Una riforma non impossibile

Dopo la giornata del doppio no, all’arresto di Cosentino e ai referendum elettorali, fioccano le previsioni su quel che accadrà. Due spiccano su tutte: c’è chi dice che esista un patto segreto tra Berlusconi e Bossi per staccare la spina al governo e andare alle elezioni in primavera, e c’è chi sostiene che, al contrario, il marasma della politica sarà per Monti come l’elisir di lunga vita.

Diciamo subito che la seconda ipotesi appare più plausibile, nonostante l’esultanza del centro destra dopo il salvataggio di Cosentino possa far pensare il contrario. E’ vero che la frattura tra Lega e Pdl sembra ricucita e che i numeri (non ci avventuriamo qui in elucubrazioni sui possibili incroci di franchi tiratori: col voto segreto tutto è possibile ma nulla è dimostrabile) confermano che la maggioranza parlamentare berlusconiana esiste ancora. Ma pensare che possa uscire vittoriosa da elezioni politiche anticipate è davvero un azzardo.

Il discredito che circonda il Cavaliere è intatto e, in più, la Lega appare vicina all’esplosione. Qui la diagnosi degli osservatori è unanime: Maroni ha perso nel voto dell’aula, ma la base leghista gli è più vicina che mai, mentre la leadership di Bossi vacilla. Inoltre, la ritrovata intesa tra i due capi del centro destra allontana ogni accordo con Casini, il cui apporto viene considerato indispensabile per affrontare eventuali elezioni con una ragionevole speranza di successo.

L’espediente tattico di un gioco delle parti per il quale Berlusconi si occupa di Bossi mentre Alfano cura i rapporti con Casini è, appunto, un espediente. Il capo dell’Udc gradisce il corteggiamento perché ha tutto l’interesse ad essere al centro dell’attenzione ma, se si dovesse venire al dunque, non ne avrà alcuno a ricostituire la vecchia alleanza, per di più senza Fini. Dovrebbe ottenere in cambio una legge elettorale proporzionale, ma a quel punto, dopo le elezioni, Berlusconi non avrebbe nessuna certezza di trovarlo al suo fianco.

Il Pd ha problemi analoghi. Per Bersani la spina nel fianco si chiama Di Pietro. L’attacco forsennato sferrato dall’ex pm nei confronti del Quirinale dopo il verdetto della Consulta sui referendum rende sempre più improbabile l’alleanza elettorale tra Pd e Idv. Ne deriva la necessità vitale di agganciare l’Udc, pena l’isolamento e l’inevitabile sconfitta nelle urne. Anche in questo caso Casini gradisce le avances, ma sempre con lo stesso obiettivo: legge elettorale proporzionale.

Se questo è il quadro, se ne deduce che la riforma della legge elettorale è più probabile di quel che si potrebbe pensare dopo la bocciatura dei referendum. Perché se nessuno dei due schieramenti contrapposti riesce a costruire un’alleanza competitiva, allora l’interesse generale è quello di creare le condizioni per poter giocare comunque la partita. Molto dipenderà dall’impulso che la stessa Corte Costituzionale darà alla questione con le motivazioni della sentenza di non ammissibilità dei quesiti referendari, attese tra circa un mese. E molto conterà anche l’azione di moral suasion che Giorgio Napolitano sembra deciso a portare avanti per non buttare al macero l’impressionante numero di firme raccolte sui referendum.

Che il porcellum sia indigeribile per gli elettori è ormai noto a tutti, sia nei palazzi che fuori. Ma le distanze tra i partiti, e anche dentro di essi, sulla ricetta da proporre per superarlo continuano ad essere abissali. Tuttavia la difficoltà di andare ad elezioni con questa legge, vista l’impossibilità di costruire alleanze credibili, rende possibile la riforma. E qui si vedrà la capacità dei partiti di avanzare proposte praticabili. Per ora, l’unica constatazione possibile è che, obiettivamente, quello messo meglio è proprio Casini.

4 commenti

  • Un elemento importante potrebbe essere l’elasticità nelle posizioni. Nessuno deve fissarsi sul proprio sistema elettorale ideale. L’importante è scegliere un sistema coerente e non pasticciato, e arrivare all’abolizione delle due mostruosità del Porcellum: premio di maggioranza e liste bloccate, in modo da evitare maggioranze “gonfiate” e un altro Parlamento di nominati. Spero che la moral suasion di Napolitano si esprima nelle forme più alte e ufficiali, con messaggi alle Camere e continui interventi pubblici. E poi l’opinione pubblica deve trovare il modo di farsi sentire, perché le resistenze al cambiamento, a partire da quelle di Berlusconi e Bossi, appaiono un ostacolo davvero arduo.

  • io sarei ancora più drastico : ” inonderei ” il quirinale di raccomandate R.R contenenti la nostra tessera elettorale. Solo quelle dei firmatari sarebbero oltre un milione e duecentomila. Pensa che botto !!!! Io personalmente, massimo la settimana prossima, lo farò e dentro ce ne saranno due. mario vietri

  • Certamente occorre una mobilitazione straordinaria: per esempio, una raccolta di firme con un APPELLO al presidente della Repubblica e ai presidenti delle Camere per stimolare il Parlamento a cambiare la legge elettorale. O una PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE. L’importante è che sia un’iniziativa ben coordinata, che coinvolga tanti movimenti e associazioni, e garantisca l’adesione di milioni di elettori. Ci vorrebbe un NO-PORCELLUM DAY in grande stile, nelle piazze di tante città italiane (come la manifestazione delle donne dell’anno scorso) per far partire la mobilitazione. Ricordate cosa aveva detto Celentano quando il referendum sul nucleare sembrava a rischio? Se non ricordo male, aveva invitato a esprimere comunque il proprio voto nelle strade. Si potrebbe recuperare anche una idea del genere.

  • 13/01/2012 Cari Liberi e Giusti,
    ieri, 12/01/2012, è stata una giornata molto nera, per me e sicuramente per tanti di voi:
    la Corte Costituzionale ha dichiarato non ammissibili i quesiti referendari per l’abrogazione del “porcellum”; la camera ha salvato Cosentino dall’arresto per contiguità con la camorra.
    Ieri sera ero indignato, frustrato, demotivato, non riuscivo a ragionare.
    Ci ho dormito sopra, ho ascoltato, ho letto (giornali, mail, blog, sito di LeG (uno sfogatoio inconcludente con poche eccezioni). Ho deciso che forse vale la pena di effettuare una riflessione pacata e tentare di far crescere un movimento di opinione per porre questo parlamento (non ne abbiamo un altro, spero, fino alla primavera 2013) con le spalle al muro. Senza paventare scioperi del voto inconcludenti, o voti a movimenti antipolitici.

    · La decisione di non ammissibilità da parte della Corte Costituzionale era prevedibile, anche se ingenuamente 1.200.000 persone speravano il contrario, ed io fra questi.
    · È da tempo che dell’istituto referendario si fa uso disinvolto e qualche volta populista. La disinformazione ed il pressapochismo è imperante. L’articolo 75 della Costituzione prevede il referendum abrogativo; la legge 352 del 15 maggio 1970, vecchia di 42 anni, pesante, verbosa e fuori tempo, ne stabilisce il come ed il quando. Sarebbe ora di riscriverla con l’avvertenza di prescrivere che la Corte Costituzionale esamini i quesiti e si pronunci prima di avviare la campagna di raccolta delle firme degli elettori; non dopo aver provveduto ad una fatica, onere e soprattutto spesa, come avviene oggi.
    · Con questa legge elettorale “porcata” non vogliamo più andare a votare, noi che guardiamo ad uno schieramento di sinistra, ma anche una larga fetta di cittadini che votano a destra.
    · Questo PARLAMENTO, (che ha ribadito che la deleteria maggioranza parlamentare berlusconiana-bossiana esiste ancora), (con i suoi Scilipoti, Cosentino, Bossi, Calderoli, Calearo, Carlucci, Di Pietro, la Mussolini, D’Alema, Casini, Rutelli, e il pagatore Berlusconi e tanti altri ancora), dobbiamo lasciarlo vivere fino alla sua scadenza naturale, senza tanti scossoni. Sopportando anche i nauseabondi voti di scambio, come quello su Cosentino, (e forse ce ne saranno altri). Penso che la priorità assoluta in questo momento è di far procedere il governo MONTI. Non abbiamo alternative per salvare il salvabile.

    Se questo è il quadro di riferimento la RIVOLUZIONE possibile è quella della PIAZZA MEDIATICA.
    Organizziamo, ancora una volta, una raccolta firme per chiedere che i deputati e senatori producano una legge alternativa a quella attuale. Scriviamo anche a tutti i senatori e deputati direttamente (i loro indirizzi mail sono reperibili su internet).
    Affinché sia vera RIVOLUZIONE però dobbiamo coinvolgere tutta la società civile, tutte le associazione e le organizzazioni, anche quelle che non fanno riferimento all’area di sinistra. Deve essere una azione di massa molto ampia. Tutte le potenzialità della rete devono essere utilizzate. Quello che è in discussione è la definizione delle “regole del gioco”, perché tutti possano giocare liberamente e democraticamente.
    Escluderei riforme Costituzionali, di bicamerale memoria. È ammissibile solo una riforma che riduca il peso della “casta”: riduzione del numero dei parlamentari, regolamenti delle camere basate su criteri di efficienza ed efficacia e poco altro.
    Anche i cittadini di destra, una buona percentuale, la più avvertita, non ne possono più di una “casta” inconcludente, becera, ignorante, miope, che vede solo il proprio interesse. Una casta sempre più autoreferenziale.
    È il momento che i parlamentari, almeno per una volta, pensino al bene comune.
    La DEMOCRAZIA è in forte tensione.
    Libertà e Giustizia deve essere alla testa di questa RIVOLUZIONE perché può parlare, in modo molto libero, ad associazioni, organizzazioni e singoli cittadini di uno schieramento ampio di posizioni politiche.

    Nessun dorma, Alberto

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>