Referendum/Lettera ai docenti dell’Università di Messina

Referendum/Lettera ai docenti dell’Università di Messina

Cari Colleghi e Amici,

Vi prego di scusarmi per quello che potrebbe sembrare un atto di presunzione o, peggio, di arroganza, e comunque un tentativo di indebita intromissione nelle Vostre scelte personali, che, quali che esse siano, certamente rispetterò.

Avverto tuttavia il dovere civico di invitare a una precisa scelta politica. Quanti di Voi non avessero ancora maturato una qualche decisione, chiedendo di schierarvi dalla parte del “NO nella vicenda del referendum costituzionale, avendo a mia volta maturato la convinzione che le modifiche proposte dal Governo renderanno ancora più complicata l’attività legislativa del Parlamento e la vita politica del nostro Paese.

Non senza considerare che in realtà esse appaiono chiaramente funzionali per favorire il Governo in carica, che se n’è fatto promotore e strenuo difensore, e che invece avrebbe dovuto avvertire la sensibilità di rimanere assolutamente estraneo a una vicenda che è di stretta competenza parlamentare, come fecero i governi che succedutisi in Italia durante i lavori dell’Assemblea Costituente.

Non c’è in questa circostanza un mio interesse di alcun genere, men che meno politico, non militando in alcun movimento o partito; vi è soltanto l’amore per il nostro Paese e per il sistema liberaldemocratico che lo governa da oltre mezzo secolo, e che rischia di uscire fortemente vulnerato se la riforma costituzionale andasse in porto.

E, pensando a questa eventualità, mi sono reso conto che, proprio questa volta, non potevo stare a guardare senza dire o fare quel poco che posso fare, cioè esprimere chiaramente il mio pensiero a Voi tutti, che rappresentate la parte più acculturata e sensibile della nostra società.

Non entro nei dettagli della riforma, che chiamerei meglio “deforma”, costituzionale, perché credo che tutti Voi, anche chi non ha ancora maturato un
preciso orientamento ed è rimasto sin qui estraneo al dibattito in corso, ha ormai una chiara conoscenza dei punti fondamentali in discussione e delle motivazioni e delle critiche rispettivamente portate per legittimarli o per contestarli.

Preferisco soffermarmi sulle ingiuste accuse di conservatorismo, se non di misoneismo, di ostilità preconcetta a ogni cambiamento, rivolte ai sostenitori del “NO”, da chi ha interesse a fare passare queste modifiche nonostante le riconosca imperfette e ulteriormente revisionabili.

Come ogni persona di buon senso, anch’io credo nell’opportunità di ammodernare in qualche punto la carta fondativa della Repubblica, perché possa meglio rispondere alle nuove esigenze generalmente avvertite dalla comunità nazionale; ma è forte in me la convinzione che queste modifiche rispondano esclusivamente a un mediocre ed egoistico calcolo politico.

Né mi convince la tesi che una riforma imperfetta sia sempre meglio di nessuna riforma: “cambiamento” non significa necessariamente “miglioramento”, e l’avvenire non è sempre migliore del passato, come l’esperienza storica dell’Italia si è purtroppo incaricata di dimostrare.

Consentitemi in proposito di citare un pensiero di Benedetto Croce, su cui vale la pena riflettere, genericamente riferito ai mutamenti istituzionali; «Ogni istituto, che si riformi o si crei a nuovo deve, per vivere, diventare interesse dei singoli, sentimento affetto, ricordo, speranza, idolo, poesia. E, concretandosi a quel modo, certo correrà il rischio di diventare altresì, un giorno, egoistico e antiquato; ma questa è la sorte di tutte le cose umane. E morirà, certamente, un giorno; ma avrà vissuto».

Credo che, nemmeno agli occhi di coloro che l’hanno voluta e continuano a difenderla, la Costituzione “deformata” che ora ci viene proposta, con le sue norme prolisse, pasticciate e ai più incomprensibili, possa aspirare a presentarsi come “sentimento, affetto, ricordo, speranza, idolo, poesia”, com’è stato invece per la Costituzione del 1948, che ha riportato l’Italia a essere voce autorevole e rispettata nel contesto internazionale

In un tempo così povero di passioni, quando le idee non riescono a diventare ideali, e questi degradano nelle convenienze, mi sembra davvero difficile radunare il popolo, i cittadini, intorno a un progetto come questa “deforma”, alla quale considero un dovere quello di opporsi, perché’ ferisce profondamente gli equilibri connaturati a una democrazia liberale, il cui fondamento è la sovranità popolare che si esprime in un libero Parlamento, eletto dai cittadini a suffragio universale e diretto (art. 56 e 58 Cost.), con voto personale, eguale, libero e segreto (art. 48 Cost.); quando invece, a tacer d’altro, il nuovo Senato, che tuttavia conserverebbe importanti funzioni legislative, è destinato a essere eletto dai consiglieri regionali, i politici più screditati del panorama politico italiano degli ultimi decenni.

Ed è per questo che, pur non avendo alcuna autorità in campo politico o giuridico, ma solo l’affetto e il rispetto che sono stato in grado di guadagnarmi in tanti anni di lavoro accademico dalla benevolenza dei Colleghi, ho pensato di rivolgermi con questa lettera a chi è ancora indeciso, invitandolo a impegnarsi coi colleghi che hanno già scelto il “NO”, per evitare il degrado della vita pubblica che inevitabilmente conseguirebbe all’approvazione referendaria, che ci allontanerebbe dai valori che hanno presieduto alla nascita della nostra Costituzione.

La quale, nonostante tutto, continua a sembrarmi “LA PIÙ BELLA DEL MONDO”, pur potendo subire, come tutte le cose umane, una qualche revisione, secondo l’insegnamento crociano per il quale occorre conservare ciò che va conservato, e cambiare ciò che va cambiato, purché conservazione e cambiamento siano finalizzati a tutelare e accrescere, e non a limitare, gli spazi della Libertà.

Messina, 16 Novembre 2016

(*) Girolamo Cotroneo, professore emerito di Storia della Filosofia all’Università di Messina, e già presidente della Società Filosofica Italiana e della Società Italiana di Storia della Filosofia.

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