero dell’Università e della Ricerca una persona che non ha nemmeno la licenza superiore come avvenne non molti anni fa. Però pensare che esista un’élite destinata a governare le masse rompe l’idea di uguaglianza su cui si fonda la democrazia costituzionale.
 
E poi: chi seleziona i migliori? Sulla base di quali criteri? Questo è il punto cruciale che spiega bene perché la democrazia non ha alternative. Oggi ci troviamo in una situazione particolare causata dall’estrema debolezza del sistema politico. La crisi della rappresentanza dipende anche da leggi elettorali che in qualche modo hanno sottratto o attenuato la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, selezionati dai leader dei partiti in base a convenienze e fedeltà. Prima i partiti avevano un radicamento sociale importante e concorrevano alla preparazione della classe politica, formando il personale parlamentare e di governo.  Adesso si bada solo al consenso, qui e ora. 
 
Lei crede alla tecnica che non ha colore politico? Non esistono decisioni neutre: tutte le decisioni sono politiche. Questa crisi è stata alimentata da un soggetto che ha un nome e un cognome, Matteo Renzi, che ha agito per sé e io credo anche per conto terzi: in troppi erano preoccupati dal possibile consolidamento di un’alleanza 5Stelle-Pd per timore di uno scivolamento a sinistra del Paese. Basta vedere come si affannano nel chiedere che le risorse non vengano sprecate nei sussidi. Ma non si tratta di “sprecare”: la Costituzione prevede l’intervento dello Stato in caso di disoccupazione involontaria e anche il diritto a una retribuzione che garantisca al lavoratore una vita dignitosa. 
 
Aboliranno il reddito di cittadinanza? Non credo che la Consulta lo permetterà. La giurisprudenza della Corte negli ultimi tempi ha ben chiarito che la Corte stessa può sindacare le scelte del legislatore in ordine all’allocazione delle risorse alla luce di principi fondamentali come quelli di uguaglianza e solidarietà. Se si oltrepassa la soglia del principio di ragionevolezza nell’abolire misure di solidarietà sociale in momenti in cui crescono disoccupazione e povertà, la Corte potrebbe intervenire. 
 
Cosa pensa del governo di tutti o quasi tutti? Che è impossibile. Ogni decisione è politica: accontenta e scontenta qualcuno, tocca interessi spesso contrastanti, favorendone alcuni e sfavorendone altri quindi non credo che partiti con posizioni diametralmente opposte possano mettersi d’accordo su ogni decisione. Non penso che possa essere efficiente un esecutivo sostenuto da tutti; mi piacerebbe, in questo difficile momento, ma mi sembra complicato. Sarebbe essenziale delimitare un’area politica di sostegno e giovarsi delle astensioni di chi non si oppone.
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Il Fatto Quotidiano, 11 febbraio 2021

3 commenti

  • Ma fatta salva l’uguaglianza di ogni cittadino rispetto a diritti e doveri, è altrettanto evidente che affermare “uno vale uno” sia una sciocchezza, se non si aggiunge “nell’urna” e solo lì!

    Come è evidente che l’onere di guida di una comunità, convenga persino “naturalmente” ai più e meglio dotati tra i suoi componenti, in conoscenze, capacità, rigore morale e culturale, orientamento alla collettivittà.

    Chi seleziona i migliori, oppure, se suona meglio, “i più e meglio dotati”?
    Qualcuno DEVE farlo! per candidature che siano in grado di portare il Paese sulla via di un doveroso progresso continuo.

    Sulla base di quali criteri?
    Sulla base di criteri oggettivi di preparazione, che sia maturata nelle scuole di partito, o pubbliche di alta amministrazione, o autonoma nelle varie articolazioni della società. Ma anche osservando la storia personale tracciabile, che non può mentire come una qualunque campagna elettorale.

    Mentre DEVE ESSERE TASSATIVO che l’accesso all’istituzione principe della Repubblica Democratica, il PARLAMENTO, venga precluso ai mediocri e lestofanti! Anche avvalendosi di una nuova e buona legge elettorale…

    by A. Gramsci: “Il solo entusiasmo giustificabile è quello che accompagna la volontà intelligente, l’operosità intelligente, la ricchezza inventiva in iniziative concrete che modificano la realtà esistente.”

    Paolo Barbieri, La Spezia

  • In democrazia il cittadino è libero ma condizionato. Il condizionamento sarebbe giusto e giustificato se derivasse da un patto sociale predisposto, funzionale e realmente funzionante ad organizzare la società per fare stare il meglio possibile i cittadini.
    Abbiamo, sicuramente, l’evidente contraddizione di tutti i partiti costruiti su principi categorici che si ripromettono di ricevere affidamento senza discussione.
    Ma i costituzionalisti mi sembra intervengano troppo poco a protestare contro il condizionamento strisciante che subisce nella nostra società il cittadino comune. Viviamo in un meccanismo di potere e sudditanza tanto bene inviluppato nelle modalità del vivere, come dire abitudini e comportamenti, da risultare nascosto a chi ci vive dentro inconsapevole. La verità è che siamo molto lontani da una società realmente fondata sul patto sociale. Il patto sociale fu proclamato ma mai accettato pienamente dalla popolazione. Gli speculatori del potere si sono giovati di una modalità che proprio il patto avrebbe dovuto fare decadere e cioè che siamo abituati a considerare ogni relazione tra i cittadini come un processo conseguente dal confronto del potere di ciascuno. Questa eredità del passato permea la nostra vita e condiziona il nostro modo di pensare e si trasferisce dalle modalità quotidiane alle decisioni collettive. Proprio perché il patto di convivenza non è accettato da tutti i detentori del potere politico possono continuare a tradirlo e spesso chi lo tradisce dettando persino regole di propria convenienza è costretto a predisporre enormi apparati pubblici che si dedicano al controllo e alle punizioni dei trasgressori. Il patto sociale ne viene ulteriormente sminuito. Ma è troppo difficile accontentati!

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