Torino: una sede per LeG

Due stanze appena. Un piccolo spazio. “Staremo stretti” diceva un socio all’inaugurazione. Ma due stanze possono contenere tante idee. Aiutarle a crescere. Proteggerle. Ecco perché la nuova sede del Circolo di Libertà e Giustizia di Torino in via Cernaia 30, centro città,  è come una roccia ferma nell’attraversamento di un torrente agitato. Finalmente non dobbiamo temere di cadere. Qui siamo e qui resteremo per attraversare fino alla fine questo torrente di acque torbide. Un’impressione di solidità e di presenza nel tessuto sociale cittadino che è stata sottolineata anche dal sindaco di Torino Piero Fassino. “Siete un elemento culturale nuovo, indipendente,  ma profondamente radicato nel rispetto dei princìpi costituzionali e dunque nella storia del nostro Paese che vive di questi princìpi e della loro progressiva affermazione.  E’ anche per questo – ha detto il sindaco Fassino seduto accanto a Gustavo Zagrebelsky – che il Comune di Torino ha fatto uno  sforzo nel trovare e concedere questa sede, beninteso nell’ambito di possibilità economiche sempre più ristrette e senza nulla sottrarre  ad altre associazioni. E comunque, come voi sapete, non ve l’abbiamo data gratis…”.
Per il circolo di Libertà e Giustizia di Torino  l’obiettivo di avere una sede era nato un anno fa. Un obiettivo ambizioso che ha richiesto fatiche di ogni genere, anche inaspettate e talvolta  amare, come bene ha sottolineato Zagrebelsky. “Sono presidente onorario e tutti sanno che quell’ ”onorario” vuol dire che non conto nulla. In compenso posso proprio dire tutto quello che voglio” ha detto l’anima di Libertà e Giustizia. Parole sferzanti soprattutto alla politica: “E’ vero, siamo in un guado. Molti non vogliono proprio attraversarlo. Altri vorrebbero tornare dove erano partiti. E’ pure comprensibile: lì loro stavano meglio…E’ anche per questo che non riescono a mettersi d’accordo sulla nuova legge elettorale: ciascuno vuole una legge per il suo cantuccino.” Difficile anche l’approvazione della nuova legge anticorruzione che da mesi annaspa in acque popolate da piranha. Ogni morso ne stacca un pezzo. In questa situazione fangosa, dove i comportamenti di taluni che da tempo stanno ai piani alti sono percolati fino a contagiare le portinerie di condominio, è difficile sperare nell’affermazione di una nuova classe politica, o meglio di una classe politica normale. E’ vero, il governo Monti fa sperare. Il consenso che ha ricevuto a fronte delle scelte  che ha fatto è una sorpresa. Ma lo stesso Monti non si è lasciato blandire da questa sorpresa positiva. Finora non ha accolto l’invito di chi lo vorrebbe ancora.
La pagina nuova siamo noi, società civile? No.  Occorre modestia. “Chi pensasse a Libertà e Giustizia come a un trampolino per le proprie ambizioni personali cadrà in una piscina vuota. Noi non chiederemo nulla ai partiti”. Libertà e Giustizia può però fare la sua parte come un lumicino che, per quanta buriana tiri, non accenna  spegnersi. E questa sede a Torino è proprio come una fiammella che può portare calore e speranza. L’aspettativa c’è. C’è anche una comunità di pensiero propria di Torino.  All’inaugurazione hanno partecipato i professori universitari Andrea  Giorgis, Alfonso Di Giovine e altri, alcuni  prèsidi, il difensore civico regionale Antonio Caputo, avvocati tra cui Franzo Grande Stevens, Aldo Gandolfi del Comitato dei Garanti, Davide Mattiello di Benvenuti in Italia, diversi soci che con il loro aiuto hanno contribuito a realizzare il progetto “La Costituzione in mano” in 11 scuole torinesi e sono pronti a collaborare anche per la nuova edizione 2012 – 2013. Si vedrà.
La nuova sede torinese, la prima forse fra tutti i circoli italiani di Libertà e Giustizia, ha aperto però un dibattito interno. L’interrogativo non va rinviato. Attende una risposta.  Non ne fanno mistero i soci di Torino che hanno lavorato tutta l’estate per riattare le due stanze: è meglio dare il bianco con il rullo o con il pennello?

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