Prove tecniche di Coalizione Sociale

CollaborazioneLa rappresentante degli studenti chiede che le case confiscate alla mafia siano riconvertite in alloggi per studenti fuori sede. Chi si occupa di migranti parla del “baratto delle lingue” dove gli italiani insegnano l’italiano e i migranti l’arabo. Gli addetti alle scenografie dell’ex Valle Occupato diventano falegnami che trasformano legno di recupero in mobili. Gli occupanti di alloggi pubblici degradati stanno cercando un accordo con gli edili espulsi dalla crisi, per ristrutturazioni solidali e studiano piani di edilizia sociale in modalità di auto-costruzione. Altri cercano artigiani sfrattati dall’aumento degli affitti per offrire spazi  liberi di un edificio riutilizzato, in cambio di insegnamento del mestiere a disoccupati e rifugiati. Mentre c’è chi ha organizzato scuole popolari per ridurre il divario scolastico e combattere la dispersione nelle periferie, anticamera di storie criminali che finiscono sempre male.
Sono tanti i progetti di mutualismo, che vengono illustrati nella prima riunione della Coalizione Sociale di Roma, per favorire l’incontro tra chi ha un progetto concreto e chi vuole dare una mano. Senza l’ingombro delle ideologie, ma con l’ambizione di trasformare la solidarietà in aiuto orizzontale, vista la progressiva riduzione di quello che le istituzioni  dovrebbero garantire.
Il taglio è molto “greco”, cioè potenziare o attivare “gruppi di scopo” che portino la militanza fuoriuscita dai partiti  dentro i bisogni, per poi sollecitare i partiti con prototipi di soluzioni sperimentali.
Una progettualità sociale tutta orientata a  ridurre i danni delle diseguaglianze, ampliate da chi ha speculato sulla crisi, ma anche a fornire occasioni di incontro e collaborazione tra persone completamente diverse, che hanno deciso di non aspettare le promesse dei politici, ma di esercitare la propria cittadinanza nel mutualismo, questa strana sintesi tra volontariato e militanza.
Tutti sperano che così si possa finalmente capire che la Coalizione sociale non è un partito, ma una risposta concreta e disinteressata per sollevare chi sta peggio. Una mobilitazione di associazioni e cittadini che insieme cercano la forza che non hanno operando separatamente.
Tutti consapevoli che c’è una parte di società in “codice rosso”, che ha urgente bisogno non di austerità, ma di opportunità. Soprattutto nel lavoro. E quando si sentono dire che non ci sono i soldi per ricollocare gli espulsi, gridano: la vostra corruzione è la nostra precarietà.
Proviamo a batterci per la dignità. Proviamo coalizzati.
(*) Massimo Marnetto è coordinatore del Circolo LeG di Roma

1 commento

  • Salve Massimo , mi colpisce una frase: “l’ambizione di trasformare la solidarietà in aiuto orizzontale, vista la progressiva riduzione di quello che le istituzioni dovrebbero garantire.” Le nostre istituzioni sono ispirate da quella solidarietà , dobbiamo batterci perchè lo siano fattivamente. Mi sembra che la direzione della Colaizione sociale sia quella giusta. Penso sia cruciale avere in testa che non bisogna soltanto “supplire” all’assenza delle istituzione nel breve termine, ma anche nel più medio termine, queli che suppliscono _sono_ l”istituzione. Insomma con i progettoi condivisi riprenderci le istituzioni.

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