Il primo impegno

Semmai dovesse accadere che il governo Berlusconi cada (per le pressioni europee o per la mancanza di maggioranza in Parlamento per approvare le misure promesse a Bruxelles o per chissà quale imprevisto), si ritorna allo scenario che prevede due ipotesi: governo di salvezza nazionale (o come dir si voglia, e più o meno “tecnico” ) o elezioni subito.

Ipotesi da tavolino, mentre scorrono queste ore febbrili e infinite, con quella minaccia di “esplosione” dell’Europa, trascinata dall’Italia, che ogni tanto incombe come una atomica pronta a sconvolgere il destino di una fetta dell’umanità.

Recentemente dal Partito democratico, il maggior partito di opposizione con il 26% dei voti apparentemente sicuri, si sostiene che sarebbe meglio andare a votare subito, nel senso di votare a dicembre.

Il voto subito significa votare per la terza volta con l’attuale legge elettorale, dopo che più di un milione di cittadini hanno firmato per abolirla Ancora parlamentari nominati (al massimo scelti con primarie pilotate), ancora un Parlamento non rappresentativo della volontà degli elettori, ancora un premio di maggioranza che stravolge comunque il risultato. La campagna elettorale, breve ma feroce, non consentirebbe inoltre a nessuno di sostenere provvedimenti impopolari , ma essenziali. Che comunque andrebbero accompagnati da forti dosi di giustizia sociale per non essere iniqui oltre che odiosi.

Un altro governo, un governo di salvezza o unità nazionale farebbe storcere la bocca a molti. Ma nuove elezioni col Porcellum vuol dire sempre meno cittadini votanti. E, soprattutto, vuol dire un Parlamento che rappresenta vecchi partiti e vecchi dirigenti e che annulla ogni possibilità di rinnovamento.

Comunque, la casa brucia e l’Europa rischia di “esplodere”. Mandare a casa Berlusconi non può non essere per tutti i sinceri oppositori il primo ineludile impegno.

5 commenti

  • Nessun governo che emerga da questo parlamento è in grado di prendere le misure necessarie per restare in Europa. D’altra parte il debito pubblico italiano è troppo grande per essere lasciato a se stesso.
    Due conseguenze: a livello macro non c’è alterntiva ad una sottoscrizione “forzosa” del debito pubblico con uno strumento a piacere fra fondo salva stati, eurobonds, BCE. In ogni caso la conseguenza sarà una sola: inflazione, con buona pace dell’asse franco tedesco. L’inflazione in quanto “tassa occulta” è l’unico modo per far fare quei sacrifici ai percettori di pensioni e reddito fisso che altrimenti nessun governo “democraticamente eletto” sarebbe in grado di giustificare.
    Sul lato interno significherà una “sovranità limitata del governo italiano”. Ma non possiamo pensare di lasciarci rappresentare dagli attuali buffoni di corte.
    Aderirò a qualsiasi iniziativa che vada nel senso di un governo di larghe intese (tecnico o politico non importa perchè le decisioni saranno prese in altra sede) per poter essere al riparo dai meschini calcoli elettoralistici.
    Qualsiasi sistema elettorale che non preveda quorum di sbarramento, sfiducia costruttiva, preferenze e (limitato) premio di maggioranza sarà una truffa.

  • Si dovrebbe scolpire a lettere d’oro sull’agenda di ogni politico di opposizione il finale di questo intervento. Parole sante: primo, mandare a casa Berlusconi, senza se e senza ma. Anche le altre valutazioni dell’articolo offrono importanti spunti di riflessione. Un breve periodo di disintossicazione, sotto un governo guidato da un galantuomo (non ne mancano, anche in questa disgraziata fase storica), con la possibiltà di cancellare il famigerato Porcellum, mi sembra una possibilità che merita grandissima attenzione. Non a caso Berlusconi e seguaci vedono questa ipotesi come la peggiore di tutti. Un motivo in più per esaminarla seriamente.

  • Dopo la consegna delle firme raccolte contro la legge elettorale vigente, Berlusconi tra le riforme da fare comprende anche la riforma elettorale. Pare che non ricordi la genesi della legge, pare che non ricordi che fu lui l’”avvelenatore di pozzi” per rendere impossibile al suo successore di governare. E quella legge fu raffazzonata in fretta e furia appena prima dello scioglimento delle camere, fu un farsi terra bruciata attorno.
    La sola idea che questo governo, queste persone facciano una nuova legge elettorale mi fa rabbrividire: sarebbe un nuovo schiaffo. Ai cittadini, alla democrazia, alla rappresentatività.
    Difendiamo il referendum.
    silvana

  • trovate un modo legale ma determinato e irrenovibile per costringere il parlamento alla riforma elettorale e all’abolizione della loro pensione e di
    tutti i privilegi ignobili che hanno i parlamentari e famigliari.
    I movimenti “Giustizia e Libertà”, “se non ora, quando?” “Libera” uniti possono dare un’enorme spallata.
    Organizzate a Roma un sit-in attorno al parlamento: non li facciamo più uscire da lì se non cambiano le leggi.
    Per favore. Prima che certa violenza possa esplodere.
    Buon lavoro.

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