“Con questa legge addio indipendenza”

Piercamillo Davigo La bandierina della nuova legge sulla responsabilità civile dei magistrati è una foto di Enzo Tortora re twittata dal più social dei premer. Ci hanno detto: è l’Europa a chiederci di rivedere la legge Vassalli. Formuletta magica, leggenda metropolitana o meglio strumentale equivoco, come ha scritto Luigi Ferrarella sul Corriere : l’Europa chiedeva che fosse risarcibile anche l’errore commesso dalla Cassazione in violazione del diritto comunitario. Ma allora a cosa serve, e soprattutto a chi serve, questa legge? Lo abbiamo chiesto a Piercamillo Davigo, magistrato in Cassazione, uno dei fondatori della neonata corrente dell’Anm, Autonomia e indipendenza (che domani all’Aula Occorsio del Tribunale di Roma si costituirà ufficialmente). L’ex pm di Mani pulite comincia così: “In vent’anni ci sono state 400 cause sulla responsabilità dei magistrati, alcune dichiarate inammissibili, ma non è tanto questo che importa. Parliamo di venti cause all’anno. Vuol dire che la responsabilità civile dei magistrati non è un problema, visto che i cittadini fanno poche domande”. Ora aumenteranno di sicuro. Si, ma per via di regole sbagliate e fumose, non perché c’è un danno da far valere. Per altri scopi: per farla pagare al giudice o per toglierselo dai piedi. La norma mette a rischio l’indipendenza del magistrato, la sua serenità. C’è chi dice che la garanzia non è rappresentata dall’udienza filtro sull’ammissibilità, ma dal fatto che il procedimento cui si riferisce la domanda di risarcimento deve essere definito. Il problema è che se non c’è il filtro d’ammissibilità, uno la causa la fa lo stesso, anche se il procedimento è in corso. Intanto l’Avvocatura dello Stato chiederà al magistrato una relazione, facendogli perdere tempo. Siccome non è detto che lo Stato si difenda bene, il magistrato che vede proporre la causa contro lo Stato probabilmente interverrà, per tutelarsi. Nel caso in cui lo Stato non si difenda bene, si difenderà lui. E quindi, se interviene nel giudizio, si deve astenere dal procedimento principale. Così si può facilemente allontanare un giudice scomodo. Certo. Non essendo previsto poi un argine minimo rispetto alle azioni temerarie, il giudice si trova esposto a tutte queste azioni. Si deve trovare un avvocato: può essere che alcuni magistrati si preoccuperanno prima di tutto di svicolare dalle grane. Pensando: ma chi me lo fa fare di adottare un provvedimento rischioso? Non sbagliato o ingiusto, un provvedimento che mi espone a rischi. Se dispongo un sequestro di milioni di euro a carico di soggetto potente, quello chiederà allo Stato danni spaventosi. Questa legge farà lievitare le polizze di assicurazione, il che equivarrà a una diminuzione del nostro stipendio. Il problema è che il magistrato deve decidere non pensando a sé, ma secondo verità e giustizia. Se comincio a pensare a me, può essere che io sia un po’ meno giusto. La legge è uguale per tutti: sarà meno uguale per chi può permettersi uno stuolo di avvocati contro un giudice? Sarà più difficile affrontare parti economicamente molto forti, a prescindere dalla fondatezza della domanda. Parliamo del filtro di ammissibilità. C’è poco da dire: la Corte costituzionale si era espressa nel senso di dichiarare incostituzionale l’assenza del filtro che costituisce una garanzia per la serenità del giudice. Tra i casi di colpa grave c’è il “travisamento del fatto e delle p rove”. Chi stabilisce che il fatto è stato travisato? Come si a fa dire che il fatto è stato travisato, se sul punto non può esserci nemmeno una pronuncia definitiva? La giurisprudenza della Suprema corte è costante nel dire che non si può dedurre in Cassazione il travisamento del fatto: la Cassazione è giudice di legittimità e quindi non se ne occupa. Allora come si potrà mai dire che si può fare causa per travisamento del fatto, quando non è chiaro cosa sia travisamento del fatto perché su questo non c’è giurisprudenza di legittimità?   Lei ha detto: “Talora nelle cariche associative le scelte non avvenivano sulla base delle idee o di chi le sosteneva, ma sulla base della fedeltà a chi in quel momento comandava”. È quello che accade nei partiti politici. Ho scelto di fare questo mestiere perché l’indipendenza ne è il tratto principale. L’indipendenza non è un privilegio, è una fatica: è molto più facile eseguire un ordine. Nella corrente dove stavo si era creato un atteggiamento per cui l’Anm sembrava il nemico. Anche altri gruppi non sono stati abbastanza fermi nel prendere posizioni contro iniziative governative. Ma non esistono governi amici, perché i magistrati devono controllare l’operato di tutti, compreso di chi governa. Il che non vuol dire che esistano governi nemici. Solo che non ci può essere corrispondenza d’intenti: un politico ragiona in termini di opportunità, un giudice in termini di verità e giustizia. Lord Bingham, giudice inglese, ha detto: esistono posti al mondo dove le decisioni delle corti incontrano sempre i favori dei governi, non sono i posti dove uno vorrebbe vivere. Come si muoverà Autonomia e indipendenza? Cambierà l’atteggiamento verso la Anm. Non siamo molte volte d’accordo, ma non possiamo considerarli un nemico. Si tratta di convincere l’Anm ad adottare difese più ferme. Questo governo e questa maggioranza parlamentare hanno fatto tre cose oltre molto sbagliate. Ci hanno ridotto le ferie senza nemmeno trattare: ci immaginiamo un datore di lavoro che fa la stessa cosa con i suoi dipendenti? Mandano a casa, prepensionandoli, 450 magistrati in una situazione di carenza d’or – ganico già grave. Poi dicono che vogliono rendere più celere la giustizia? E questa cosa della responsabilità dei magistrati: una norma più che sbagliata, dannosa e pericolosa. Il Fatto Quotidiano  -  27 Febbraio 2015Piercamillo Davigo

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