La riforma degli sherpa

Salviamo la Costituzione

Il 17 aprile scorso è stata depositata in Senato la proposta di riforma costituzionale, presentata da Zanda del Pd, Quagliariello del Pdl e D’Alia dell’Udc. Di seguito le modifiche, segnalate in grassetto, apportate all’impianto originale.

TITOLO I
IL PARLAMENTO
Sezione I – Le Camere

Art. 56.
La Camera dei deputati è eletta a suffragio universale e diretto.
Il numero dei deputati è di (seicentotrenta) cinquecentootto, dodici otto dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Sono eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno della elezione hanno compiuto i (venticinque) ventuno anni di età.
La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall’ultimo censimento generale della popolazione, per (seicentodiciotto) cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 57.
Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero.
Il numero dei senatori elettivi è di (trecentoquindici) duecentocinquantaquattro, (sei) quattro dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a (sette) sei; il Molise ne ha due, la Valle d’Aosta uno.
La ripartizione dei seggi fra le Regioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, previa applicazione delle disposizioni del precedente comma, si effettua in proporzione alla popolazione delle Regioni, quale risulta dall’ultimo censimento generale, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
Art. 58.
(I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo anno di età).
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il (quarantesimo) trentacinquesimo anno.

Sezione II – La formazione delle leggi
Art. 70.
La funzione legislativa è esercitata (collettivamente) dalle due Camere.
Art. 72.
(Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale).
SOSTITUITO CON:
I disegni di legge sono presentati al Presidente di una delle Camere.
I disegni di legge devono avere un contenuto omogeneo.
I disegni di legge riguardanti prevalentemente le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 sono assegnati al Senato della Repubblica; gli altri disegni di legge sono assegnati alla Camera dei deputati.
Presso il Senato della Repubblica è istituita la Commissione paritetica per le questioni regionali, composta da un rappresentante per ciascuna Regione e Provincia autonoma, eletto dai rispettivi consigli, e da un eguale numero di senatori che rispecchi la proporzione tra i gruppi parlamentari, la quale esprime, entro termini e secondo procedure stabiliti dal Regolamento, parere obbligatorio sui disegni di legge riguardanti prevalentemente le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117.
I disegni di legge sono assegnati, con decisione insindacabile, ad una delle due Camere d’intesa tra i loro presidenti secondo le norme dei rispettivi regolamenti.
Il disegno di legge è esaminato, secondo le norme del regolamento della Camera alla quale è stato assegnato, da una commissione e poi dalla Camera stessa, che l’approva articolo per articolo e con votazione finale.
Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
Può altresì stabilire in quali casi e forme l’esame e l’approvazione dei disegni di legge sono deferiti a commissioni, anche permanenti, composte in modo da rispecchiare la proporzione dei gruppi parlamentari. Anche in tali casi, fino al momento della sua approvazione definitiva, il disegno di legge è rimesso alla Camera, se il Governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto della commissione richiedono che sia discusso o votato dalla Camera stessa oppure che sia sottoposto alla sua approvazione finale con sole dichiarazioni di voto. Il regolamento determina le forme di pubblicità dei lavori delle commissioni.
La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di concessione di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi, di attuazione dell’articolo 81, sesto comma, e per quelli diretti all’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea. Per tali disegni di legge occorre  l’approvazione di entrambe le Camere.
SONO AGGIUNTI I SEGUENTI COMMI:
Il Governo può chiedere che un disegno di legge sia iscritto con priorità all’ordine del giorno della Camera che deve esaminarlo e che sia votato entro un termine determinato secondo le modalità e con i limiti stabiliti dai regolamenti. Può altresì chiedere che, decorso tale termine, il testo proposto o condiviso dal Governo sia approvato articolo per articolo, senza emendamenti, e con votazione finale.
Il disegno di legge, approvato da una Camera, è trasmesso all’altra e si intende definitivamente approvato se entro quindici giorni dalla trasmissione questa non delibera di disporne il riesame su proposta di un terzo dei suoi componenti.
La Camera che dispone di riesaminare il disegno di legge deve approvarlo o respingerlo entro i trenta giorni successivi alla decisione di riesame. Decorso inutilmente tale termine, il disegno di legge si intende definitivamente approvato.
Se la Camera che ha chiesto il riesame lo approva con emendamenti o lo respinge, il disegno di legge è trasmesso alla prima Camera, che delibera in via definitiva.
Art. 73.
Le leggi sono promulgate dal Presidente della Repubblica entro un mese dall’approvazione.
(Se le Camere, ciascuna a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiarano l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito).
Se la Camera che la ha approvata definitivamente, a maggioranza assoluta dei propri componenti, ne dichiara l’urgenza, la legge è promulgata nel termine da essa stabilito.
Le leggi sono pubblicate subito dopo la promulgazione ed entrano in vigore il quindicesimo giorno successivo alla loro pubblicazione, salvo che le leggi stesse stabiliscano un termine diverso.
COMMA AGGIUNTO:
Quando è previsto il voto di entrambe le Camere, l’urgenza deve essere deliberata da ciascuna di esse a maggioranza assoluta dei propri componenti.
Art. 74.
Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione, secondo le procedure di cui all’art. 72.
(Se le Camere approvano nuovamente la legge) Se la legge è nuovamente approvata, questa deve essere promulgata.

TITOLO III
IL GOVERNO
Sezione I
Il Consiglio dei Ministri
Art. 92.
Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, nomina e revoca i ministri.
Art. 94.
Il (Governo) Presidente del Consiglio dei Ministri deve avere la fiducia delle due Camere.
Ciascuna Camera (accorda o revoca) la delibera sulla richiesta di fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale.
Entro dieci giorni dalla (sua formazione il Governo) formazione del Governo, il Presidente del Consiglio dei Ministri si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia.
Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
(La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione).
NUOVI COMMI
La mozione di sfiducia deve essere sottoscritta da almeno un terzo dei componenti della Camera e dei componenti del Senato, deve contenere la indicazione del nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, da nominare ai sensi dell’articolo 92, secondo comma, e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.
La mozione di sfiducia deve essere approvata dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna delle due Camere.
Qualora una delle Camere neghi la fiducia, il Presidente del Consiglio dei Ministri può chiedere al Presidente della Repubblica lo scioglimento delle Camere o anche di una sola di esse; le Camere non possono essere sciolte se il Parlamento in seduta comune entro venti giorni dalla richiesta di scioglimento indica a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera il nuovo Presidente del Consiglio dei Ministri, da nominare ai sensi dell’articolo 92, secondo comma”.

TITOLO V
LE REGIONI, LE PROVINCE, I COMUNI
Art. 126
Con decreto motivato del Presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge.
Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale.
(Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica).
Il decreto è adottato sentita la Commissione paritetica per le questioni regionali, costituita presso il Senato della Repubblica.
Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.
L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio.
In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Il testo originale e le proposte di modifica

6 commenti

  • Queste proposte hanno una scarsa rilevanza se prima non vengono confermati i diritti universali di tutti i cittadini. Mi riferisco all’art, 48 – Titolo IV – Rapporti politici che dovrebbe ormai completarsi estendendo il diritto di voto ai minorenni. Rimando alle argomentazioni riportate nel seguente articolo (http://www.laculturavivente.it/wp-admin/post.php?post=1934&action=edit ):

    “La crisi economica in corso e le improvvide politiche adottate fino ad oggi in Italia per rimediarvi hanno fatto drammaticamente emergere la disoccupazione giovanile, ormai arrivata ad un terzo della popolazione di età compresa tra i 15 e i 24 anni. La flessibilità del lavoro è divenuto l’incubo per i giovani, tendenzialmente privati del loro futuro. Abbiamo forse una generazione per la prima volta senza futuro? Il paradosso sta nel fatto che ad essere senza futuro sarebbe proprio la generazione che oggi, tra noi, lo rappresenta.
    Un tema cruciale oggi in Italia è la riforma del welfare state, ma come nelle altre democrazie contemporanee, sebbene fondate sul suffragio universale, anche in Italia i minorenni non hanno rappresentanza politica. Siamo forse di fronte ad una carenza di democrazia?
    Se il voto rappresenta il diritto di partecipazione a un dividendo sociale, di cui la spesa pubblica esprime la dimensione monetaria, allora la partecipazione dei minorenni in assenza del voto è lasciata alla sola buona volontà delle strategie dei partiti politici. D’altra parte ben conosciamo i limiti dell’orizzonte politico appiattito sulla fine della legislatura e accade così che i bisogni e le aspettative dei giovani vengano sacrificati nei programmi, dal momento che il danno così procurato non appare nell’immmediato.
    L’estensione del diritto di voto ai minorenni è un tema riconducibile al filosofo Antonio Rosmini (1848) ed è stato già affrontato in altre democrazie come in Francia, già con una proposta legislativa risalente al 1910, in Germania in anni più recenti ed in Austria, dove dal 2007 si vota a 16 anni di età.
    L’argomento riguarda più di 9 milioni di cittadini di età compresa tra o e 17 anni, ovvero il 19% dell’intera popolazione di cittadini residenti in Italia e in particolare, considerando l’ Austria come esempio di prima fase di applicazione, interessa sempre in Italia circa 1,1 milioni di giovani di età tra i 16 e 17 anni (il voto per i cittadini da 0 a 15 anni è delegabile ai genitori).
    E’ interessante notare come la partecipazione alla vita attiva del paese di questa quota parte di cittadini possa costituire la base per un riequilibrio delle politiche di welfare state nel nostro paese, dove la quota di popolazione anziana (65 anni e oltre) rappresenta oggi il 26% circa dell’intera popolazione, ed è destinata a crescere.
    L’idea centrale è che la competizione politica per il consenso elettorale obblighi i partiti politici a tenere conto dei bisogni dei giovani nei loro programmi elettorali e quindi nell’azione di governo. Il principo di “un uomo un voto” della tradizione democratica, sia esso maschio o femmina, adulto o minore verrebbe in tal modo realizzato.
    In Italia la rappresentanza del voto dei minori non è compatibile con l’attuale normativa costituzionale e pertanto, in una prospettiva di difesa e consolidamento dei suoi principi e valori, una modifica della nostra Costituzione (cfr. art. 3) che attribuisse il diritto di voto dal momento della nascita, con ciò abolendo l’ultima discriminazione in base all’età, risulterebbe coerente con lo spirito costituente e potrebbe conciliare la crisi emergente del breve periodo con l’interesse lontano del paese.
    (Per l’approfondimento del tema si rimanda alla lettura de “Prima le donne e i bambini. Chi rappresenta i minorenni” di Luigi Campiglio – Prof. Ordinario di politica economica presso L’Università Cattolica di Milano – Il Mulino, 2005)

  • Dare la precedenza al potere del governo rispetto ai diritti dei cittadini che sono prioritari significa suggellare questo potere che tanti danni ha fatto all’Italia col sultanato di berlusconi

  • La riforma degli sherpa ovverosia l’inciucio per restare sempre al potere alla faccia della democrazia. Ormai il PD ha perso il senso della sua storia, la sua nascita tra vari partiti è stata una furbata e niente altro. Il problema Italiano è che la sinistra in Italia ha smesso da molto tempo di fare politica per la gente e tra la gente. La casta non è in grado di riformarsi, è solo capare di conservare il proprio posto. Speriamo, che l’opinione pubblica possa avvelersi dell’informazione e dell’aiuto di LG e di uomini liberi,al fine di incidere profondamente per far desistere i partiti al Parlamento di cambiare rotta.

  • Senz’altro è una revisione che serve a rafforzare il potere esecutivo ossia della coalizione di maggioranza, ma soprattutto del Presidente del Consiglio a scapito del Governo che è ancora un organo collegiale anche se di nomina presidenziale. La modifica del meccanismo della sfiducia d’iniziativa parlamentare, che mi sembra costruita nella direzione della sfiducia costruttiva tedesca ci spaventa così tanto? Dal 1948 anno d’entrata in vigore della nostra Costituzione quante volte il Parlamento ha utilizzato lo strumento della mozione di sfiducia? Invece quante volte i Governi di destra, sinistra e centro hanno sfruttato l’apposizione della questione di fiducia per vincolare il Parlamento. Tra l’altro questo istituto non è nemmeno previsto in Costituzione e se poi lo colleghiamo al decreto legge, senza il rispetto delle regole degli art. 76 e 77 Cost., ecco che siamo davanti ad vero scippo del potere legislativo da parte del Governo. Eppure è così che si va avanti almeno dagli anni 70. Un sistema parlamentare che si fonda sulla fiducia, Parlamento-Governo, come può funzionare se la fiducia è utilizzata esclusivamente come mezzo di ricatto? A me inoltre piace la definizione che la Costituzione è un patto tra governati e governanti, ma se oltre all’interpretazione, all’attuazione anche la modifica è ad esclusivo appannaggio dei governanti che patto è?

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