Gotor: «E ora di costruire un’alternativa al segretario dentro il partito»

Roma. Miguel Gotor, perché volete tornare al Vicolo Corto del Monopoli?
«Per evitare che le riforme istituzionali finiscano in un vicolo cieco».
Non ci siete finiti voi in un vincolo cieco?
«No. Ma per fare le riforme bisogna puntare sull’unità del Pd. Renzi sbaglia a non avere fiducia nel suo partito. Una volta migliorata la legge non avremmo difficoltà a votarla».
Detto da uno di cui Renzi si fida pochino…
«Noi stiamo chiedendo di evitare che la base politica delle riforme si riduca troppo. Si è passati da una cosa stretta e ambigua, come era il patto del Nazareno, alla incomunicabilità e questo è sbagliato. Dall’altra parte si tiene il Pd diviso. Ricordo che 24 senatori del Pd, tra cui il sottoscritto, l’italicum non lo hanno votato».
Appunto. Perché mai Renzi dovrebbe fidarsi?
«Siamo gente seria e leale, se la Camera lo migliora lo votiamo. Restano due punti. No a un parlamento di nominati, sì alla democrazia dell’alternanza».
Il capogruppo si è dimesso.
«Sono un estimatore di Speranza, è un uomo e un dirigente di qualità. E di fronte a una chiusura ha scelto l’autonomia. Si apre una fase nuova».
Gli italiani capiscono l’astensione in assemblea e il «forse sì» in Aula?
«Il sì in Aula è uno scenario che non mi aspetto, lo troverei altamente contraddittorio. Ma poiché tutte le minoranze non hanno partecipato al voto in direzione e in assemblea, mi aspetto in Aula comportamenti coerenti».
I kamikaze saranno una sparuta pattuglia?
«A gennaio sostenevo, nel dileggio generale, che oltre venti senatori non avrebbero votato la legge. Ci chiamavano l’armata Brancaleone, invece siamo stati 24. Auspico alla Camera la stessa capacità di tenere l’azione politica».
Se non votate l’Italicum sarà rottura?
«Di inevitabile c’è solo la morte. Miglioriamo l’italicum e la riforma del Senato, facciamo un patto di legislatura e smettiamo di lucrare un mediocre consenso elettorale sulle divisioni».
La scissione peserebbe su Renzi o su Bersani?
«Quel concetto non appartiene al nostro vocabolario, siamo una sinistra di governo. Tra l’obbedienza a una cosa sbagliata e la scissione c’è una autostrada per fare politica nel Pd. È il tempo dell’autonomia e della costruzione di un’alternativa a Renzi, nel Pd. Si apre una fase politica nuova e chi ha più filo tesserà».
Se Renzi mette la fiducia?
«Sarebbe un errore grave. Chiediamo a Renzi di avere fiducia nel Pd e nel Parlamento».
Se cade la legge tutti a casa, è pronto?
«La politica del ricatto non conviene a nessuno, pensiamo a fare delle buone riforme».

Corsera, 16 aprile 2015

 

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