Falciani: “Serve la stessa attenzione dedicata al terrorismo”

La crisi economica e le vicende UBS (multata per evasione fiscale) e Jerome Cahuzac (costretto nel 2013 adimettersi da ministro delle Finanze in quanto titolare di un conto in Svizzera) avevano riportato al centro dell’interesse dei media il tema scottante dell’evasione fiscale. Per contrastarla, la Francia si era dotata di una nuova normativa antifrode, assai più repressiva, fornendo agli inquirenti alcuni strumenti inediti (intercettazioni, indagini sotto copertura ecc.). Forte del successo della «cellule de régularisation» (versione francese dello scudo fiscale, ndt) del 2013, che ha già indotto più di 31.000 evasori pentiti a costituirsi alle autorità fiscali il ministero delle Finanze francese riteneva di aver trovato la soluzione di un problema che presto sarebbe stato solo un brutto ricordo. Ma lo SwissLeaks ha riaperto il dibattito riportando sotto i riflettori l’uomo che nel 2007 fornì la celebre lista di evasori, l’ex informatico Hervé Falciani, il più celebre degli «allertatori», come ormai vengono chiamati. La Svizzera ha spiccato contro di luì un mandato d’arresto internazionale, con l’accusa di aver violato il segreto bancario. Falciani torna ora a parlare di questa incredibile vicenda per Le Parisien – Aujourd’hui en France.
In che cosa consìstono, esattamente, i dati da lei trasmessi alla Francia?
«Si tratta di una banca dati con i numeri di conto, gli importi degli attivi,i nomi delle società off-shore, i numeri di telefono e le sequenze dei messaggi tra i gestori dei conti e i loro clienti. Nell’elenco iniziale, quello da me trasmesso, erano menzionate anche persone con nomi e cognomi».
Le informazioni utilizzate dalla stampa sono le stesse che ha trasmesso allo Stato francese?
«No, i giornalisti ne hanno ricevuto solo una parte; quelle trasmesse all’amministrazione fiscale sono ben più vaste”.
Le Monde sostiene di aver individuato, in base alle sue informazioni, oltre 106.000 clienti privati…
«E’ solo la punta dell’iceberg».
Allora i privati coinvolti sarebbero più di 106.000?
«Certo, sono assai più numerosi di quelli noti alla stampa. Nei documenti che ho trasmesso sono répertoriâti tra l’altro diversi milioni di transazioni (tra banche, ndr). Queste cifre danno un’idea di quella che può essere la parte sommersa dell’iceberg».
Questa vicenda riguarda anche le banche francesi?
«E’ impossibile che le grandi banche francesi non siano coinvolte. Stiamo parlando di un’industria. Dunque, sicuramente le banche francesi sono ben posizionate».
La norme anti-evasione varate dopo il caso Cahuzac e la legge americana FATCA (ndr: trasmissione automatica delle informazioni) non sono dunque quelle “armi di distruzione di massa dell’evasione fiscale” che ci hanno descritto?
«Purtroppo no. Di fatto non ne avremo mai. La regolamentazione sta puntando tutto sui clienti privati, che dichiarano un conto col proprio nome. Ma sono solo i piccoli, le briciole in fondo al paniere. Mentre i grandi evasori si servono di società, spesso create in maniera fraudolenta».
Qual è allora la soluzione?
«Si dovrebbe far ricorso a meccanismi democratici, in cui anche la società civile abbia un suo ruolo. Siamo ormai in tanti a scambiare le nostre conoscenze e competenze, grazie a piattaforme come Pila (Plateforme Internationale des Lanceurs d’Alerte – piattaforma internazionale degli allertatori, di recente creazione, ndr) e altre Ong.
Ha avuto contatti con nuovi allertatori?
«Certo. Grazie a Pila, siamo ormai in molti a scambiarci informazioni e dati. Stiamo andando avanti in numerosi campi: ad esempio sui “diamantaires!’ belgi, sul Credit Suisse, ma anche su altre banche, altre multinazionali. Se la gente si rivolge a noi, è perché non ha fiducia nel sistema esistente».
Ritiene opportuno offrire incentivi finanziari per incoraggiare le denunce di pratiche fraudolente?
«Gli allertatori sono persone in carne e ossa, che devono sostentarsi con le loro famiglie. E’ una questione di buon senso. Se non si assicura un aprotezione finanziana a chi detiene informazioni di interesse pubblico, la democrazia non potrà fare passi avanti».
Contro di lei la Svizzera ha spiccato un mandato d’arresto internazionale. Pensa di essere protetto dalle rivelazioni ora pubblicate?
«No, non credo. Ma dico che oggi i miei amici banchieri hanno un’occasione per rendersi conto che l’opacità non è totale, e che c’è un limite all’impunità”.
Le rivelazioni di Le Monde sull’evasione fiscale permetteranno all’opinione pubblica di prendere coscienza della gravita del problema?
«E’ presto per dirlo. Ma dobbiamo salutare il lavoro di tutti i giornalisti grazie ai quali la conoscenza di questo problema si sta diffondendo sempre più. E’ un tema essenziale, che ancora non riceve sufficiente attenzione. Li proporzione, quella dedicata al terrorismo è infinitamente maggiore. Mentre affamatori che colpiscono centinaia di milioni di persone sono i veri terroristi: quelli del mondo della finanza».

la Repubblica, 11 febbraio 2015
copyright Le Parisien (Traduzione diElisabetta Horvat) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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