Le risposte dei candidati: Antonio Saitta

1.lavoro e ingiustizia sociale
La mancanza di opportunità di lavoro è la prima e più grave diseguaglianza tra i cittadini; la  politica degli ultimi decenni ha, peraltro, condannato le giovani (e neppure ormai tanto giovani) generazioni a vivere nella più grave incertezza circa le prospettive lavorative e, comunque, a vedere come una chimera la possibilità di lavoro stabile e sicuro per tutto l’arco della vita lavorativa. La circostanza, poi, che si arrivi ad un’occupazione solo in età avanzata, mette anche fortemente in crisi le prospettive previdenziali (oltreché di vita in generale) dei più giovani.
Il lavoro, soprattutto quello sicuro e adeguatamente retribuito, è la precondizione per affrontare qualsiasi tema di giustizia sociale e per consentire di affrontare ogni altra questione sociale (a partire dal crescente divario tra Nord e Sud del Paese, il calo demografico e la famiglia) e rimettere in moto l’ascensore sociale da troppo tempo fermo.
Pur nel rispetto dei vincoli del bilancio dello Stato, occorre riversare ogni risorsa recuperabile dalla lotta all’evasione fiscale e dal taglio dei troppi sprechi che l’apparato pubblico ancora nasconde, per la promozione delle politiche di sviluppo finalizzate alla creazione di occasioni di lavoro produttivo e stabile.

2.conflitto di interesse, libertà d’informazione
Il ritardo nell’affrontare la questione è imperdonabile e non più tollerabile. Occorre approvare al più presto una legge che sancisca rigorose regole di ineleggibilità e incompatibilità con i pubblici uffici, sia a livello centrale che locale, per i proprietari e gli amministratori di aziende e di patrimoni, grandi e medi, che possano interferire con l’esercizio delle pubbliche funzioni e condizionare gli strumenti di formazione della pubblica opinione, nonché le dinamiche dell’economia e della finanza.
Esistono molti modelli normativi nel mondo di elevata civiltà costituzionale che possono esser presi ad esempio, ma sicuramente l’attuale disciplina esistente in Italia, anche in riferimento agli enti locali, è da respingere e riformare al più presto.
D’altronde, il pluralismo informativo e la libertà del mercato, anch’esse precondizioni per il funzionamento di qualsiasi ordinamento costituzionale di matrice liberal-democratica, possono operare solo in presenza di rigorose norme volte a prevenire conflitti di interesse e la formazione di monopoli informativi ed economici.

3.giustizia, criminalità e corruzione
Il sistema giudiziario impone investimenti finanziari e riforme normative adeguati. Fermo il sistema costituzionale di garanzia dell’indipendenza della magistratura (anche con la previsione di più rigorose forme di incompatibilità per i magistrati che intendano cimentarsi in politica), occorre riformare le procedure (ad esempio il rito civile è ormai inadeguato e sfregiato da una serie alluvionale di interventi scoordinati ed occasionali) e implementare gli organici, sia dei magistrati che del personale ausiliario, recuperando risorse anche mediante un’adeguata informatizzazione dei servizi giudiziari e di numerosi riti.
La criminalità, comune e di stampo mafioso, sono fenomeni fenomeno diffusi in tutto il Paese e non più circoscritti ad alcune regioni meridionali. La legislazione esistente si è dimostrata sufficientemente adeguata e ha anche dato significativi risultati. Occorre, però, potenziare i mezzi a disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura (sia inquirente che giudicante) e sviluppare strumenti di indagine ancora più incisivi, ad esempio sui flussi finanziari di provenienza illecita.
La recente legge anticorruzione è inadeguata e va riformata nel senso del maggior rigore ed effettività. Occorre depenalizzare numerosi reati bagattellari, individuare strumenti alternativi alla detenzione e realizzare nuove strutture di pena per alleviare lo scandalo del sovraffollamento carcerario.

4.riconoscimento dei diritti civili
La sensibilità politica (e forse anche dell’opinione pubblica) sul tema dei diritti civili ha registrato in questi anni significativi regressi. E’ tempo di riconoscere le unioni non matrimoniali (etero e omosessuali) con diritti sostanzialmente analoghi a quelle delle unioni matrimoniali (ad eccezione dell’adozione a favore dei coppie omosessuali per la quale ritengo ancora necessarie ulteriori riflessioni).
Del pari, occorre affrontare in chiave non ideologica le grandi questioni del “fine vita” e della fecondazione medicalmente assistita nel senso del più ampio riconoscimento del principio di libertà e di autodeterminazione, salvi, ovviamente, i diritti dei terzi.

5.laicità dello Stato
In parte ho già risposto al punto precedente. I rapporti Stato-Chiesa vanno mantenuti sempre su posizioni di reciproco rispetto e piena indipendenza, in ossequio al principio di laicità e della rispettiva sovranità dei due ordinamenti. La Chiesa cattolica non può imporre la propria scala di valori allo Stato che deve restare a-confessionale e aperto a qualsiasi sensibilità.

6.legge elettorale
Nei primi mesi di legislatura (quando ancora non è realisticamente possibile ragionare in termini di utilità per questo o quel partito politico) occorre riformare il sistema elettorale. Ritengo preferibile un sistema maggioritario a doppio turno con collegi uninominali.

7.legge sui partiti (art. 49 della Costituzione)
L’assenza di una legge su partiti è una grave lacuna del nostro ordinamento. Occorre fondare lo statuto pubblico dei partiti disciplinando con legge, in linea generale ma compiuta, gli istituti di democrazia interna, vietando (o limitando) le clausole arbitrali interne (così rendendo possibile il ricorso agli organi della giurisdizione ordinaria), le fonti finanziarie e la natura delle funzioni svolte dai tesorieri. La fonte principale di finanziamento dei partiti deve rimanere pubblica, ma soggetta a rigorosissime regole di trasparenza e vincoli di destinazione.

8. Formazione (scuola e università) e ricerca scientifica
E’ l’investimento strategico per eccellenza di un Paese che vuole restare protagonista dei tempi. Occorre investire sia sulle strutture scolastiche (mediamente a dir poco fatiscenti) che sul personale che va adeguatamente motivato (restringendo le aree di precariato) e meglio retribuito.
La riforma Gelmini ha prodotto danni al sistema universitario in gran parte irreversibili. Occorre intervenire per limitarne i danni, reintroducendo le Facoltà (almeno nei SSD umanistici), riducendo le forme di precariato nell’accesso ai ruoli della docenza e della ricerca e il sistema di abilitazione nazionale, sostituendolo con concorsi nazionali a numero chiuso. Vanno reperite fonti adeguate di finanziamento poiché i tagli degli ultimi anni hanno portato molte università sull’orlo del dissesto.

9.Tutela del territorio e valorizzazione dei beni culturali e ambientali
Gli interventi per ridurre la fragilità e la vulnerabilità del nostro territorio rappresentano un’occasione di investimento produttivo prezioso. Parimenti occorre dare centralità alla politica di salvaguardia, recupero e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e monumentale, anche quale occasione di sviluppo produttivo del settore turistico.

10. Politiche economiche e fiscali come strumento di equità
Politiche energetiche e industriali nel nostro Paese non se ne vedono da anni. Occorre promuovere la tradizione manifatturiera italiana e favorire la realizzazione di filiere produttive in settori qualitativamente e tecnologicamente avanzati. Il Mezzogiorno va dotato delle infrastrutture (ferroviarie, stradali, aeroportuali e portuali) fondamentali ed ancora largamente inadeguate.
La pressione fiscale ha raggiunto livelli ormai intollerabili per i dipendenti e i soggetti (professionisti, artigiani e imprese) fiscalmente corretti. Occorre sviluppare la lotta all’evasione soprattutto mediante la tracciabilità dei flussi finanziari più che con strumenti presuntivi (redditometro), oggettivamente approssimativi. Occorre portare la pressione fiscale sulle rendite finanziarie al livello delle altre economie evolute e spendere il peso internazionale per la più ampia applicazione della Tobin tax.

Infine, il tema della riforma costituzionale è ormai stucchevole. Se ne è parlato sin troppo, così alimentando una tacita, quanto erronea, idea di superamento e inadeguatezza della Costituzione repubblicana. Oltre a rimeditare la riforma del Titolo V del 2001, occorre modificare solo pochissime norme della parte seconda della Cost., magari introducendo l’istituto della fiducia costruttiva e elevando i quorum elettivi degli organi di garanzia (CSM, P.d.R., Corte cost.).
Meno si modifica la Cost. e meglio è.

*L’autore è candidato al Senato PD, circoscrizione Sicilia

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

 caratteri massimo. Il testo eccedente verrà troncato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>