La Costituzione, modifiche e approfondimenti

sala_costituzione_05_jpg_w150_hSembra proprio che i cittadini abbiano più a cuore la loro Costituzione di quanto non ne abbiano i  politici di professione: ce lo  conferma, ancora una volta, la grandissima affluenza di  pubblico che ha pervaso tutti gli spazi della Casa della Cultura. Cittadini che non sono disposti a vedere la Carta fondante della Repubblica Italiana manomessa e strapazzata da pretese riformatrici tanto eccessive quanto velleitarie.

Ma non è solo la Costituzione ad essere compromessa da questa riforma, ma la nozione stessa, e la vita, della democrazia, avverte Zagrebelsky, che nel pensiero politico moderno non è più intesa solo come arte (la téchne, degli antichi greci) del governare, ma come capacità di confronto con l’ opposizione, di tutela delle ragioni della minoranza da parte della maggioranza, di mediazione e di attenuazione dei conflitti, di sintesi, nella dialettica delle diverse opinioni e posizioni, nella visione prospettica di una possibile  condivisione.

Non è accanendosi in un’ insistente opera di dressage  (quella che gli antichi chiamavano “raddrizzamento”, secondo una cultura pastorale) su una riottosa popolazione parlamentare, e neppure stravolgendo le istituzioni, che hanno solo bisogno di essere consolidate dall’attenta conduzione della cosa pubblica, che può essere raggiunto un tale obiettivo, in democrazia.

Certamente non attraverso una riforma, e il termine è ben ipocrita, del Senato che, attribuendogli così scarsi poteri, di fatto lo umilia, quando il nostro paese avrebbe ancor più bisogno di controlli e di contrappesi, e che, intrecciandosi con quella della legge elettorale, prefigura uno Stato accentratore e ingessato, dove una sola Camera, pura cinghia di trasmissione dei dettami del governo, detiene il monopolio decisionale, annichilendo i partiti minori, recidendo i ponti, anziché gettarli, con i corpi intermedi dell’ associazione e della rappresentanza della società civile.

In nome di un efficientamento (sic), che a mala pena riveste un’ illusione, ottenendo tutt’al più l’effetto di distogliere l’attenzione pubblica dai veri problemi che angustiano il paese, e che si tenta di risolvere contando sugli effetti taumaturgici di un’attività legislativa ipertrofica e farraginosa, non si riuscirà certo a ripararsi dal groviglio dei conflitti di competenza, che insorgeranno tra gli assetti istituzionali, dilungando e non accelerando i tempi di attuazione, come ci spiega il senatore Walter Tocci, ben addentro nelle vicende parlamentari, né si sfoltirà la montagna imperscrutabile delle leggi che si sovrappongono e si contraddicono l’una con l’altra. Leggi illeggibili per il comune cittadino, sottoposto e non rispettato dagli apparati statali, che lo dovrebbero servire, osserva Zagrebelsky, e nel cui marasma facilmente si annidano affari di carattere privato. Un impegnativo lavoro da svolgere, che richiede, soggiunge Tocci, la concentrazione favorita da un tempo rallentato, riempito di competenza e di acume progettuale, di senso civico delle istituzioni.

Ma, in fondo, ciò che più rattrista è che in un Senato così rivisto, invece di scaricarvi dei consiglieri regionali in soprannumero e qualche sindaco in trasferta, a fronte di un numero straripante di deputati, non si colga l’occasione per cercare di  selezionare una nuova classe politica di veri senatori, rappresentanti dei territori da cui provengono, ma formata da candidati del più alto profilo, giovani preparatissimi e accorti, e senes  (da cui deriva la parola senatore), carichi di esperienza e di saggezza e, ormai negli ultimi anni, come ci ricorda Platone, non più avvinti da interessi particolari.

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