Dichiarazione del Movimento Europeo in Italia

SpinelliCon il voto del 5 luglio, i greci hanno garantito la stabilità politica interna, hanno confermato la loro appartenenza all’Unione e all’Eurozona, hanno chiesto al loro governo di negoziare un accordo equo per garantire lo sviluppo sostenibile del paese nel quadro di un’Unione democratica e solidale. (…) Tutti hanno giocato per difendere interessi particolari e nessuno si è assunto la responsabilità di difendere il progetto europeo nel suo insieme. (…) Con l’eccezione di una parziale e graduale unione bancaria e dell’irrigidimento dei controlli sui bilanci nazionali, l’Unione europea non ha ideato un sistema complessivo di governance economica, un nuovo modo per affrontare gli squilibri tra il nucleo centrale sviluppato e la sua periferia meno evoluta; non si è occupata sistematicamente di promuovere realmente la crescita economica.

E’ evidente che una grave crisi politica e sociale travolgerà non solo i paesi che hanno accettato i vincoli dell’Unione economica e monetaria, ma tutta l’Unione europea se essa non deciderà di rafforzare la sua integrazione politica a partire dagli stati e dai popoli che lo vorranno e creando un sistema inedito di membri associati a un nucleo federale per salvaguardare il mercato interno e il patrimonio delle realizzazioni comunitarie.

La crisi dell’Eurozona non è monetaria, non è iniziata con la crisi greca ma molto prima, quando è stata creata un’unione monetaria senza Unione economica e in mancanza del vincolo temporale dell’unione politica. La mancanza di coordinamento e i piani di salvataggio – condizionati dall’adozione di drastiche riforme strutturali – non hanno reso compatibili le esigenze del rigore finanziario rivendicate dai paesi ricchi (e diventati più ricchi grazie alla crisi) e della crescita economica dell’Unione nel suo insieme.

Un’altra via di uscita è possibile.

Essa consiste nel correggere gli squilibri del progetto iniziale dell’Unione economica e monetaria e nel completare e aggiornare e riformare il Trattato di Lisbona (…). Il federalismo è la sola via per evitare una crisi drammatica che sacrificherebbe un’intera generazione. Questo federalismo “di necessità” creerà una vera Europa politica e sociale, le cui istituzioni garantiranno un giusto equilibrio fra le politiche monetarie e di bilancio, la stimolazione dell’attività economica e la coesione sociale rafforzata. (…)

Il 9 luglio 1980 Spinelli creò a Strasburgo il Club del Coccodrillo, che aprì la stagione costituente nel primo Parlamento europeo eletto. E’ venuto il momento di creare un nuovo e più ampio Club del Coccodrillo che associ esponenti del mondo della politica, dell’economia e del lavoro, della cultura e della società civile, elaborando idee sul contenuto del progetto federale, sul metodo e sull’agenda da sottoporre con la forma di un’inedita iniziativa di cittadini europei al Parlamento europeo e alla Commissione, in vista della celebrazione dei sessanta anni dalla firma dei Trattati europei nel marzo 2017 a Roma.

Roma, 6 luglio 2015

 

2 commenti

  • È venuto il momento che i cittadini EUROPEI prendano nelle loro mani il proprio destino.
    Non è più tempo di Club.
    Altiero Spinelli ha seminato bene, ma chi gli è succeduto ha raccolto molto poco.
    La “dottrina” di Jean Monet (formazione dell’abitudine alla cooperazione mediante regole e accordi economici – vedi N. Urbinati 8/7/2015) ha avuto il merito di un lungo periodo di pace in Europa.
    Il processo, però, non si è solo interrotto ma è in una pericolosa fase involutiva (dall’egoismo na-zionalistico e dal populismo più bieco i più catastrofici vedono la possibilità della guerra, ed esempi di guerra non mancano!).
    È necessario alzare la bandiera dell’UTOPIA. La volontà POLITICA costituente!
    Questo però, deve essere chiaro a tutti, non possiamo chiederlo a capi di stato e di governo forte-mente “interessati” a conservare il loro potere nazionalistico e a mantenere le loro finte sovranità, con buona pace dei cittadini tutti. Anche i nostri rappresentanti al Parlamento EU non mi sembrano motivati a rompere lo stato di conveniente conservazione.
    Ecco la necessità di avviare, in fretta, un’azione dal basso. I cittadini di tutta EUROPA devono es-sere mobilitati su un progetto che potrebbe essere: eleggere il prossimo parlamento EUROPEO con mandato COSTITUENTE.
    Chi può innescare un processo virtuoso, in Italia e nelle altre nazioni europee, se non associazioni come il CIMI, Libertà e Giustizia, e tutta una rete di altre associazioni sparse per tutta Europa sinceramente europeiste?
    Aspetto risposta a questa domanda!

    Ciao, Alberto.

  • La vicenda greca conferma come il vizio di origine della posizione di Tsipras sia stata quella di non aver prospettato, neppure come extrema ratio, l’uscita dall’euro. Dire di voler trattare le condizioni, senza dire che cosa si farà se l’interlocutore dirà di no, è velleitarismo. Questo ha portato ad una pessima gestione di un referendum vinto (una “vittoria mutilata”) a partire dalle dimissioni di Varoufakis. La debolezza della posizione è peraltro condivisa da tutta (o quasi) la sinistra europea, che, preoccupata solo dal “politically correct”, si dice europeista a tutti i costi per paura di sembrare nazionalista, così abbandonando alle destre (o ad altri populismi) le parole d’ordine come “basta euro” che dovrebbe fare sue. Se l’Europa, con le sue regole, è divenuta il cavallo di Troia del neoliberismo, allora l’Europa non è la soluzione, ma il problema. Se, come vorrebbero gli europeisti “a oltranza”, oggi questo Parlamento Europeo (con queste maggioranze) fosse sovrano, in che cosa sarebbero diverse le sue politiche da quelle attuali dei governi e della Commissione?

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