Il Pd: tra crescita e duelli

La polemica dilaga nel Pd. Si sono profilati duelli fratricidi attorno alla parola d’ordine della “rottamazione”, che ora il sindaco Renzi giudica utile a portargli consensi e titoli sui giornali, e però anche “bieca, truce e volgare”, quasi prospettando un possibile ripensamento. Tuttavia, questo grande clamore non ha portato male ai Democratici. Anzi, stando ai sondaggi, il partito è in crescita, raggiunge quote impensabili fino a poco tempo fa. Viene in mente la battuta di un vecchio capocomico per i suoi spettacoli teatrali: “Parlate di me, sia pure male, ma parlatene…”. Sarebbe comunque ingeneroso battere solo questo versante. Bisogna riconoscere che queste primarie del Pd sono le più partecipate dai cittadini. E, in tempi assai grami per la politica, questa è una buona notizia. Può essere un’ottima carta da giocare contro l’alta marea del populismo. Uno strumento per colmare la distanza sempre più grande tra il ceto politico e gli umori del Paese. Ma, da buona, la notizia si trasformerebbe in cattiva se la partecipazione popolare venisse poi incanalata nei soliti giochetti destabilizzanti, in canaglieschi tentativi di decimazione di una classe dirigente nel suo complesso, in stratagemmi furbi e odiosi.

Le primarie hanno già fatto le prime “vittime”, e non saprei dire quanto il metodo usato sia giustificabile. Tuttavia, è positivo il fermento che anima i Democratici. Tanto più se lo si mette a confronto con l’immobilismo in cui è ingessato il Pdl.

Dunque, abbiamo avuto il passo indietro, nobilmente motivato, di Veltroni. Ora abbiamo la “quasi rinuncia” di D’Alema il quale annuncia battaglia qualora dovesse essere Renzi a prevalere, ma garantisce che, nel caso di una probabile vittoria di Bersani, non si candiderà. Veltroni e D’Alema rappresentano, in larga parte, la storia della sinistra italiana in quest’ultimo ventennio, dal Pds ai Ds fino al Partito democratico. Veltroni ha fondato il Pd, D’Alema ha segnato un’epoca del centrosinistra. Entrambi hanno scandito la nostra storia. Hanno fatto i loro errori, ma il tentativo di sbeffeggiarli sarebbe miserevole. C’è bisogno di pensiero, e non solo di “rottamazione”, all’interno dei partiti. La loro uscita dal Parlamento verrà a segnare  la conclusione di una complessa parabola storica, quella che ha visto la definitiva trasformazione del vecchio Pci in forza di governo. Un processo che è stato anche frenato da ambiguità e tatticismi. E che però non si può pensare di cancellare con un colpo di penna. Che non si può tradurre nella dispersione e nello snaturamento della sinistra italiana.

Giunti a questa svolta, sarebbe utile mettere un punto fermo alla rissa sulle candidature. Ci saranno modi e tempi, alla vigilia della formazione delle liste,  per riprendere il problema. In questa fase, la riproposizione ossessiva della disputa rischia di snaturare le stesse primarie. Facendone un improprio referendum sui “personaggi eccellenti” da salvare oppure sacrificare. Certo, non è compito facile. Le dichiarazioni di D’Alema potrebbero ulteriormente avvelenare il clima se le opposte tifoserie dovessero far prevalere i reciproci rancori. Ma non servirebbe  a Renzi farsi spingere verso una deriva ancor più intollerante. Né può avere interesse Bersani a rinunciare alla linea di innovazione intrapresa, dando spazio allo spirito di rivalsa di qualche acrimonioso consigliere. Sarebbe  il caso, per il sindaco di Firenze, di precisare la sostanza delle “nuove idee” delle quali  si dichiara portatore. E farebbe bene il segretario del partito a spiegare come il rinnovamento promesso si combina con la difesa delle “radici che non si possono spezzare”.

La battaglia politica può essere aspra e serrata senza per questo rinunciare alle regole della civile convivenza.  Al di là di ogni slogan, compito di tutto il Pd è far capire agli elettori dove vuole portare il centrosinistra. Non basta, per questo, scrivere un programma. Bisogna avere chiara in mente l’idea del futuro possibile per questo nostro paese.

7 commenti

  • La complessa parabola storica che ha visto il vecchio PCI diventare forza di governo altro non è che la semplice, banale dimostrazione che la pianta del trasformismo ha radici antiche e profonde (da Cavour, col connubio).
    Vedere del buono nelle tristissime beghe per le false primarie del PD è preoccupante, soprattutto se a vedere questa meravigliosa partecipazione e mobilitazione democratica è un giornalista professionista della cosiddetta politica.
    Quale sia il programma del PD per delineare il futuro del nostro paese non lo abbiamo ancora capito. Per programma non s’intende una serie di vuoti proclami (Bersani a Padova il mese scorso è riuscito a essere più parolaio, vuoto e soporifero di Veltroni, se mai ciò fosse possibile!), non vuol dire andare dalla Gruber a piagnucolare e minacciare battaglie all’ultimo sangue con il nuovo vero nemico – che nemico il Renzi! altro che i perfidi borghesi contro cui doveva lottare il giovane Massimo quando era a capo della FIGC -, ma dire concretamente cosa intendono fare circa il tav, se vogliono tagliare le spese per gli F35, come risistemare veramente il fisco italiano moribondo, se vogliono risistemare e come i disastri di decenni di uso scriteriato del territorio, se intendono azzerare il diabolico sistema del project financing che crea solo debito pubblico a carico della gente onesta che lavora e paga le tasse, eccetera, eccetera.
    Faccio fatica ad accettare che voi giornalisti vi occupiate tanto delle cazzate che fanno questi parassiti anziché informare la gente sulle cose vere, parlare dei veri problemi, che sono le risorse alimentari, energetiche, dell’acqua, dei beni comuni da proteggere dai tentacoli del privato, la distribuzione sensata e razionale della ricchezza, la difesa della laicità dello stato eccetera, eccetera.
    Comodo parlare delle solite scemenze senza fare la fatica di andare a cercare le vere notizie, vero Meli?

  • Libertà e Giustizia si è occupata, si occupa e si occuperà dei problemi “veri”, ma, a meno che non si voglia impedire alla libera stampa di occuparsi anche dell’attualità politica, articoli come quello di Arturo Meli raccontano un pezzo di questa attualità. Che possa piacere o meno questo è un altro problema e comunque invitiamo a trovare un altro tono, meno offensivo nei confronti di un professionista che ha speso tutta la sua vita a raccontare le cronache parlamentari.

  • Lilli Gruber mi pare sia l’ unica conduttrice ad aver invitato finora la candidata alle primarie del PD Puppato in una trasmissione televisiva, bisogna dargliene atto, mi sarei aspettato però da lei almeno una battuta polemica verso l’ evidente ipocrisia di D’Alema quando l’ altra sera a Otto e mezzo, riprendendo quello che stava dicendo Riccardo Iacona, ha magnificato e portato ad esempio la Norvegia per la notevole presenza femminile in tutte le attività di quella nazione, arrivando poi a dire che «la presenza delle donne nella vita pubblica e sociale italiana, attualmente marginale, non è soltanto un metro di civiltà ma è anche una condizione essenziale per tornare a crescere». Considerando lo scandaloso boicottaggio mediatico della signora Puppato da parte del PD, addirittura ignorata e mai menzionata nei discorsi dei vari candidati o dei vari politici (D’Alema, Veltroni, Bersani, Letta, Renzi, Vendola, Bindi ecc. ecc. ), volutamente dimenticata sia dalla stampa che dai notiziari radiotelevisivi, mai invitata ad alcun talk show importante e via dicendo, questa di D’Alema, ripeto, è pura ipocrisia. Stanno solo cercando il duello tra Renzi e Bersani. E’ una cosa seria? Queste sarebbero le primarie per designare la persona che dovrebbe far crescere il paese?

  • A Costanzo Firrao faccio notare che ho espresso i miei punti di vista e che ritengo di non offendere nessuno se esprimo il mio giudizio critico, che potrà non piacere, ma chiedo rispetto per il mio pensiero anche a nome di tutte le persone – e ormai sono tante – che sono convinte come me dell’inutilità del continuo vociare sull’attività della cosiddetta politica; inutile e pernicioso vociare tanto quanto sono assurde e inutili le beghe dei noti personaggi, ormai miniera d’oro per gli spettacoli dei comici.
    Tranquillo Costanzo, qui a nessuno viene in mente di impedire la libertà di stampa, ma solo si cerca di svegliare le menti affinchè l’intelligenza si rivolga alla realtà e non a quel teatro dell’assurdo che è la vera antipolitica: quello cioè di cui si occupa Meli e, purtroppo, praticamente tutta la stampa.
    Ringrazio LeG per lo spazio concessomi.

  • Il buon senso induce alla piena sintonia con la riflessione di Arturo Meli.
    Ma anche con chi si è posto l’interrogativo su chi deve decidere in merito a chi deve occupare uno scranno parlamentare,se Renzi oppure gli elettori,a norma di legge democratica e di Costituzione.

  • Pesonalmente abolirei le campagne elettorali. La storia del Paese è lastricata da programmi perfetti, sempre largamente condivisibili e inesorabilmente rimasti programmi, sbandierati solo e soltanto per strappare qualche consenso in più dell’avversario. L’ottica è sempre quella di battere l’avversario non del progresso del Paese. Molto più affidabile come metro per assegnare un voto, è la storia personale del candidato, ciò che ha detto e scritto fuori dalle campagne elettorali, i suoi comportamenti, la sua coerenza, le sue frequentazioni e quanto disponga in correttezza, competenze, cultura e capacità. A prescindere dall’orientamento socio-politico, tutto questo bisognerebbe valutare di chi si candida a guidare un Paese tra i primi al mondo. Destra o sinistra, conservatore o progressista. La STORIA PERSONALE è l’unica garante affidabile del futuro, non certo la campagna elettorale o la propaganda. E i programmi sono spesso, e mai come oggi, dettati dalla situazione oggettiva del Paese, dalle alleanze di cui fa storicamente parte oltre che dai problemi ambientali propri e del pianeta.

  • Beh, parlare di “cazzate” e “scemenze” non sono punti di vista ma offese. Sul fatto che mi abbia cambiato il genere, sorvolo, ma come potrà testimoniare anche Meli, mi chiamo Costanza e appartengo al genere femminile.

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