Gabanelli: botta e risposta con i soci

“Per la sua dedizione all’interesse generale, mediante il racconto dei fatti e la denuncia degli abusi”.

Quando le abbiamo letto la motivazione della targa del “Riconoscimento di sostegno civile” del Circolo di Libertà e Giustizia di Roma, Milena Gabanelli è rimasta colpita.”Grazie – ha detto – ogni altra parola sarebbe inutile”.
Ma la giornalista di parole chiare ne ha dette, durante tutto l’incontro che si è svolto nell’ambito dell’Assemblea dei soci, impostata sulla Costituzione da attuare, come vero programma scritto per l’interesse generale del Paese.
 In una sala piena, la Gabanelli si è subito inserita nella discussione, quando ha sentito parlare del progetto per la  tassazione della speculazione finanziaria.
“Va bene, ma mentre lavoriamo per questa innovazione, facciamo funzionare bene la Consob e gli altri organismi di garanzia di noi risparmiatori”.
Le mani si sono alzate  da tutte la parti ed è iniziato  un ricco  “botta-e-risposta” a tutto campo.
Come fa a rendere comprensibili inchieste complicate?
“Per essere chiari, bisogna essere padroni del tema, averlo studiato; solo così selezioni i punti essenziali e ti fai capire. Si può parlare anche di finanza, ma se sei lineare tutti seguono perfettamente il servizio. Intendiamoci: il tabù esiste. Quando ho spiegato ad un funzionario che avremmo iniziato l’anno con una puntata sui derivati, mi ha detto: del latte?..”
Da dove inizia una sua inchiesta?
“Spesso da segnalazioni, ma con un minimo di documentazione che la renda credibili, oltre che interessanti. Noi siamo una squadra, ci dividiamo i compiti, studiamo parecchie carte,  cerchiamo di colmare i buchi, le confrontiamo, perché poi, quando dici in tv che qualcosa non funziona, devi poterlo dire con una ragionevole certezza”.
Qual è il lato più faticoso del suo lavoro?
“Io amo il mio lavoro e quindi sono una privilegiata. Quello che però più mi fa arrabbiare sono le lettere anonime, magari di persone che sono andate in pensione, che non rischierebbero il posto, ma non vogliono “esporsi”, sapendo che abbiamo sempre tutelato le fonti”.
E dell’opinione pubblica italiana che ne dice? Esiste?
“Una volta in treno un signore mi ha puntato per tutto il viaggio.  Quando ci siamo alzati per scendere mi fa “complimenti per la sua trasmissione, ma tanto non serve a niente”. Ecco, c’è tanta gente che vive un fatalismo strano,  un misto di pigrizia e rassegnazione. Ma per fortuna vedo finalmente tante persone che vogliono capire, scegliere, essere informati per non subire la mala-informazione e la mala-politica”.
Qual è il male più grave della politica italiana?
“La mancanza di competenza. Sono pochissime le persone che prendono decisioni conoscendo bene la materia su cui incidono. La nostra politica prescinde dal merito; in Europa è diverso”.
La sua fama di giornalista d’inchiesta non le procura una certa solitudine?
“Sì, un po’, ma è il prezzo che si paga quando si fa questo mestiere fino in fondo. Ho i miei pochi amici fidati e me li faccio bastare”
Come fa la cittadinanza attiva a farsi sentire? 
“Ricevo circa 100-150 email al giorno. Sono pochissimi quelli che riescono a spiegarsi in 10 righe. E la lunghezza delle descrizioni spesso mi fa passare oltre su storie, che magari rilette dopo mesi con un po’ di calma, scopri che erano interessantissime. Se un cittadino vuole farsi leggere, deve  imparare ad essere sintetico”.
 Che rapporto ha con la RAI? Ha mai sentito  l’influenza dei partiti?
“Mai subito censure. La mia squadra ed io non siamo dipendenti: finché facciamo ascolti buoni, lavoriamo. Altrimenti, non ci rinnovano il contratto. I politici ci fanno i complimenti, ma solo quando facciamo inchieste sugli altri”.
E’ giusto che un conduttore guadagli cifre così alte?
“Se ha ascolti e pubblicità che fanno entrare più di quanto costa, perché no? Purtroppo, non sempre è così e allora la cosa diventa anomala”.

Il tempo vola. La sala è ancora piena di braccia alzate ma si deve chiudere. La Gabanelli  mostra  la targa per le ultime foto e va via.

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