La scuola senza storia dell’arte

La legge Gelmini, varata due anni fa, per riformare il sistema scolastico, taglia la storia dell’arte dalle scuole superiori. La decisione comincia a far sentire i suoi effetti adesso, perché quella riforma piano piano si estende a tutte le superiori: l’anno scorso toccò solo alle prime classi, quest’anno sono coinvolte anche le seconde, l’anno prossimo si arriverà alle terze e così via. “Nei nostri licei classici  la storia dell’Arte è entrata nel 1923″, si legge nel corsivo di Carlo Bertelli sul Corriere della Sera .”E quando il turismo che costituisce una parte rilevante del nostro bilancio, si è strutturato come insegnamento, è entrata tra le materie scolastice. Oggi quel taglio è un segno allarmante“.

3 commenti

  • E’ una vecchia storia che ha la sua origine nel sistema pedagogico liceale dei collegi dei gesuiti da cui,nel corso del nostro Risorgimento, è stato estrapolato il liceo classico pubblico ancora al centro del nostro ordinamento scolastico secondario.
    La Storia dell’Arte non è “entrata nel 1923″ come disciplina autonoma,bensì negli anni in cui Gentile – che per la sua concezione filosofica della pedagogia e della storia non l’avrebbe consentito – non era più ministro. E fu inserita in una condizione di precarietà esistenziale nel contesto del piano di studi liceali,senza cattedre in organico,perciò affidata a insegnanti fuori ruolo,i quali però furono scelti o tra i docenti universitari di periodi storico-artististici specifici o tra il clero,cattolico soprattutto.
    Occorrerà attendere ancora qualche decennio e la fine soprattutto della folle guerra 39/45 per vedere i frutti della scuola di specializzazione istituita a Roma e presso alcuni dei maggiori atenei d’Italia,dell’istituzione del ruolo organico nel solo liceo classico (ma non nel liceo artistico…!?) sia pure con orario limitato e della specifica classe di concorso.
    Premesso quanto sopra.
    Quale coerenza e ordine mentale arrovellano l’esistenza di quanti,politici e consulenti gelminiani a carico del Dicastero italiano dell’Istruzione (il cosiddetto MIURRU come lo chiamano i poppoli padani al governo),costretti oggi come sono,mentre affonda lo studio storico dell’arte,a fare i conti con la diffusione di un questionario spedito dall’UNESCO a tutti i governi dei paesi del mondo e da questi trasmesso per competenza ai propri ministri dell’istruzione che a loro volta l’hanno inviato a tutti i propri dirigenti scolastici,come ha fatto in Italia la Gelmini in queste settimane,con il quale il noto organismo delle Nazioni Unite chiede di sapere in quale stato giace l’Educazione all’Arte con l’Arte nei singoli paesi e quindi lo sviluppo delle capacità umane percettivo visive,creative e cognitive,dopo cinquant’anni circa dai grandi dibattiti tra studiosi di varia,specifica competenza,a livello internazionale e nazionale e di sperimentazione nelle scuole pilota istituiti dal Ministero,che portarono infine in Italia alla riforma del 1962 della scuola media di Bottai e alla trasformazione del Disegno in EDUCAZIONE ARTISTICA. Una riforma monca,come tutte le riforme di questo Paese,perchè mancante delle strutture formative specifiche degli insegnanti,perciò riciclati in parte con i corsi di aggiornamento dedicati ai titolari e supplenti del vecchio Disegno.
    Vedremo che se ne farà la Gelmini del questionario in … questione e come giustificherà all’UNESCO i tagli a quel poco studio storico dell’Arte che si faceva nella scuola di un Paese culla dell’Arte chiamato Italia.

  • E’assolutamente vergognoso che invece che incoraggiare lo studio della storia dell’arte, questa venga addirittura ridotta o eliminata dai percorsi scolastici.Non solo questa scelta culturalmente ottusa sortisce l’effetto di contribuire ulteriormente all’ignoranza delle nuove generazioni, ma anche quello di ridurre alla precarietà chi da decenni svolge seriamente il proprio lavoro. Mentre all’estero governi più illuminati del nostro ne incrementano lo studio investendo sulla scuola e sulla cultura, da noi si taglia proprio dove bisognerbbe investire. Non ho parole.

  • La storia dell’arte è stata eliminata dal bienni dei licei e degli istituti turistici. Così, anzichè porrè delle solide badi allo studio del patrimonio artistico e culturale, questo verrà confinato agli utlimi tre anni del corso di studio, dove gli insegnanti dovranno fare salti mortale per realizzare dei “programmi” sempre più limitati e ristretti. La situazione che si prospetta è comunque peggiore negli istituti professionali dove la materia non è più comtemplata, nemmeno negli istituti d’arte ed alberghiere dove è sempre giustamente stata materia di indirizzo. Vorrei davvero si facessero nei prossimia anni dei test oggettivi volti a saggiare le conoscenze acquisite dagli studenti del dopo-riforma.

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