Regionali/La questione morale in periferia

de luca caldoroMancano solo « Genny ‘a carogna » e « Giggino ‘o drink », dicono i nemici di Vincenzo De Luca guardando le liste elettorali messe insieme dal «mai rottamato» sindaco di Salerno che corre alla conquista della Campania. E snocciolano un elenco sempre più lungo di figure più o meno impresentabili: dal fascista nostalgico che andava in pellegrinaggio sulla tomba del Duce e bollò tre gay «questi mi fanno schifo», ai riciclati dalla lunga carriera vissuta all’ombra di Nicola Cosentino, dalle mogli di potentissimi padroni delle tessere forzisti in perenne transumanza da un partito all’altro fino a personaggi ai confini tra la mala-politica e la mala-vita.
Presenze che, via via che si avvicinano le elezioni ed emergono nuovi nomi e nuovi curricula , alimentano a sinistra un imbarazzo crescente. Al punto da spingere una giornalista nemica della camorra e in questa veste eletta in Parlamento dal Pd, Rosaria Capacchione, la quale solo due anni fa aveva detto all’ Unità «nel Pd non ci sarà mai un caso Cosentino», a riconoscere: «Su certi temi abbiamo abbassato un po’ la guardia». Di più: «Troppo facile dire “aspetto la Procura”, non si può lasciare il giudizio politico sui candidati solo alla magistratura». Roberto Saviano è andato più in là: «Nel Pd e nelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra , indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il Pd nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata».
L’ ex sindaco di Salerno, che non ama le critiche e in uno sketch televisivo invitava a lasciare i giornali in edicola per comprare piuttosto «una zeppola, una frolla, una riccia, una sfogliata…», ha risposto che lo scrittore «ha detto un’altra enorme sciocchezza: non accetto lezioni sul versante della lotta alla camorra».
Sarà… Ma certo non può essere liquidato con una battuta il tema che sta squarciando la sinistra campana e non solo, al punto che ieri Rosy Bindi ha fatto sapere che prima del voto esaminerà i nomi di tutti i candidati nelle liste regionali e farà sapere quali sono gli impresentabili, cioè quelli in qualche modo legati al voto di scambio.
Un avvertimento che non riguarda solo il Partito democratico, vista la presenza di altri nomi discussi anche in altri partiti, altre regioni, altre elezioni… Ma che, dati i rapporti sempre più tesi dentro il Pd, pare l’avvisaglia di un altro scontro interno sulla questione morale. Tanto più che lo stesso candidato democratico campano è un’«anatra zoppa» a causa della condanna in primo grado per abuso d’ufficio. La legge Severino è lì: una tagliola. E il tema minaccia d’essere cavalcato anche dal sindacato, deciso ad aver la pelle di Renzi per non rischiare di cedere la propria.
«Ci sono candidati che mi imbarazzano e che non voterei neanche se costretto», ha riconosciuto l’altro giorno il premier e segretario, scaricando la colpa sugli alleati del suo aspirante governatore e rivendicando comunque che «le liste del Pd sono pulite». «Io non ne sapevo niente. Una lista l’hanno presentata alle due di notte del Primo Maggio», avrebbe confidato De Luca.
Ma il tema è: come è possibile che dopo tante accuse, denunce, inchieste e condanne che parevano aver messo a nudo certi mestieranti della partitocrazia; dopo tante promesse e assicurazioni di rottamatori più o meno improvvisati e sinceri; dopo tante campagne condotte all’insegna di una svolta virtuosa, un po’ tutti i partiti (con l’eccezione scontata del M5S) siano alle prese con cacicchi locali che anno dopo anno si sono arroccati ciascuno nel suo piccolo feudo, come se nulla fosse successo, ben decisi a far pesare le loro rendite di posizione? E non vale solo per i baroni del voto clientelare in rapporti con i baroni della mala. Men che meno vale solo per la Campania. Comunque le guardi, dalle Marche dove un decimo dei candidati è indagato per peculato e spese pazze fino alla Liguria, dove sono sotto inchiesta per reati vari esponenti dell’uno e dell’altro schieramento, le liste lasciano per lo meno perplessi.
I dubbi sui carichi penali di certi figuri che davvero non possono essere affidati solo ai giudici, però, sono solo un pezzo del problema. Al di là dei destini giudiziari personali (auguri a tutti) la domanda, fastidiosa, è: ma davvero ogni prezzo può essere pagato, pur di vincere?

il Corriere della Sera, 15 maggio 2015

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