Nomine Agcom e Privacy: addio trasparenza. Il Parlamento ratifica la spartizione dei partiti

Maurizio Decina e Antonio Martusciello all’Agcom.

Giovanna Bianchi Clerici e Antonello Soro all’Autorità per la privacy.

E’ l’esito delle votazioni per la nomina dei componenti delle authority svoltesi alla Camera dei deputati.

Per l’Agcom, Decina ha ottenuto 163 voti e Martusciello 148. Per l’Autorità garante della privacy, la Clerici, candidata dalla Lega e PdL, ha ottenuto 179 voti, mentre Soro, ex capogruppo del Pd alla Camera 167 voti.

La Camera ha nominato inoltre al Consiglio superiore della Giustizia amministrativa Giuseppe Lauricella, con 322 voti.

Infuriano le polemiche sulla mancanza di trasparenza e di ogni valutazione comparativa dei curricula.

Già ieri, i primi segnali d’allarme: “Lottizzare Agcom… si può? La risposta la darà domani il Parlamento!”, scriveva il Direttore di LeggiOggi.it Carmelo Giurdanella su twitter.

Il videdirettore di LeggiOggi.it, Guido Scorza, sempre su twitter, ha annunciato poco fa le prossime battaglie dell’Open Media Coalition: “#nomine#vogliamotrasparenza Open Media Coalition impugnerà le nomine delle Autorità davanti ai Giudici amministrativi“. E auspica: “Napolitano non firmi le nomine dei membri delle Autorità e non leghi il suo nome a questa vergogna istituzionale“.

Oggi, poco prima delle votazioni, le prime poteste:

“Non parteciperò alla votazione per i due componenti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni poiché il metodo seguito per l’individuazione dei candidati ritengo non sia in linea con la richiesta di qualità e trasparenza che l’importante organismo pretende“, ha dichiarato il vice coordinatore di Fli, Fabio Granata, che ha aggiunto: “Il mio non è un giudizio sui nomi individuati, tutti degni di rispetto, ma su un metodo che sa di vecchio e di spartizione“.

“Il Gruppo IdV al Senato non intende prestare il fianco alla buffonata del voto per i componenti delle Authority, un’autentica presa per i fondelli da parte delle forze politiche che hanno già deciso chi eleggere senza neanche consultare i curricula dei candidati. L’elezione per il rinnovo di Agcom e Garante della Privacy, fatta in questo modo, non ha nulla da invidiare ad un concorso truccato, dove i posti si assegnano ai protetti e ai raccomandati dei partiti“. Lo ha detto il capogruppo di Idv a Palazzo Madama, Felice Belisario. “Per questo abbiamo abbandonato l’Aula – ha prosegito Belisario – non partecipiamo alla spartizione delle poltrone e non riconosciamo all’operato del Parlamento trasparenza né autonomia“.

I parlamentari Radicali non hanno partecipato al voto sulle authority perchè è “la certificazione di accordi presi fuori dalle Camere dalle oligarchie dei partiti“. La non partecipazione al voto è, affermano, “l’unica risposta adeguata ad un procedimento di selezione antimeritocratico e oligarchico“.

“C’é stata complicità da parte del Pd con i vecchi sistemi di potere nelle scelte fatte sul lavoro e in particolare sui commissari Agcom“, ha detto invece Nichi Vendola intervenendo ad una conferenza stampa organizzata dall’Idv sulle nomine delle Autority. “Tutto quello che è successo – ha proseguito il governatore della Puglia – non è stato un incidente di percorso per il Pd, ma una rottura rispetto a tutti i codici democratici. Non è accettabile l’anomalia italiana nel mondo che ipoteca il pluralismo del sistema informativo”

“Da anni e anche recentemente in vista delle votazioni di oggi – affermano in una nota congiunta i parlamentari Radicali – i Radicali propongono che per ogni carica elettiva parlamentare l’apertura del seggio elettorale sia preceduta da una approfondita e pubblica attività istruttoria svolta nelle Commissioni competenti. Procedura che preveda quindi una fase di presentazione pubblica delle candidature, dei curricula dei candidati, e una successiva di audizione delle candidature. A questo proposito sia alla Camera che al Senato abbiamo presentato proposte di modifica regolamentare per rendere permanente questa modifica strutturale dell’attività parlamentare regolamentandone ogni passaggio rendendo non reversibile tale processo per quanto riguarda tutti gli organi di Garanzia, dalla Consulta, al CSM, alle varie Autorità. Una modifica di tale procedura per legge e regolamenti, è a nostro avviso doverosa per il rispetto dovuto alla pubblica opinione, e all’elettorato che i parlamentari dovrebbero rappresentare“. “Avevamo preso atto – aggiungono i parlamentari radicali – della positiva decisione dei Presidenti delle Camere Fini e Schifani di rinviare la votazione già prevista per aprire alla presentazione dei curricula, i tempi stretti non hanno consentito un reale studio dei documenti né tantomeno la possibilità di potersi confrontare coi candidati. Per questo motivo oggi non parteciperemo a un voto che, come in tutte le occasioni precedenti, sarà la certificazione dei accordi presi fuori dalle Camere dalle oligarchie dei partiti“. “Tuttavia anche per il fatto che nessuna audizione di una selezione dei candidati è stata effettuata, per il fatto che sono stati messi a disposizione con estremo ritardo i curricula, per il fatto che in queste condizioni candidature ‘altre’ di alto profilo, pure emerse, non hanno possibilità di ottenere un numero significativo di voti, per il fatto che dobbiamo ribadire la necessità di una svolta nel metodo, annunciamo la nostra non partecipazione al voto, come unica risposta adeguata ad un procedimento di selezione antimeritocratico e oligarchico“, concludono.

“Agcom e Autorità della Privacy sono sigle sempre più note al grande pubblico, perché decisive per il pluralismo dell’informazione e le regole della trasparenza. Cioè arbitri essenziali per il funzionamento della democrazia“, scrive Massimo Marnetto su Libertà e Giustizia. “Per la prima volta nel rinnovo dei loro vertici si sono proposti nomi non selezionati dai partiti. Che potevano così cogliere l’occasione per ampliare la loro scelta e dare un importante segnale di apertura. Ma i curricola inviati sono stati ignorati. Il messaggio è un gavettone freddo per svegliare quanti – inutilmente – continuano a chiedere un passo indietro ai partiti. E un ulteriore stimolo per chi – utilmente – vuol far fare passi avanti alla partecipazione. Senza la sorveglianza dell’opinione pubblica i partiti rimangono autoreferenziali. I garanti diventano nominati e riconoscenti. Cioè, non indipendenti“, conclude.

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