Niente per noi, tutto per tutti

sandra

Fino ad ora, ognuno andava per la sua strada. Una sintonia ideale, che in certi momenti è riuscita a creare mobilitazioni importanti e risolutive, che il giorno dopo però rischiavano di lasciare ciascuna associazione sola come prima. Ognuno con lo spazio che pensava di dover presidiare, largo o stretto, e comunque di per sé decisivo nel difficile compito di attuare la Costituzione. “Ma,oggi, quando la politica entra in una zona d’ombra e con essa la democrazia, il compito si allarga e diventa più impegnativo…” ha scritto Gustavo Zagrebelsky nel suo documento di analisi sulla democrazia e sul “compito” che spetta adesso a Libertà e Giustizia.

Ed è stato proprio attorno a  quell’ombra che sentiamo stendersi su di noi, pesante, minacciosa quanto basta ad allarmare chi si preoccupa ancora della politica nei giorni del pensiero unico, che si è concentrata l’attenzione della due giorni di Libertà e Giustizia a Firenze. Studiata e organizzata con la passione che lo caratterizza da Paul Ginsborg e tanto partecipata da dover constatare con un certo rammarico che molti non sono potuti entrare negli spazi pur grandi che avevamo a disposizione. Non solo gufi e professoroni, ma tantissimi ragazzi, molti cittadini mossi da un desiderio profondo di voler riflettere, di riconquistare a se stessi la libertà di ragionare e decidere.

In quella sede Zagrebelsky è dunque andato oltre la sua analisi del presente e delle azioni del governo Renzi, rivendicando il ruolo di “Cassandre impenitenti”, che denunciano coloro che dicono di esser dalla parte della democrazia, ma sostengono che non c’è nulla “per cui non stare tranquilli”: a costoro il messaggio diZagrebelsky è molto esplicito: “A questi si può dire ch’essi non vogliono vedere la semplice realtà che a noi pare evidente per se stessa”. Non vogliono vedere, non vogliono sapere perché se vedessero dovrebbero ricredersi e, ad esempio, dire con noi che “la prima condizione per salvare la democrazia” è abbandonare un insieme di riforme giustificate dalla “governabilità” ma che consistono in “un rafforzamento della presa sul potere”, in “blindature” che aggravano la situazione. “Noi sommessamente ma tenacemente continuiamo a pensare, con i nostri Costituenti, che la buona politica richieda più, non meno, democrazia, cioè più partecipazione e meno oligarchia, più aperture e mano chiusure ai bisogni sociali…Altro che rami alti: bisogna lavorare per rinforzare le radici”.

E’ solo un caso che nelle stesse ore del nostro convegno si celebrasse a Firenze un incontro diverso, organizzato dalla Fondazione Eunomia, che era stato pubblicizzato con il titolo: “Il ministro Boschi sale in Cattedra” e spiega a una quarantina di amministratori locali le riforme, non da sola ma sostenuta dal costituzionalista Barbera e dal politologo Roberto D’Alimonte, che rispondendo alla tesi di Zagrebelsky ha detto che il modello renziano è un modello diverso di democrazia: “chi vince decide…mentre loro sono legati al modello del ’48, la democrazia consensuale”.

Ma dove andiamo e cosa ci attende se seriamente cerchiamo di fare ciò che ci incoraggia a fare Gustavo Zagrebelsky e che nel seminario di Firenze abbiamo cercato di approfondire con Donatella Della Porta, storica  studiosa della democrazia e dei movimenti della società civile? Si tratta, sostiene Della Porta, di insistere a costruire dei ponti anche quando ci sembra di non farcela più. Ponti che non devono occupare lo spazio delle forze che si stanno disgregando. Come in Spagna e come in Grecia, arriva un momento in cui i cittadini pensano e dicono di non poterne più. E’ allora che serve aver costruito qualcosa. Il difficile o addirittura impossibile è prevedere quando sarà quel momento di non ritorno. A quel punto, forse, serviranno identità nuove.

La via che ci indicano oggi Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, don Luigi Ciotti e Maurizio Landini (cito solo alcuni dei sostenitori di questa impresa) è quella della costruzione di uno spazio per le tante associazioni che sul territorio lavorano in difesa dei diritti previsti dalla Costituzione: il lavoro, la scuola, la salute, l’ambiente, la giustizia e la legalità…E’ stata chiamata una coalizione sociale: mi piace definirla così. Non è del tutto nuova per noi di LeG che creammo conla Fiom e don Ciotti quella manifestazione di Piazza del Popolo, “La Via Maestra” che tutti ricordiamo. Allora, concludendo, Zagrebelsky disse dal palco “Non ci faremo asfaltare”. Dunque, manteniamo la promessa.

Lavoriamo a tenere insieme le associazioni che sul territorio si impegnano giorno dopo giorno per i diritti di ognuno. Non è facilissimo, ma possiamo provare a creare insieme mobilitazioni concrete su problemi concreti. Un grande ponte che ci tenga tutti insieme e che un giorno potrà essere utile a traghettarci verso una terra meno avara di democrazia, un Paese dove le Costituzioni si aggiornino ma non si stravolgano, un Paese che non neghi la rappresentanza ai lavoratori e ai cittadini che vanno a votare. Un Paese in cui i partiti non siano i soli a far politica, ma quando la fanno si impegnino a farla “per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

E’ strano lavorare con questo obiettivo? E’ escludere forse qualcuno? Chi finge di non capire la portata e la delicatezza di questo lavoro si avvicina pericolosamente a coloro che non vogliono vedere. La nostra primavera non chiede “niente per sé ma tutto per tutti”, come ci ha insegnato Zagrebelsky.

21 commenti

  • Quando la Bonsanti – ricordando il precedente de ‘ La Via Maestra ‘ – parla di ‘ Costruire uno spazio per le tante associazioni che sul territorio lavorano in difesa dei diritti previsti dalla Costituzione ‘, immagino che alluda ad uno spazio che non si esaurisce in quella che amiamo chiamare
    ‘ cultura politica ‘ ma che investa anche quella che amiamo chiamare ‘ buona politica ‘, buona attività legislativa, buona amministrazione, buon governo. In altre parole, questa nascente ‘ coalizione sociale ‘ – se vuole davvero ‘ concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale ‘ così come prevede la nostra Costituzione – dovrà associarsi liberamente in partiti, elaborare un programma politico, sottoporlo al giudizio degli elettori ed esprimere – voglio sperare con strumenti più democraticamente regolamentati delle attuali primarie – i propri rappresentanti nelle istituzioni locali e nazionali. La coalizione, insomma, dovrà necessariamente vivere entrambe le dimensioni : la sociale e la politica. Altrimenti, la frattura – tra le due ‘ società ‘, la civile e la politica – permarrà e il senso di profonda frustrazione dei cittadini che ‘ non ne possono più ‘, ‘ che non si sentono più rappresentati ‘, ecc. , aumenterà ulteriormente, mettendo a repentaglio le libertà, i diritti e, quindi, la democrazia nel suo insieme. Le esperienze richiamate – del resto – di Syriza e di Podemos parlano , sì, di un forte radicamento sociale ma anche della scelta di mettersi in giuoco politicamente, elaborando un programma ‘ completo ‘ di governo della res-publica ( non limitandosi, cioè, alle ‘ una tantum ‘ di qualche mobilitazione concreta su singoli problemi concreti ) e avendo il coraggio e la forza politica di sottoporlo al giudizio degli elettori assieme ai nomi delle persone selezionate – nel modo più democratico possibile – per realizzare quel programma nelle istituzioni. In conclusione : se permanesse in noi la convinzione che i vecchi partiti non sono riformabili , che tra lo spazio da loro occupato e lo spazio che noi – società civile – andremmo ad occupare non è possibile costruire alcun ‘ ponte ‘ e che, pertanto, servono ‘ identità nuove ‘, faremmo un grave errore a fermarci allo stadio ‘ sociale ‘ di questa nostra coalizione. E l’ obiettivo di poter raggiungere ‘ una terra meno avara di democrazia, dove le Costituzioni si aggiornano ma non si stravolgono e dove non viene negata la rappresentanza ai lavoratori e ai cittadini che vanno a votare ‘, si allontanerebbe inesorabilmente.

    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Concordo con De Stefanis: la “cultura politica” che abbia la pretesa di influire concretamente a determinare la politica nazionale deve superare la fase della critica e della protesta ed elaborare un vero e proprio programma politico da sottoporre al giudizio degli elettori.

    Per quanto possa valere in termini di attualità vorrei ricordare un passo dello statuto mazziniano della “Giovane Italia”: “Le associazioni che accolgono elementi eterogenei e mancano di programma durano apparentemente concordi per l’opera di distruzione, ma devono infallibilmente trovarsi il dì dopo impotenti a dirigere il movimento e minate dalla discordia tanto più pericolosa, quanto più i tempi richiedono unità di scopo e di azione”… “Qualunque, individuo o associazione, si colloca iniziatore d’un mutamento nella nazione, deve sapere a che tende il mutamento ch’ei provoca”… “Qualunque imprende un’opera rigeneratrice deve avere una credenza, se ei non l’ha è fautore di torbidi e nulla più; promotore di un’anarchia alla quale ei non ha modo di imporre rimedi e termine. Né il popolo si leva mai per combattere quand’egli ignora il premio della vittoria”.
    La “coalizione sociale” che ora viene proposta è culturalmente e politicamente disomogenea con l’unico collante della critica e della protesta e il richiamo generico ai principi costituzionali del “dover essere” della comunità statale.
    Troppo poco, senza un programma politico concreto di governo (non di riforma) della realtà socio economica così problematica come quella attuale.

  • Uno degli aspetti fondamentali è il “fattore tempo”. Il progetto della coalizione sociale è ambizioso, ma dev’essere elaborato e radicato gradualmente per acquistare solidità. Attualmente, però, dobbiamo affrontare delle emergenze. L’attacco a tutto campo ai diritti democratici, dal lavoro alla Costituzione a quel poco di pluralismo dei media che rimane, continua e provoca danni. Bisogna individuare degli obiettivi comprensibili e chiari su cui mobilitarci subito, anche elettoralmente. Senza poi spaventarsi se la prima prova alle urne non dovesse premiare. Prendiamo la lista “L’altra Europa”: il 4% nelle elezioni del boom renziano non era da buttar via, ma una base da far crescere, senza dividersi nei soliti particolarismi. Invece di “rottamare” anche noi, e ripartire da zero ogni volta, perché non proviamo a “riciclare” virtuosamente, direi ecologicamente, tutte le energie positive per costruire un’alternativa credibile? Ci sono praterie a disposizione, una grande porzione di elettorato (ricordiamo gli astenuti in Emilia Romagna) disgustata dalle derive autoritarie, variamente declinate, dal trasformismo, dalla corruzione, dal velleitarismo sterile, che attende una proposta. Il primo ingrediente della coalizione sociale è quello che manca, per esempio, alle varie minoranze Pd: CORAGGIO.

  • Il ‘ fattore tempo ‘ è la grande arma del rottamatore. E’ il cuore del suo appeal populistico che vive e si alimenta di ‘ ansia da emergenze ‘. Su quel terreno, quindi, non riterrei molto saggio misurarci con chi è invece estremamente vulnerabile sul piano dei contenuti. Che, per essersi rivelati in questi 12/13 mesi di governo Renzi buoni, indifferentemente, per il Pd e per Forza Italia, devono necessariamente avere dei punti ‘ politicamente deboli ‘. Quei punti vanno individuati e ‘ sistemati ‘. Sistemati, appunto, in un programma ‘ alternativo ‘ alla logica liberistico-mercantile che ha bisogno di decostituzionalizzare lo Stato, di deparlamentarizzarlo facendo saltare letteralmente il principio dell’ equilibrio dei poteri tipico di ogni democrazia liberale, di ridurre al silenzio qualsiasi opposizione, di rango politico e/o sindacale, attraverso leggi elettorali truffaldine e liberticide, smantellando statuto dei lavoratori e welfare, mortificando – con il chiaro obiettivo di limitare la discrezionalità di magistrati e insegnanti – la giustizia ‘ uguale per tutti ‘ e l’ istruzione ‘ accessibile a tutti ‘ e – dulcis in fundo (s’ intende, per adesso ) – ridisegnando un sistema dell’ informazione pubblica che sia ancora più asservita e…dipendente ( dal pensiero unico del tempo…esecutivo ) di quanto già non sia oggi. Per questo urge non ripetere gli errori di precedenti ‘ coalizioni sociali ad hoc ‘, costituitesi cioè attorno ai ‘ problemi concreti ‘ cui fa riferimento la Bonsanti e che Antonio riprende. Occorre lavorare ad un ‘ programma concreto ma non parziale ‘. Un programma che semplicemente attui la Costituzione del ’48 : dove non si parla di un lavoro qualsiasi, di una scuola qualsiasi, di una proprietà privata e di una libertà d’ impresa qualsiasi, ecc. ecc. Quei diritti vanno, finalmente. declinati in coerenza con come erano stati concepiti dai padri costituenti. E’ questo il grande, ambizioso lavoro di ‘ cultura politica ‘ che ci attende.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Qualcuno dimentica che “ogni associazione” può “essere o diventare partito”.

    Ma anche che c’è più cultura di governo in Libera, nella Rete per l’Acqua Pubblica, in CittadinanzAttiva, nella FIOM ed Emergency, che nella casta che occupa abusivamente le camere, dove squallidi personaggi da giardinetti e sodali di condannati occupano gli scranni già di Calamandrei, Einaudi, Croce, De Nicola, Parri, ecc.

    Ma anche che “parrucconi e professoroni” sono portatori di quel rigore morale e culturale che ha prodotto la nostra Carta Costituzionale e quindi non c’è pericolo di trovarsi smarriti nella notte se saranno loro a guidare la “coalizione sociale” sulla vie delle riforme e della realizzazione dei programmi che “SONO DETTATI DALLA SITUAZIONE OGGETTIVA DEL PAESE”, ma che con un’azione riformatrice illuminata sarà più facile condurre a conclusione.

    Ma facciamo presto! Non concediamo al PdC altro tempo per incantare le masse storicamente vulnerabili al messaggio del potere costituito, con la suadente propaganda legata al vero opresunto cambio di ciclo economico e a qualche controriforma spacciata come manna dal cielo.

    Facciamo presto e senza aspettare il momento elettorale, ma agendo con una tornata di Democrazia Diretta Propositiva come la Costituzione consente, per non impegnarci in una battaglia di tonanti e vane promesse elettorali. Facciamo presto con “progetti di legge e riforme” “bollinate” da un certo e consolidato orientamento al “bene comune”!

  • Per Giovanni de Stefanis: col “fattore tempo” siamo costretti a misurarci: la settimana prossima verrà approvata la seconda lettura della riforma del Senato. Bene che vada, dobbiamo prepararci al referendum. A meno che qualche buona stella non ci tolga le castagne dal fuoco facendo mancando i voti nella terza lettura al Senato.

  • Sono un po’ distratto ma non al punto da non sapere che stanno incalzando passaggi parlamentari definitivi o quasi. Ma che – contemporaneamente alla moral suasion sui parlamentari più…illuminati ( vedere, in proposito, sul sito dell’ associazione per il rinnovamento della sinistra o su quello dei Comitati Dossetti, le lettere inviate a deputati e senatori dal Coordinamento per la democrazia costituzionale che convoca un’ Assemblea nazionale, domani 9 marzo presso la Camera dei deputati ) e alle sacrosante mobilitazioni come quella in programma per sabato 28 marzo, promossa dalla Fiom, occorra – finalmente – un lavoro concertato di elaborazione di un programma etico-culturale e politico-economico che si contrapponga al pensiero unico liberista, questo – caro Antonio – è ormai uno snodo ineludibile. Che, proprio perché deve rappresentare una vera, credibile e praticabile alternativa ai..dis-valori del mitizzato mercato,
    non può dipendere dalle scadenze elettorali o dalle isterie contro-riformatrici del nostro premier. Non possiamo, certo, permetterci tempi biblici ma, visto che – probabilmente – dovremo recuperare il bambino del ‘ socialismo dal volto umano ‘ , troppo precipitosamente buttato assieme all’ acqua sporca del ‘ socialismo reale ‘, un po’ di tempo ce lo dobbiamo concedere. Un tempo – ci direbbe Zagrebelsky – non ‘ esecutivo’
    ma ‘ politico-costituzionale ‘, in grado di affrancarsi dalla ‘ dittatura del presente ‘.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

  • Ma io sono d’accordo con il progetto di Giovanni. Il mio timore – anzi terrore – è che, se venissero approvati Italicum e riforma – questo progetto si troverebbe davanti le macerie del nostro sistema istituzionale (e sociale, col Jobs Act già promulgato). A ogni modo, credo, come Giovanni stesso mi sembra suggerire, che ci possano essere due strategie: quella che risponda all’emergenza costituzionale (eventualmente attivandosi per il referendum) e quella orientata in un orizzonte di medio periodo, che sappia mettere radici nella società.

  • L’ assemblea del Coordinamento per la democrazia costituzionale di oggi pomeriggio, lunedì 9 marzo, Antonio, è importante anche ai fini del referendum. Anzi, dei 2 referendum : per lo svolgimento di quello ‘ costituzionale ‘ , di tipo – quindi – confermativo ( che non ha l’ obbligo di raggiungere il ‘ quorum ‘ ) non dovrebbero esserci particolari problemi vista la impossibilità che si raggiunga, in entrambe le Camere, la maggioranza qualificata dei 2/3 e vista, soprattutto, la sfida che Renzi ha voluto lanciare all’ opposizione affermando di volere lui stesso questo referendum fiducioso, com’è, che il popolo sovrano gli riserverà un plebiscito di ‘ SI’ ‘. Per quello ‘ abrogativo ‘ dell’ Italicum, invece, a parte le 500 mila firme necessarie per proporlo, occorrendo il quorum degli elettori, dovremo mobilitarci fin d’ora per preparare in modo adeguato l’ opinione pubblica e convincerla ad andare a votare. E tenuto conto che la Corte Costituzionale, che dovrà pronunciarsi sulla legittimità costituzionale del referendum, lo ammetterà solo se l’ eventuale abrogazione non determinerà un vuoto legislativo, è estremamente importante che l’ opinione pubblica si abitui all’ idea che una legge elettorale c’è – ed è quella uscita dalla sentenza della Consulta n.1 del 2014, il cosiddetto ‘ Consultellum ‘.Dovremo, cioè, spiegare ai cittadini che ‘ proporzionale ‘ non è sinonimo di ‘ inciucio e corruzione ‘.
    E che ‘ maggioritario ‘ non è sinonimo di democrazia efficiente e di governabilità ma che, anzi, negli ultimi 4 anni, quel sistema elettorale ha fortemente mortificato il diritto di voto dei cittadini , rinnegando i programmi elettorali sottoposti al giudizio degli elettori e dando vita a governi di ‘ larghe intese ‘ ma di discutibile legittimità politica.
    Giovanni De Stefanis

  • Mi sembra una soluzione ottima, in modo particolare è utile notare il fatto che i programmi politici che si intendono elaborare ed attuare sono già scritti da molti anni nella nostra Costituzione. Non bisogna inventarsi nulla. I nostri politici sono degli idioti, giurano sulla Costituzione e non la rispettano, probabilmente non l’hanno neppure letta. Mentre è proprio là che sono scritte tutte le cose che si devono fare riguardo al lavoro, alla scuola, al diritto di avere uno stipendio decente, alla sanità, alle pensioni e alla difesa dell’ambiente. E’ tutto già scritto. Si tratta di lottare per renderlo realtà. Tutte queste cose menzionate che si trovano nella nostra Costituzione non sono una spesa per lo Stato, ma sono una conquista e un diritto ottenuti con le lotte e la vita di molte persone. Ecco, questo penso.

  • La riforma della RAI è un ulteriore attacco alla democrazia. Un unico Amministratore Delegato nominato dal governo certo non garantisce il pluralismo dell’informazione. Tutti i giornalisti RAI dovranno lodare il governo, mai una piccola critica? saremo alla dittatura mediatica?

  • spero insieme ai ragazzi del movimento 5 stelle ….unica e vera opposizione a QUESTA DITTATURA

  • Cari amici
    Ho partecipato all’incontro di Firenze. Condivido gran parte di quanto è stato detto dai relatori. Il problema oggi, però, non è più solo fare analisi lucide: la politica attuale del Pd a guida Renzi è ormai facilmente leggibile. Occorrono segnali chiari e coraggiosi su cosa può fare chi non la condivide, ad esempio come comportarsi nelle prossime scadenze elettorali. In mancanza di una buona via alternativa è inevitabile un riflusso nel non voto o nell’accodamento alla maggioranza

  • Le riflessioni sono tutte condivisibili ed appieno; ora è il momento di non esitare e di far riflettere quante più cittadini possibile sulle gravi minacce alla nostra democrazia rappresentativa.
    La Costituzione era e deve restare il nostro faro; il punto di riparo da ogni nostalgia del superuomo.

  • Condivido parola per parola.
    Il mio profondo disappunto è sull’affermazione coniata dagli attuali detentori del potere politico secondo cui la Costituzione deve essere “cambiata”. E infatti coerentemente e pervicacemente la stanno purtroppo cambiando,stravolgendola. La nostra Carta fondamentale, se proprio si vuole, potrebbe essere semplicemente aggiornata e modificata nelle parti inerenti le necessità della nuova società moderna. Ma anche se rimanesse immutata sarebbe comunque sempre valida ed utile oltre che presidio fondamentale di democrazia. Sarebbe cioè la “Costituzione” di cui andare ancora fieramente orgogliosi.

  • Oggi ancora una volta alla Camera la minoranza Pd ha chinato il capo, col solito “penultimatum”. Chissà che prima o poi ai “don Abbondi” non venga un po’ di coraggio. Proviamo dunque a giocare le due battaglie referendarie, a meno che le imprevedibili vicende della politica non facciano saltare le brutte riforme. Oggi ho letto che Renzi spera di trarre una nuova investitura dalle regionali di maggio. Di qui la necessità che chi non si riconosce né nel Pd, né nei Cinque Stelle, non trovi il vuoto a sinistra, ma una proposta sia pure provvisoria, che a livello locale forse può essere più facile concretizzare intorno a personalità credibili e associazioni impegnate nel sociale.

  • L’idea della coalizione sociale da formare attorno alla Costituzione sarà vincente se rappresenterà una sorta di ombrello sotto il quale potranno trovare riparo tutte quelle forze della società civile che difendono quotidianamente la Costituzione e ne chiedono l’applicazione, pur facendo riferimento a identità, appartenenze ed ambiti differenti (lavoro, scuola, ambiente, giustizia/legalità, sanità). Insomma, uno strumento di condivisione delle lotte all’insegna della Costituzione per realizzare una forza civica nazionale che si muova al di fuori delle logiche di partito e che sia attiva nell’intero Paese, a prescindere dalla presenza in Parlamento.
    La politica è soluzione dei problemi nell’interesse della collettività e la felicità per tutti è il più nobile degli obiettivi.
    Auspico che tutte le forze che comporranno la coalizione sociale riescano a sottoscrivere un manifesto per la Costituzione che segni una svolta per il Paese, un documento attorno al quale raccogliere le adesioni di tutti coloro che intenderanno impegnarsi per la realizzazione dei suoi contenuti, i quali non potranno che convergere sulla difesa e sull’applicazione della Costituzione su tutti i fronti dei diritti sociali e civili: dal lavoro alla scuola, dalla salute alla giustizia, dalla tutela dell’ambiente ai beni comuni. Buon lavoro a tutte e a tutti!

  • Una buona notizia ed una considerazione. La buona notizia è che non siamo proprio all’ anno zero. Ieri, a Roma, l’ assemblea nazionale del coordinamento per la democrazia costituzionale ( sul sito potrete dare la vostra adesione e documentarvi sulle realtà associative che già ne fanno parte – tra queste : ANPI, Libera, Comitati Dossetti, Libertà e Giustizia, Articolo 21, Giuristi Democratici, Fiom, Associazione per il rinnovamento della sinistra, ecc. -) ha proposto che su tutto il territorio nazionale ‘ si creino comitati unitari di cittadini attivi che organizzino attività di informazione e divulgazione per rendere consapevole l’ opinione pubblica della gravità dei processi in corso e suscitare una partecipazione popolare
    documentata e responsabile ( non solo indignata ), anche in vista degli appuntamenti referendari. Sarebbe davvero il colmo, infatti, che del referendum previsto dall’ art.138 – quello confermativo delle modifiche costituzionali – si appropriasse lo stesso Renzi per trasformarlo in una sorta di plebiscito pro-governo. Anche per scongiurare questa … ‘ appropriazione indebita ‘ il Coordinamento ha in cantiere l’ elaborazione di un manifesto/documento che – pur nel rispetto delle legittime, diverse storie e/o appartenenze – tracci un percorso comune non tanto in difesa della Costituzione quanto della sua attuazione. Attuazione che – e questa è la considerazione – comporterà un impegno assai gravoso, sia per le forze politiche presenti in Parlamento che per le forze sociali cui si rivolgono Rodotà e Landini quando ipotizzano la formazione di una ‘ coalizione sociale ‘. Impegno gravoso perché la nostra Costituzione si è rivelata, soprattutto in questi anni di crisi del pensiero unico liberista, assai scomoda per chi intende uscire dalla crisi smantellando i diritti dei lavoratori, ridimensionando sensibilmente le tutele del welfare, spegnendo le voci di dissenso – così nei Parlamenti come negli organi di informazione – attentando alla discrezionalità dei giudici e degli insegnanti e, dulcis in fundo, demonizzando gli inutili e fastidiosi partiti e sindacati per tessere l’ elogio sperticato e a-critico del ‘ popolo sovrano ‘ , inteso – naturalmente – come massa che non ha un pensiero politico, che non scende in piazza, che non rivendica diritti, che delega sempre , insomma, e mai si sogna di disturbare l’ indaffarato ed efficiente manovratore.
    La mia previsione, insomma, è che la coalizione potrà nascere certamente con un taglio ‘ sociale ‘ ma che avrà qualche speranza di costituire una vera alternativa all’ attuale, drammatica afonìa della politica solo se avrà la forza ed il coraggio di farsi ‘ programma politico ‘. Senza infingimenti, senza paure né ipocrisie.
    Giovanni De Stefanis, LeG Napoli

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