Messina/Per una Sicilia meno Palermo-centrica

Messina/Per una Sicilia meno Palermo-centrica

Ringrazio gli organizzatori e l’onorevole Fava per l’invito.

Libertà e Giustizia si occupa di migliorare la cultura politica in Italia attraverso la conoscenza della Costituzione.

In questi anni il circolo di Messina ha condotto molte iniziative con questo scopo ma ha anche cercato di delineare il profilo di una sinistra innovativa e responsabile, un compito cui si dedica con efficacia anche il presidente nazionale Tomaso Montanari.

Da questo punto di vista, farò alcuni esempi di come questo profilo dovrebbe concretizzarsi nel governo della Sicilia.

Occorre rendere la Sicilia meno Palermo-centrica, perché una Sicilia meno Palermo-centrica è una Sicilia meno oppressa dalla politica e dalla burocrazia.

Occorre decidersi sullo Statuto regionale: o esercitiamo sino in fondo le prerogative dell’Autonomia oppure accettiamo il fallimento di questa stagione e iniziamo a discutere con il Governo centrale di rientrare tra le regioni a statuto ordinario. Perché in questo momento abbiamo gli svantaggi di una autonomia mal gestita ed episodica e gli svantaggi di essere alla fine comunque politicamente teleguidati da Roma.

 

Occorre cambiare welfare regionale perché se il lavoro è scomparso, la miseria e il disagio di decine di migliaia di famiglie sono rimasti.

Occorre prendere esempio da casi virtuosi diffusi nella società siciliana. Ne cito solo due: il distretto delle medie imprese di Belpasso e il workers buyout della cooperativa Birrificio Messina.

Occorre affrontare le crisi aziendali in modo innovativo, supportando ogni volta che sia possibile uno sbocco cooperativo, rivolto specialmente al mercato locale.

Occorre considerare i beni culturali come un ecosistema e smetterla con l’idea che gestire il nostro immenso patrimonio artistico consista nell’esaltare il “capolavoro” isolato; occorre invece salvare il contesto che lo rende attraente, e questo significa salvaguardare la continuità architettonica delle nostre città, a partire da piazze e giardini, per ricreare gli spazi del vivere insieme che abbiamo perduto, fare della Sicilia non un percorso museale ma qualcosa di vivo, qualcosa di bello innanzitutto per noi che siamo rimasti a vivervi. In questo modo saranno più numerosi e più soddisfatti anche i turisti che verranno a visitarla.

Occorre vivere l’antimafia come vigilanza continua e come operosa coscienza etica, rimanendo attenti alla facile retorica che vuole anestetizzarla.

 

Occorre soprattutto amministrare con il gusto del contemporaneo: si può guardare la Sicilia nostalgicamente, ma se non la vogliamo ancora più marginale dobbiamo renderla contemporanea nel modo di edificare, di spostarsi e di lavorare.

Piuttosto che sprecare tutta questa intelligenza siciliana nella discussione politica, occorre mettere in moto le energie che in Sicilia ci sono e che sono disponibili per una nuova fase di modernità che speriamo si apra.

 

(*) Intervento di Santi Di Bella (coordinatore di LeG Messina) in occasione dell’incontro dell’onorevole Claudio Fava, candidato alla Presidenza della Regione Sicilia, con associazioni e movimenti di Messina impegnati nel sociale e nella cultura, svoltosi il 23 settembre 2017.

1 commento

  • Ci chiediamo: perchè pare che nessuno mai tra i candidati alla presidenza della Regione o tra gli aspiranti a Sala d’Ercole nessuno mai parli di grossi privilegi alla gerarchia cattolica; soldi alla scuola da essa gestita; interventi vari su beni ecclesiastici; imposte non pagate e via discorrendo? Perchè verosimilmente nessuno tra questi signori lamenti il massiccio intervento di tale gerarchia su aspetti, affari prettamente di competenza politica e non religiosa, come del resto fan bene le altre confessioni del credo cristiano? E se poi fosse vero che tale gerarchia forse si occupi molto di attribuzioni di voti? Se tutto ciò fosse vero, come la mettiamo con la laicità dello stato e non con la sua sudditanza all’antistato? La gente certe domande ormai incomincia a porsele!!

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