Libertà e Giustizia: pene alternative, no amnistia proposte tre direttori carceri Sicilia soci dell’associazione

(ANSA) – ROMA, 14 GEN – Per affrontare il problema delle carceri serve un pacchetto di interventi interconnessi, quali le pene alternative, la revisione della Bossi-Fini, il ripristino della Gozzini, mentre amnistia o indulto si tradurrebbero come già successo in passato tante volte in “tamponi i cui effetti sono stati regolarmente annullati nel giro di un paio di anni”.
Questo, in sintesi, quanto affermano tre direttori di
carceri siciliani – Rita Barbera dell’Ucciardone di Palermo, Letizia Bellelli della casa circondariale di Enna, Antonio Gelardi della casa reclusione di Augusta – in un intercento pubblicato da Libertà e Giustizia, di cui sono soci.
“Il disegno di legge sulle pene alternative – si legge nell’ intervento – stabiliva che per reati non gravi la pena comminata direttamente dal giudice di cognizione potesse essere di tipo non carcerario: permanenza presso il proprio domicilio, messa in prova ossia una forma di sospensione della pena con lo svolgimento di lavoro di pubblica utilità e un’altra serie di forme di limitazione della libertà con varie graduazioni (la detenzione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora, anche per fasce orarie o giorni della settimana). Una svolta culturale e di sistema”, osservano i responsabili dei tre istituti, che “unita a un ragionevole piano
carceri (un limitato non faraonico aumento di posti letto) e al recupero delle strutture detentive già esistenti potrebbe fare uscire dall’emergenza”.
“Ancora – aggiungono i tre direttori -, sarebbero da rivedere la Bossi-Fini (legge sull’immigrazione) e la Fini-Giovanardi (legge droga) che contengono risposte in termini di
carcerizzazione per fenomeni sociali complessi. Da ultimo, un ripristino della legge Gozzini rimaneggiata negli anni e quasi devitalizzata, nonostante gli ottimi risultati. La legge cosiddetta ex Cirielli, ultimo e più pesante intervento sulla Gozzini, nota per una cospicua abbreviazione dei termini di prescrizione, prevede un aumento del numero di anni trascorsi in carcere per accedere ai benefici esterni nei casi anche lievi di rediciva (cioè per tutti i detenuti)”.

1 commento

  • Oltre a queste misure, ottime perché dettate da una conoscenza professionale della situazione e dei rimedi, una causa del sovraffollamento sembra sia dovuta a una percentuale di detenuti in attesa di giudizio superiore al 50o% del totale. E’ evidente che la maggiore brevità delle indagini e dei processi richiede un rafforzamento del numero dei PM in servizio e delle amministrazioni (cancellieri) la cui gestione sembra faccia molto desiderare. La ristrutturazione delle carceri più degradate e l’attivazione di quelle realizzate e mai usate sono investimenti non rinviabili e con effetti sicuramente anticiclici. Il lavoro (non lo sfruttamento del) e lo studio per i carcerati sono attività che ne preparano reinserimento nella famiglia e nella società, che resta sempre arduo, e il riscatto. Il distacco dalla vita dei figli in particolare è particolarmente deresponsabilizzante.

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