Un cammino con molte ombre e poca chiarezza

incontro_Pisa_su_costituzioneE’ piena la saletta al piano terra della Domus mazziniana. Semplici cittadini venuti qui a capire cosa sta succedendo o potrebbe succedere alla nostra Costituzione. Al profumo dei vecchi libri di argomento risorgimentale, che tappezzano le pareti, si mescolano le parole chiare e precise del prof. Saulle Panizza. Ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Pisa, autore di numerose pubblicazioni volte alla divulgazione e spiegazione della nostra Carta costituzionale, con particolare riguardo ai più giovani, il prof. Panizza ci presenta il quadro del progetto “Boschi-Renzi” che con cammino lungo ma in corso (già una prima approvazione vi è stata nell’agosto 2014 e una seconda nel marzo 2015) ha intenzione di cambiare oltre 40 articoli della Costituzione Italiana. Parla da tecnico il prof. Panizza, il giudizio politico scaturisce da sé.

La riforma non irrobustisce la rappresentanza democratica. Perché?

Con l’abbandono del bicameralismo la Camera dei Deputati rimane identica mentre il Senato si trasforma in 100 membri non eletti ma rappresentanti di secondo grado delle Istituzioni territoriali (95) più 5 nominati dal presidente della Repubblica (e gli ex presidenti della Repubblica, solo una disattenzione non averli inseriti nei 100?). I senatori pertanto non rappresenterebbero più la nazione e perderebbero la possibilità di esprimere la fiducia al governo (eppure siamo in un sistema parlamentare!). Un Senato “fluido” quindi, che cambierebbe composizione nel corso della stessa legislatura di pari passo con le elezioni regionali o locali (e quindi anche in corso di approvazione di una legge) con componenti non retribuiti ma dotati di immunità parlamentare.

Passano da 50.000 a 150.000 le firme necessarie per farsi promotori di un disegno di legge di iniziativa popolare.

Nascono nuove forme di referendum: per quello abrogativo, se i richiedenti superano le 800.000 firme, il quorum di validità si abbassa tenendo conto della percentuale dei votanti alle ultime elezioni. Il meccanismo dà sicuramente maggiori garanzia di successo ma rischia di abbassare troppo i termini di validità democratica.

Soppressione definitiva delle Provincie: il termine viene eliminato da tutti gli articoli della Costituzione.

La riforma non incrementa il ruolo delle garanzie. Perché?

Il cuore di una Costituzione, come è stata intesa e concepita negli ultimi secoli, è quello di rappresentare un freno al potere. Nell’attuale ordinamento italiano questi bilanciamenti sono costituiti dal Presidente della Repubblica, dalla Corte costituzionale e dalla Magistratura. Quest’ultima non viene toccata dalla riforma, benché la recente approvazione della responsabilità civile dei magistrati non rappresenti di certo un suo rafforzamento.

Riguardo al Presidente della Repubblica, vi è certamente un indebolimento riguardo alla sua elezione. Dal procedimento attuale, che vuole dopo il terzo scrutinio almeno una maggioranza assoluta dell’assemblea (di circa 1000 componenti), si passerebbe ad un’assemblea senza delegati regionali e con soli 100 senatori (quindi 730 componenti) che dal settimo scrutinio in poi può eleggerlo con i 3/5 dei votanti (non dei componenti). E’ chiaro il rischio che, anche alla luce del premio di maggioranza dato dalla nuova legge elettorale ad un solo partito, questo sia in grado di avere largamente i numeri per eleggersi il proprio Presidente.

Il supplente del Presidente della Repubblica sarà il Presidente della Camera, il quale però non potrà, in caso di supplenza in corso, presiedere le camere in seduta comune; in questo caso la presidenza delle camere sarà tenuta dal Presidente del Senato ma attuando le procedure parlamentari della Camera, delle quali potrebbe non essere perfettamente a conoscenza.

L’impressione che alcuni punti della riforma siano frutto di redazione affrettata si insinua sempre più tra i presenti..

La Corte costituzionale potrà esprimere un giudizio sulle leggi mentre ora è solo un giudice ex post. Che male c’è? Potrebbe ridursi a consigliere del potere con fenomeni di cortocircuiti istituzionali allorquando, per esempio, si dovesse esprimere in maniera preventiva sulla legge elettorale!

Tiriamo un respiro, ci accomodiamo meglio sulla sedia e ci chiediamo: se non fa certe cose la riforma, ma allora cosa fa?

Esce rafforzato il potere dell’esecutivo. Il governo ottiene la fiducia da una sola camera per giunta eletta secondo le regole dell’Italicum.

Un disegno di legge che sta particolarmente a cuore al Governo avrà la priorità sull’ordine del giorno dei lavori parlamentari. Il potere d’inchiesta del Senato sarà ridotto.

Su proposta del Governo la legge dello Stato potrà intervenire anche in materie normalmente non riservate alla legislazione statale con pregiudizio dell’autonomia legislativa delle Regioni.

Non sono previste, per contro, forme di rafforzamento del controllo sull’operato del Governo.

Questo è quanto ci viene servito, il dibattito in sala sgorga di conseguenza spontaneo, lungo, fragoroso.

E’ opinione di molti presenti che la riforma, benché non dichiarato apertamente, vada nella direzione di cambiare l’attuale forma di governo. Il potere legislativo ne esce fortemente indebolito a vantaggio di quello esecutivo. Si può certamente osservare che tale crisi è in parte colpa delle stesse assemblee legislative, se è vero che ogni anno almeno trenta leggi sono dichiarate incostituzionali, che spesso la stessa fine la fanno le leggi regionali e che la vita media delle leggi è ad oggi di gran lunga inferiore ad una volta, spesso con continue revisioni e proliferazioni.

Certamente la soluzione avrebbe potuto andare in direzione diversa, considerando che il processo legislativo attuale non è così lento (solo un quarto delle leggi vengono approvate con più di un doppio passaggio) e di frequente ciò è servito a migliorarle. Con il nuovo Senato l’iter di approvazione si arricchirà di nuove combinazioni perché alcune leggi saranno approvate da entrambe le camere, altre dalla sola Camera ma il Senato potrà chiedere di intervenire e altre ancora seguiranno nuove modalità, che nell’attuale agone politico potrebbero dare luogo a non poche complicazioni.

Abbiamo finito. Qualcuno si alza e dice: ora è tutto chiaro ma potevano dircelo prima!

Il pensiero corre subito agli organi di informazione che spesso preferiscono il commento politico, magari urlato, ad una informazione chiara sulla quale poi ciascuno possa, politico e non, fare il suo commento. Ed anche alla politica non sempre attenta ai tecnici, al valore delle parole, al senso di responsabilità di ciò che fa.

 

 

5 commenti

  • Sig Del Santo,

    ormai ce lo hanno detto mille volte che la Costituzione corre pesanti rischi di stravolgimento! Non passa giorno che senza trovare un editoriale, un articolo, una nota, un’intervista di qualche esperto che ci riferisce, dal proprio punto di vista, su questi pesanti interventi architettati da un Parlamento eletto/nominato con una legge che la Corte Costituzionle ha delegittimato.

    Chiedo con la massima umiltà, ma anche con la massima insistenza e perseveranza, che si abbandoni l’analisi sui rischi e si vada a cercare insistentemente la via per impedire questo intervento inopportuno.

    Perchè, come suggerisce il prof. Zagrebelsky:
    “La nostra Costituzione – ripeto: se la sappiamo leggere – è come un serbatoio che racchiude quelle energie, alle quali possiamo attingere nei momenti di difficoltà.” (G. Zagrebelsky),
    la Costituzione ha in sè gli strumenti per impedire tutto questo!

    E ancora il prof. Zagrebelsky:
    “La Costituzione vive dunque non sospesa tra le nuvole delle buone intenzioni, ma immersa nei conflitti sociali. La sua vitalità non coincide con la quiete, ma con l’azione. Il pericolo non sono le controversie in suo nome, ma l’assenza di controversie. Una Costituzione come la nostra, per non morire, deve suscitare passioni e, con le passioni, anche i contrasti. Deve mobilitare” (G. Zagrebelsky).

    La Costituzione consente ancora, ma non sappiamo per quanto tempo ancora, la Democrazia Diretta Propositiva, che esercitata dalla Sovranità Popolare Realizzata, npon solo enunciata, ci consentirebbe di cambiare verso alla riforma e al Paese!

    Mi rivolgo a Voi, a tutte quelle associazioni, comitati, coordinamenti, reti che si richiamano alla Costituzione, basta analisi, lamenti e commenti! passiamo al progetto operativo!

    Una bozza è pronta e in attesa di contributi migliorativi, di adozione e di autori!

    Ma diamoci una mossa, altrimenti la Costituzione, come Sagunto, morrà mentre i suoi amici discuteranno la miliardesima analisi!

    Auguri Costituzione!

  • In effetti, ricollegandomi alle ultime parole di Matteo Del Santo, abbiamo capito molte più cose in due ore di conferenza-dibattito con il prof. Panizza che in anni di dibattiti televisivi e giornalistici. In particolare è parso finalmente chiaro a tutti che il vero obiettivo di queste riforme (Costituzione + legge elettorale) consiste nel rafforzamento dell’esecutivo a scapito degli altri poteri, in primis di quello legislativo. Vi ringrazio quindi per la bella e utile serata del 10 giugno, e spero che ce ne siano tante altre in futuro.

  • Sig Alfano,

    evidentemente lei è un po’ distratto se ha dovuto aspettare il il 10/06 per capire.

    E se perderemo ancora tempo a chiarire le idee a tutti i distratti, non sarà più un rischio il rafforzamento dell’esecutivo a scapito del legislativo, e magari in seguito ache del giudiziario, ma sarà una realtà che capiremo sulla nostra pelle, senza bisogno di colte spiegazioni.

    Anch’io spero che ci possano essere ancora tante serate in futuro a parlare della Costituzione al presente e non nostalgicamente al passato.

    Auguri anche a lei sig. Alfano oltre che alla Costituzione, che pare avviata a scoprire estimatori quanto più il rischio sale d’intensità.

    Ma adesso che ha capito, si dia una mossa concreta e reale per impedire che accada!

  • Salve signor Barbieri, guardi che io parlavo in generale, sottolineando l’utilità e l’efficacia – per chi era presente in sala – della “lezione” del prof. Panizza, a differenza di centinaia (forse migliaia) di dibattiti televisivi ed articoli di giornale. L’aspetto più preoccupante, e anche un po’ triste, è che l’età media dei presenti all’incontro era piuttosto alta. Guardandomi intorno ho capito di essere probabilmente il più giovane tra gli astanti, e ho più di quarant’anni! Certo, come si suol dire, gli assenti hanno sempre torto, e tuttavia se la Costituzione e la democrazia interessano solo ai “vecchietti”, penso che la strada sarà molto dura.

  • Sig. Alfano,

    se si arriva alla soglia dei 40 senza conoscere la Costituzione e senza aver sviluppato una sana sensibilità per questi temi, non è certo per caso, ma per lucide scelte politiche, economiche e commerciali.

    E’ facile intuire che uno strumento efficacemente pervasivo come la TV, usata lucidamente per perseguire l’emancipazione di una Cittadinanza, invece che a piegarla ad una regressione culturale consumistica, avrebbe potuto diffondere ben altra consapevolezza.

    Se invece di portare sugli schermi piazzisti squalificati, avessero avuto spazio persone come il prof. Panizza, capaci di interessare e avvincere gli ascoltatori, come dovrebbe essere per ogni insegnante, il livello qualitativo medio della Cittadinanza, e di conseguenza anche quello della politica, sarebbe ben diverso.

    Ma la realtà è questa ed io sono un po’ risentito con i “professori” e con coloro che si spendono da mesi e anni a diffondere consapevolezza costituzionale, invece di focalizzare la loro attenzione e la loro proposta su come evitare concretamente i rischi di controriforme e su come cambiare i destini dl Paese, esercitando quegli articoli della Costituzione che ancora consentono la Democrazia Diretta Propositiva.

    Pare non vogliano vedere che la Sovranità Popolare Realizzata, non solo enunciata, esercitando la DDPropositiva potrebbe surrogare un Parlamento di una mediocrità assoluta, dove al posto del prof. Calamandrei e dei suoi simili, bivaccano inqualificabili come Razzi e Scilipoti e sodali e padrini dei pregiudicati Cuffaro e Cosentino, Genovese e de Gregorio, Dell’Utri e Previti.

    Non mi resta che ripetere la conclusione:

    Mi rivolgo a Voi, a tutte quelle associazioni, comitati, coordinamenti, reti che si richiamano alla Costituzione, basta analisi, lamenti e commenti! passiamo al progetto operativo!

    Una bozza è pronta e in attesa di contributi migliorativi, di adozione e di autori!

    Ma diamoci una mossa, altrimenti la Costituzione, come Sagunto, morrà mentre i suoi amici discuteranno la miliardesima analisi!

    Auguri Costituzione!

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