Milano blindata?!

Stamattina sono uscita a piedi, nella zona Magenta-Sant’Ambrogio,  per andare in ufficio e mi sono trovata in uno scenario di guerra: elicotteri che sorvolano la città a bassa quota, decine di camionette della polizia, centinaia di agenti con caschi e scudi appostati nelle strade, vie bloccate e deserte, nessun mezzo di superficie circolante. Cosa succede? Mi avvio, sempre a piedi,  verso il centro: il clima di emergenza peggiora, negozianti sulle porte dei negozi, cittadini che si guardano intorno sbalorditi. All’imbocco di via Meravigli, grossi automezzi azzurri della polizia fermi, vigili che sbarrano il passo; procedo, mezzo arrabbiata e mezzo incuriosita e finalmente incontro la causa di tanto allarme: un corteo di studenti avanza – molto lentamente – lungo la via Meravigli, che riempie a malapena. Risalgo il corteo e mi guardo intorno: qualche centinaio di ragazzini delle scuole medie superiori, parecchi molto giovani, moltissime ragazze. Slogan, un paio di megafoni, striscioni contro il ministro Profumo. Mi prende lo sconforto:  per loro, costretti a sfilare in una città ostile, parata a guerra, che vistosamente li teme li considera una anomalia pericolosa. Ma soprattutto per noi adulti: che, impoveriti nel portafoglio e ancor più nell’anima, non solo non sappiamo accogliere le più che giustificate richieste e proteste di chi ha oggi quindici o diciotto anni, ma addirittura le criminalizziamo, affidandone la repressione ad agenti armati.
Che vergogna, che miseria! Le manifestazioni degli studenti sono e devono essere degli eventi normali, fisiologici in una società democratica. Dobbiamo anzi essere contenti che i giovani – anziché rimanere rinchiusi nelle loro camerette attaccati ai computer – si facciano vedere e sentire nella città. E dobbiamo ascoltarli, e cercare di dare delle risposte ai problemi che pongono: la scuola pubblica, il futuro. Non voglio minimizzare il rischio che nelle manifestazioni si infiltrino iniziative distruttive, che vanno indubbiamente represse. Ma una società che ha tanta paura dei suoi giovani è una società fragile, ingenerosa, priva di visione sul proprio futuro. E questo non è degno di Milano.

11 commenti

  • Mi meraviglio ancora che crediamo di essere in una democrazia. Io ormai non trovo più differenza tra le immagini che vedo in Italia o in Siria. Anche quà come la se manifesti sei represso. L’Italia è un disastro

  • Beh, niente di nuovo sotto il sole… comunque sprangare i poliziotti con le mazze da basball non è salubre e spaccare le cose pubbliche da idioti. non aiuta certo a far diventare simpatici i manifestanti e aumenta i costi della città che deve ripulire ed aggiustare. >Proviamo ad insegnare il rispetto della cosa pubblica ai manifestanti e saranno più simpatici a tutti

  • hai perfettamente ragione.
    condivido e sottolieneo chde non bastano nugoli di guardie del corpo che accompagnano come esibizione di potere anche personaggi responsabili dei reati più gravi: adesso ce la prendiamo pure con i ragazzini.

    Guido

  • E’ vero. La sproporzione tra le forze in campo era ridicola, oltre che oltraggiosa.
    Quanto sarà costato il tempo di poliziotti e vigili, e l’uso di tutti quei mezzi? Non è mica gratis. Ne valeva la pena?
    E soprattutto: vale la pena di offrire lo spettacolo di uno Stato terrorizzato dai suoi ragazzi?

  • Gentile Rubini, ciò che lei dice è vero, ma le sfugge il punto nodale dell’italico disastro : la nostra NON è più da anni una SOCIETA’ DEMOCRATICA. Ne è prova il fatto che siamo passati dal regime del cainano a questo nuovo regime in maniera misteriosa, senza che il popolo potesse esprimere la sua volontà. Dal Quirinale questo accadimento straordinario è stato giustificato con l’urgente necessità di “salvare l’italia”. Ad un anno esatto da quell’infelice decisione, il Paese è alla fame per l’evidente incapacità di governare di chi ha governato, mentre la gente esasperata non è più disposta a subire a lungo. Quello che lei ha visto è la paura della Casta ed il desiderio di un futuro di tanti giovani che si affacciano alla vita.

  • Di una cosa certamente il paese ha bisogno: dei suoi giovani.Tante sono le ragioni per cui è indispensabile per l’Italia recuperare alla vita democratica ,politica ,sociale e innanzitutto economica i suoi ragazzi,ragazzi messi ,in questi lunghi anni bui, sempre a lato,in disparte come figli minori, da genitori “egoisti” che temendo di dividere ciò che avevano ,hanno chiuso a loro la porta di accesso alla società degli adulti.Forse un primo passo importante per iniziare a cambiare le cose potrebbe essere concedere il voto alle politiche a 16 anni.Così i giovani potranno eleggere i giovani.

  • Ieri, per la prima volta riuscito comunicare in pubblico i motivi della mia scelta. Stessi identici argomenti quando votai Rosy Bindi, e poi Dario Franceschini. Quando ovunque si costringe alla maleducazione e bavaglio pensando economico, intimidisci le persone che prima o poi è esplosivo.

  • Sono disgustata dall’ignobile casta di politicanti da strapazzo che mira solo a tutelare se stessa e i propri privilegi a discapito dei cittadini costretti a dissanguarsi per mantenere quelle fameliche sanghisughe.
    Le proteste? Ce n’est qu’un debut!

  • Sono d’accordo, Inoltre sono rimasta inorridita, e non per la prima volta purtroppo, dalla violenza che la polizia usa conro i cortei. D’accordo il normale controllo ma perchè isolare ragazzi e manganellarli in 3 o 4? questa è violenza pura, i ragazzi sono indifesi basterebbe identificarli se necessario ma non picchiare! Dove siamo arrivati? Violenza chiama violenza: quale messaggio ricevono i nostri già bistrattati giovani?

  • Permettetemi di dissentire, in italia non manchiamo di libertà, semplicemente abbiamo tutta la libertà che altri, che decidono per noi, ci permettono di avere e la “democrazia” che altri ci hanno preparato.
    Per troppo tempo, rincorrendo il nostro ottuso edonismo, abbiamo demandato a terzi troppo interessati la costruzione del nostro futuro; ora il nostro futuro ce l’abbiamo davanti e i segnali c’erano da decenni ma non abbiamo voluto vederli.
    Ebbri della “sindrome da campionato di calcio” che da sempre ci obnubila e che dall’alto hanno opportunamente (per loro) alimentato, abbiamo creduto che il rappresentante politico che avevamo eletto avrebbe fatto i nostri interessi.
    Belli comodi sul divano davanti al campionato di calcio, dediti più al gossip e affamati di cronache nere e grigie che di libera informazione, intenti a pianificare le vacanze estive in inverno e quelle invernali in estate ogni tanto aprivamo il portafogli, controllavamo se qualcuno ce l’aveva opportunamente riempito poi, se non era così, scandalizzati e scuri in volto pensavamo seriamente che alle successive elezioni avremmo cambiato schieramento politico.
    Questo in sintesi è stato l’apporto alla costruzione della nostra democrazia che il popolo italiano, dall’alto della sua profonda e ormai proverbiale ignoranza è riuscito a mettere in pratica da più di mezzo secolo a questa parte.
    Ed ora che ci godiamo i risultati del nostro agire sociale ci stiamo facendo sfuggire sotto il naso l’opportunità di un cambiamento epocale.
    Mentre siamo intenti ad evocare tutti i giorni lo spettro di una rivoluzione cuenta non ci accorgiamo che si sta realizzando la più grande rivoluzione sociale illuminata e consapevole che sia mai partita dal basso in tutta la storia dell’uomo.
    Metà italia è attualmente intenta a stigmatizzare violentemente un movimento politico di concittadini che propugnano un futuro e non negoziabile, impegno politico di tutti gli italiani alla costruzione di un nuova democrazia diretta.
    Stiamo molto attenti a ciò che facciamo !!!

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