Le nostre colpe

imageIn questi giorni di anormale democrazia, coloro (una evidente minoranza) che mal sopportano tale andazzo hanno detto tutto il male possibile di partiti, classe dirigente, parlamentari, ma non hanno colto a sufficienza l’altra faccia della medaglia: l’indifferenza, l’ignavia, il disinteresse, il disimpegno, l’assenza della stragrande maggioranza degli italiani.
Il disegno politico/istituzionale che fu di Berlusconi e che il PD di Renzi oggi sta realizzando, incanalando il paese in una fase che con una brutta parola viene indicata come “democratura” (una parvenza di democrazia su un potere forte gestito da una sola persona), passa ormai senza una reale opposizione e, appunto, nell’indifferenza della maggior parte degli italiani.
Oggi, il partito non partito che trionfa nei fatti è quello del “mi faccio i fatti miei e ciascuno si faccia i suoi senza rompere”. Ed il potere non può che giovarsene ed esserne immensamente felice.
La filosofia che sottende alla legge elettorale in votazione va proprio in questa direzione: non si pensa minimamente di creare le condizioni per un recupero della partecipazione, per dare maggior libertà di espressione, per assicurare maggior rappresentanza ai cittadini. Al contrario si approfitta di questo stato e ci si acconcia a trovare i meccanismi per far diventare maggioranza una minoranza anche esigua con cui si “vince” prendendosi tutto il piatto.
Sta nei fatti che il combinato legge elettorale/ riforme costituzionali porta non al superamento del bicameralismo perfetto (che da anni si chiede), ma al superamento dello stesso parlamentarismo ed apre ad un presidenzialismo di fatto per giunta senza quei necessari bilanciamenti di poteri che negli altri stati dove esiste si hanno.
Riassumendo.
Una legge elettorale come quella che avremo produrrà i 2/3 dei parlamentari nominati dalle segreterie dei partiti (che, non dimentichiamolo, sono tutti, chi più chi meno, in piena deriva oligarchica e personalistica) ed uno di questi, con qualunque risultato, finirà con l’avere la maggioranza assoluta alla Camera ed il suo leader sarà automaticamente premier.
La riforma costituzionale consentirà a questo premier di avere nelle proprie mani tutto il potere: la Camera così formata diventerà luogo di ratifica delle decisioni del Governo (se non lo facesse, verrebbe mandata a casa) confondendo potere legislativo e potere esecutivo ed invertendo di fatto la questione della fiducia: non sarà più il Parlamento a concederla al governo, ma viceversa; il governo avrà nelle sue mani la possibilità di condizionare pesantemente gli attuali organi di garanzia essendo in grado da solo, in forza della sua maggioranza, di nominare il Presidente della Repubblica ( che avrà di fatto comunque meno poteri) e buona parte dei membri della Corte Costituzionale e del CSM, della “nuova” RAI, ecc., ecc.
Tutto ciò sta avvenendo nel sostanziale ossequioso consenso della stragrande maggioranza dell’informazione e nella pressochè totale indifferenza dei cittadini.
La cattiva politica ha rotto il rapporto fiduciario eletto / elettore trascinando con sé le stesse istituzioni e, in un quadro etico e culturale devastato da anni di qualunquismo sparso a piene mani, ha sostituito il valore del bene comune con l’individualismo che porta al disimpegno.
Nella storia l’individualismo è sempre stato foriero di pessime conseguenze: ricordiamoci che il fascismo in Italia non è stato un colpo di stato, ma il progressivo sgretolamento delle garanzie, l’indebolimento delle istanze e dei luoghi del dibattito e del confronto, la filosofia dell’uomo che decide e del popolo che obbedisce, la demonizzazione del pensiero diverso che, anziché arricchire, destabilizza e diventa nemico del progresso.
Ci sono evidenti e forti responsabilità degli uomini di cultura che hanno disertato per troppo tempo l’impegno sociale e politico, dell’informazione troppo spesso ossequiosa del potente di turno quando non addirittura a libro paga del padrone, di parte del potere economico e finanziario ( penso alle cooperative) che anziché fare argine alla dilagante corruttela vi si è miseramente accodato.
Ma tutto ciò e tanto altro ancora non giustifica la deresponsabilizzazione di ciascuno di noi e se il popolo non lo ha capito ed accetta, come sta facendo, di restare ai margini della vita pubblica e sociale in nome del proprio piccolo tornaconto di bottega, non ci sarà argine alla progressiva deriva oligarchica ma complicità in una storia non felice per la nostra democrazia.

* Alessandro Monicelli è coordinatore del Circolo LeG di Mantova

5 commenti

  • Sig Alessandro,

    ma cosa può fare un Popolo più di disertare le urne, offrire 7/8 milioni di voti al lanciatore di “vaffa”, che per D’Arcais sono “sputi in faccia alla casta”, affermare alle demoscopia indipendente di disprezzare l’offerta politica al 97%, confermato alle votazioni dove oltre l’astensionismo ed il voto al vaffa, troviamo il voto al meno peggio, al male minore o il voto “contro”?

    Cosa può fare di più che farsi camellare a Roma a milioni per una pernacchia al governo, che naturalmente se ne frega?

    Cosa può fare se i leaders emergenti hanno lo spessore di Salvini e Grillo?

    Il popolo storicamente esprime un livello medio piuttosto basso, che ha bisogno di leaders credibili a cui affidare il proprio destino. Agitandosi in loro assenza, fa solo grandi casini.

    Sul finire del suo pezzo, finalmente: “Ci sono evidenti e forti responsabilità degli uomini di cultura che hanno disertato per troppo tempo l’impegno sociale e politico…”.

    Come già ammoniva N. Bobbio per bocca di Camus nel 1955: “Oggi, dice Camus, gli uomini di cultura devono rendersi conto che il loro posto non è più sulla gradinata ma dentro l’arena. Essi sanno che se la vittima soccombe anch’essi saranno divorati. Sono, come si ripete oggi, impegnati. Impegnati a far sì che nel futuro vi siano meno vittime e meno leoni.”

    Siete Voi, illustri professori, che dovete offrire alla Cittadinanza una possibilità di affrancamento dalla mediocrità, Voi a cui giustamente vengono riconosciute credibilità ed affidabilità, Voi che, ignorati dalla politica ed emarginati dalle istituzioni, avete scelto le piazzette ed i teatri di Comuni e Città per mantenere vivo il seme del rigore morale e culturale indispensabile alle funzioni legislative, e quei valori che la Costituzione incarna perfettamente, Voi che il Popolo Astenuto attende da legislature non volendo ancora una volta sprecare il prezioso suffragio.

    Il Popolo, appellato bonariamente “bue”, è sempre vittima naturale e sacrificale. Non possiamo farlo anche colpevole!

    Paolo Barbieri

  • Qualcuno forse ricorderà il referendum del 2006 sulla riforma costituzionale voluta da Berlusconi e dal suo governo di destra. Una riforma che, tra le varie aberrazioni, avrebbe generato una completa subordinazione del potere legislativo all’esecutivo, introducendo in modo surrettizio un vincolo di mandato. All’epoca ci fu una mobilitazione guidata dalle associazioni e dai partiti che partecipavano all’alleanza chiamata Unione, il referendum fu vinto e la riforma mandata in soffitta.

    Ma restavano altri problemi, tra tutti una legge elettorale palesemente incostituzionale, come poi si è rivelato grazie ad una sentenza della consulta, giunta purtroppo in ritardo per modificare la situazione. Nel 2006 l’Unione aveva la maggioranza in parlamento, ma nessuno all’epoca si è mai posto il problema di modificare la “porcata” inventata da Calderoli. Forse per paura di scontentare Mastella o Turigliatto, forse perché le priorità erano altre, tipo protestare contro la costruzione di una caserma o di un inceneritore o costruire il famigerato partito del 51%, quello che poi ha perso clamorosamente le elezioni di due anni dopo, nominando però al parlamento eccellenze come Marianna Madia, Paola Binetti e Dorina Bianchi. O forse perché, come diceva qualcuno, non c’erano i numeri, che si trovavano sempre quando c’era da approvare le finanziarie blood sweat and tears, ma non si trovavano mai in altre circostanze, che comunque non costituivano, chissà perché, una priorità per il Paese.

    Ed eccoci qui, oggi, con il Partito che è la risultante dei principali partiti che nove anni fa si erano battuti contro la riforma Berlusconi, che ci viene a proporre una combinazione tra legge elettorale e riforma costituzionale, che risulta ancora peggiore dell’obbrobrio berlusconiano. Un potere legislativo completamente soggetto all’esecutivo, con tanto di deputati “bonus” eletti unicamente per garantire la governabilità in spregio ad ogni principio di rappresentanza o di separazione dei poteri, una camera alta costituita da senatori part-time nominati da enti locali sulla base di non si sa bene cosa e priva di qualsiasi potere.
    Tanto varrebbe nominare al parlamento solo il capo del governo e il capo dell’opposizione e stabilire la regola per cui, al momento di votare una legge, il capo del governo ha a disposizione due voti e il capo dell’opposizione uno solo; il risultato, dal punto di vista del potere legislativo, sarebbe lo stesso e almeno risparmieremmo qualche centinaio di stipendi.

    E adesso ci dovremmo mobilitare per cosa? Per sconfiggere le oscure trame oggi e ritrovarci con una legge, se possibile, ancora peggiore tra qualche anno? a me non stupisce affatto la mancanza di risposta da parte dei cittadini: le associazioni, per loro natura, non sono in grado di produrre una proposta alternativa sul tema, la minoranza del pastrocchio non è in grado di costituire un’alternativa credibile, visto il comportamento tenuto in parlamento (sì, no, forse, vorrei votare no…

  • mi scuso per lo sforamento e completo l’intervento:

    E adesso ci dovremmo mobilitare per cosa? Per sconfiggere le oscure trame oggi e ritrovarci con una legge, se possibile, ancora peggiore tra qualche anno? a me non stupisce affatto la mancanza di risposta da parte dei cittadini: le associazioni, per loro natura, non sono in grado di produrre una proposta alternativa sul tema, la minoranza del pastrocchio non è in grado di costituire un’alternativa credibile, visto il comportamento tenuto in parlamento (sì, no, forse, vorrei votare no ma voto sì per disciplina, vorrei votare no ma mi astengo perché, boh, insomma, non rispondo alla chiamata). E altri? Non pervenuti.

  • Caro sig.Grc, la sua analisi non fa una grinza tranne che per la conclusione che lei affida ad una domanda che non può che risultare retorica: ‘ perché dovremmo mobilitarci ‘ ? Lei e la stragrande maggioranza dei cittadini italiani sa benissimo perché dovremmo mobilitarci. Un’ analisi come la sua, infatti, presuppone una vita non proprio da spettatore e non c’è un solo motivo perché un cittadino attivo cessi di esserlo solo perché la strada si è fatta un po’ più in salita di prima.
    Anzi. Certo, scoprire che il berlusconismo e il progetto di smantellamento degli equilibri fissati in Costituzione rivivono, oggi, per opera del leader del partito democratico, è un bel trauma. Ma ‘ resistere ‘ non ci è impedito
    e la consapevolezza – sottolineata da Monicelli – che la cosiddetta società civile non è esente da responsabilità, dovrebbe in un certo senso renderci più umili nell’ individuazione delle tante nostre pagliuzze e meno inclini a veder travi dappertutto, fuorché dalle nostre bande. Non le sembra ?
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • ….è sempre vittima naturale e sacrificale. Non possiamo farlo anche colpevole!( Barbieri)… Beh , a mio parere , ( un po’) colpevoli lo siamo in quanto accettiamo quasi tutto quello che ci viene propinato .Responsabilità politiche ben evidenti, scarsa chiarezza dei media , seri problemi economici concorrono a creare una forte cortina fumogena . Credo che questo articolo di Monicelli sia prezioso e vada divulgato il più possibile

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