I trucchi di Erdogan per vincere le elezioni di domenica: tv oscurate, ora legale e blitz

I trucchi di Erdogan per vincere le elezioni di domenica: tv oscurate, ora legale e blitz

Mancano quattro giorni alle elezioni anticipate in Turchia, vitali per il futuro del Paese e fondamentali per il destino del Presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdogan. Il capo di Stato, pur senza aver preso parte direttamente ai comizi, sta facendo sentire la sua presenza, soprattutto per quanto riguarda limitazioni alla libertà di stampa, ma anche con decisioni ai limiti del bizzarro.

Reti oscurate

Secondo i quotidiani di opposizione, è da addebitare al presidente il provvedimento di escludere da Turksat, l’unico operatore di comunicazione satellitare del Paese, sette emittenti televisive, tutte più o men riconducibili al filosofo islamico Fetullah Gulen, che guida una corrente della destra islamica turca contrapposta a quella di Erdogan e che da finanziatore è diventato il più grande nemico dell’ex primo ministro. Fra i canali non più raggiungibili, c’è anche Yumurcak, un canale per bambini. Segno che, oltre all’obiettivo di censurare c’è anche quello di colpire economicamente. Non è andata meglio al settimanale di inchieste Nokta, che ha visto il sito oscurato a causa di alcuni articoli su dissapori all’interno dell’Akp, il Partito islamico-moderato per la Giustizia e lo Sviluppo al potere in Turchia.

Orologi impazziti

Di certo è opera di Erdogan la decisione di spostare di due settimane l’entrata in vigore dell’ora solare, prevista per lo scorso 25 ottobre. Il timore del capo dello Stato era che meno ore di luce potessero condizionare le operazioni di voto, soprattutto in Anatolia e nell’est profondo del Paese, dove l’Akp è più forte. Una mossa che ha creato non pochi disagi ai cittadini e che potrebbe costare al Paese svariati milioni di euro.

La polizia in redazione

Un’escalation di limitazioni, quella vissuta dal gruppo editoriale Koza Ipek, editore di due televisioni, Kanalturk e Bugun tv, fra le sette messe fuori satellite, e di due quotidiani, Bugun e Millet, non particolarmente diffusi ma dall’orientamento decisamente non filo-governativo. Lunedì la magistratura li ha messi sotto amministrazione controllata, affidando la gestione a manager provenienti da ambienti chiaramente vicini a quelli del presidente. Martedì la polizia ha fatto il suo ingresso negli uffici del gruppo e mercoledì addirittura negli studi televisivi, con il conduttore che ha dovuto avvisare i telespettatori dell’imminente irruzione.

La situazione non era molto più tranquilla fuori dagli studi, dove centinaia di persone, soprattutto del Mhp, il Partito nazionalista, protestavano per l’occupazione dei canali e sono state prese a lacrimogeni e lanci di idrante dalle forze dell’ordine.

Minuti contati

Se Erdogan non si è fatto vedere durante i comizi, di certo non ha limitato la sua presenza sulla tv di Stato, la Trt. Secondo dati di cui è entrato in possesso il quotidiano Zaman, negli ultimi 25 giorni, al presidente sono state dedicate per 29 ore di presenza in video, appena una in meno dell’Akp. I repubblicani del Chp hanno totalizzato 5 ore, mentre il partito curdo Hdp, la rivelazione delle scorse elezioni, appena 18 minuti.

 La Stampa, 29.10.2015

 

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