«Charlie» torna in edicola. «Liberi di essere blasfemi»

PARIGI. Da qualche giorno lo spirito Charlie sembrava vacillare, si è parlato di una redazione sopraffatta dalla stanchezza e dallo stress, la data di uscita del nuovo numero era stata rinviata a data da destinarsi, nonostante i sette milioni di copie vendute dell’ultima edizione. Tutto già finito Lo abbiamo chiesto a Patrick Pelloux, il medico che il 7 gennaio fu il primo a soccorrere gli amici. Nei giorni successivi, tra le lacrime, Pelloux ha sempre ripetuto «continueremo, non possiamo darla vinta agli idioti». E ora è lui ad annunciare: « Charlie Hebdo uscirà di nuovo il 25 febbraio». Questa è una buona notizia. «Sì, una buona notizia, certamente. Lo abbiamo appena deciso, è finita adesso una riunione con tutta l’équipe». E dal 25 febbraio in poi uscirete con regolarità «Tutte le settimane, come sempre. Abbiamo avuto e ancora abbiamo problemi molto concreti, non possiamo tornare a lavorare nei vecchi locali. Ci sono le macchie di sangue, i buchi dei proiettili». Avete trovato i nuovi locali «No, è complicato perché trovare un posto a Parigi è sempre molto difficile, e in più noi dobbiamo trovare locali che offrano garanzie di sicurezza, che vadano bene per il giornale». In questi giorni si è diffusa una certa inquietudine, la persona che dai giorni dell’attentato cura la comunicazione di «Charlie Hebdo», Anne Hommel, ha parlato di pubblicazioni sospese. «Anne Hommel dice quel che vuole, non è la mia tazza di tè questa signora. Si occupa della comunicazione di qualche persona del giornale, ma noi abbiamo ancora voglia di disegnare, di scrivere. Le cose seguono il loro corso e va benissimo così». Il suo amico Luz dice che «Charlie Hebdo» affronta una questione nuova, l’essere diventato un simbolo dopo avere combattuto da sempre contro i simboli. È un problema che persino le campane di Notre Dame abbiano suonato per degli anticlericali come voi «No, per niente. L’attentato mette tutto questo in secondo piano, n rumore delle pallottole, la morte, il massacro, non sono cose da poco. La solidarietà così estesa, dalle campane di Notre Dame ai tantissimi disegni che ci sono arrivati dai bambini delle scuole, ci da qualcosa di importante. Una specie di volontà di costruire un mondo nuovo, nella laicità. Luz ha ragione, ma è una evoluzione, non c’è niente di immutabile. Charlie Hebdo lotterà per i valori che abbiamo sempre difeso, ossia l’ecologia politica, sociale, ma anche il diritto di fare caricature e di essere blasfemi. Dobbiamo batterci in difesa della laicità». Dopo la grande emozione in vostro favore, ben presto hanno cominciato a levarsi di nuovo voci critiche. «Sono quelli che non vogliono capire. Non riescono a comprendere l’importanza del disegno, della caricatura. Gustave Courbet potrebbe oggi dipingere “L’origine del mondo”? E un nudo di Picasso oggi non rischierebbe di essere definito oltraggioso? Rivendichiamo il nostro diritto alla caricatura e alla blasfemia, che non è insulto, ma volontà di emancipazione dell’intelligenza. Nessuno vieta agli altri di credere, e a noi non deve essere impedito di pensare. Quel che mi piace della caricatura di Maometto fatta da Luz è che è divertente, fa ridere. In passato abbiamo preso in giro il Papa, dio in tutte le salse… Non ci impediranno di ridere, e di vivere a testa alta». Rispetto alla grande marcia dell’11 gennaio il clima è cambiato o qualcosa resiste «C’è qualcosa di impalpabile che rimane, la gente si è resa conto che certi valori erano rimessi in questione da dei fascisti, bisogna dire le cose come stanno, i terroristi sono fascisti. Il modo di concepire l’Islam proprio di alcuni, oggi, è fascismo. Noi non pretendiamo di fare ridere tutti, ma loro non hanno il diritto di terrorizzare tutti». Ci saranno altre caricature di Maometto nel prossimo numero «Non lo sappiamo ancora, la religione è un argomento come un altro. Fossimo usciti questa settimana avremmo pubblicato una caricatura di Dominique Strauss-Kahn. Dipende dall’attualità».

(Il Corriere della Sera)

 

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