Invece Concita/ I miei 18 anni, Camilleri e la speranza

Invece Concita/ I miei 18 anni, Camilleri e la speranza

Grazie a Martina Balbo, 18 anni, studentessa 

«Cara Concita. Il mio nome è Martina.

Ho diciotto anni e frequento la facoltà di Filosofia. Ti scrivo a causa di irrefrenabile, incontenibile bisogno di fare qualcosa ma cosa? Il mio scopo sarebbe cambiare la realtà, ma visto che non ho nessun potere magico mi limito a scrivere sperando che qualcuno possa condividere la mia idea. Mi prendo tutti i rischi di ciò che scrivo e capisco che certi argomenti, trattati da una ragazza della mia età, possano suscitare nelle menti dei più grandi domande come: “Cosa ne sa lei che non conosce ancora tante cose?”.

Però una cosa la voglio dire. Il clima d’ odio che si respira è soffocante e mi sembra di vivere nei libri di storia che studiavo e studio, ma che fino a poco tempo fa mi sembravano solo racconti. Racconti di vita vissuta di cui percepivo la durezza, a tratti il terrore, ma che la maggior parte delle volte sembravano molto distanti da me e dalla mia realtà, perché ritenevo inconcepibile che alcune disgrazie si ripetessero e che alcune osservazioni venissero fatte ad alta voce senza neanche un minimo di vergogna. Oggi che sto crescendo e mi sto guardando attorno, leggo, mi informo e mi rendo conto che mi riguardano. Io, che studio storia tutt’ oggi, ho imparato che qualunque forma di estremismo è negativa poiché la sua degenerazione crea scontento e rabbia. La rabbia genera altra rabbia e l’ odio è la più inevitabile conseguenza. Ho frequentato il liceo a Ventimiglia, la famosa città di confine che negli ultimi anni è apparsa sempre più frequentemente nei titoli dei telegiornali, e di odio e rabbia ne ho vista parecchia. Verso chi? Verso il diverso.

Oggi non vorrei che ciò che i libri di storia testimoniano diventasse realtà e che l’ Italia si scindesse per l’ ennesima volta. È infatti importante che si resti uniti contro l’ odio e l’ intolleranza, magari a costo di sacrificare ognuno qualcosa in prospettiva di un bene comune. Così hanno fatto i nostri antenati che hanno unito l’ Italia. C’ era qualcuno che voleva la Repubblica subito, qualcun altro sognava di creare una federazione e c’ era chi si era battuto perché restasse la Monarchia, però l’ Italia era unita e l’ obiettivo raggiunto.

Le distinzioni tra comunisti e fascisti sono superate e non perché fuori moda, ma perché l’ uomo evolve e con lui la sua capacità di cogliere le sfumature di grigio, perché se si guarda il mondo solo in termini di bianco o nero si trascurano tutte le sfumature di grigio, che sono la maggior parte. Ricordare gli anni bui del nostro paese è un gesto doloroso, seppur necessario per far sì che certi errori non si ripetano più, per far sì che restino solo ( brutti) ricordi.

Cara Italia, vieni in mio aiuto. Io sono giovane e speranzosa. L’ avere speranza è spesso un tratto caratteristico dei più piccoli, eppure domenica sera in televisione un signore di novantadue anni ha detto di voler morire speranzoso. Quel signore era Andrea Camilleri e io vorrei dare anche a lui una buona ragione per avere speranza».

La Repubblica, 31 ottobre 2018 

 

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