Gli impossibili tagli ai “costi della politica”

Si parla tanto dei tagli ai “costi della politica” e poi quando si viene alla resa dei conti questi consistono in ben poca cosa: misure di carattere più dimostrativo che realmente efficace e in ogni caso di scarsissima incidenza sulla enormità del debito pubblico. Ma quali sono i reali motivi di fondo che impediscono misure di tale tipo, sia al governo la destra o la sinistra? Ci sono in effetti alcune buone ragioni affinché queste non vengano mai intraprese realmente.

La prima – più sostanziale e frutto della semplice sapienza della storia – è che mai è avvenuto che il ceto dirigente di una società abbia spontaneamente rinunziato ai propri privilegi in nome dell’interesse nazionale o generale. E ciò tanto più quando questo interesse non è legato alle circa mille persone che risiedono nei piani alti della politica – cioè i parlamentari (di solito oggetto di ogni vituperio a mezzo stampa) la cui riduzione numerica, come proposto da Paolo Flores d’Arcais, avrebbe per lo più un valore simbolico – bensì alle decine di migliaia di persone che ormai vivono di politica e che sono incistate nei consigli di amministrazione dei vari enti municipali, provinciali, regionali, nelle Unità sanitarie locale, in comuni, enti montani, ATO e persino nei quartieri delle grandi città: tutti accomunati dall’interesse condiviso di salvaguardare le proprie rendite e posizioni di privilegio e di estendere (non ridurre!) quanto più possibile l’occupazione politica (e cioè partitica; o meglio ancora, di gruppi di potere che trovano provvisoria aggregazione in partiti-simulacri) di ogni ganglio della società, dalla amministrazione, alla scuola, dall’università (e la recente riforma darà un buon impulso in questo senso) alla magistratura (ci si tenta in tutti i modi, persino con la proposta della elezione popolare dei giudici). È questo ceto politico – una vera e propria classe parassitaria e privilegiata che ormai succhia risorse enormi all’economia reale – ad impedire una reale riforma dei costi della politica: anche il più illuminato dei leader non può sfidare impunemente la pancia del proprio partito, dopo che questa s’è nutrita e ingrassata proprio appoggiando il leader di riferimento e che quindi non gradirebbe né permetterebbe un “tradimento” che ne ridurrebbe il ruolo e il peso. Sono crollati gli imperi, sono affondati i regimi, si sono avute rivoluzioni che hanno decapitato (a volte in senso letterale) la classe dirigente, ma mai questa è stata in grado di autoriformarsi in maniera da superare la crisi politico-economica del proprio paese: solo gli eroi possono decidere di immolarsi in nome di beni superiori. E il ceto politico medio è fatto di tutt’altro che da eroi.

La seconda motivazione è una conseguenza della nuova politica nell’età della globalizzazione, che stiamo ormai vivendo anche in Italia. Le classi dominanti dei vari paesi – ivi comprese quelle italiane, le cosiddette élite tendono sempre più a vivere in un’ottica sovranazionale e a distaccarsi da un interesse comune legato al territorio e alla nazione. Esse possono ormai agevolmente muoversi nei vari paesi e spostare con facilità capitali, risorse, aziende, per cui sentono sempre meno la necessità di sottoporsi agli obblighi di solidarietà collettiva che in passato, quando lo Stato nazionale non era ancora entrato in crisi, vincolava le classi di un paese ad un comune destino. Un esempio paradigmatico è stato negli ultimi anni il caso della Fiat, sempre più globalizzata e sempre meno sensibile alle esigenze e alle preoccupazioni della classe operaia del proprio paese, del proprio contesto di insediamento sociale. Queste élite si mettono al riparo sfruttando i privilegi e il potere posseduto in un’economia in cui la ricchezza non porta con sé nessun obbligo di servizio verso la società, nessun fardello di un destino collettivo comune, libere di “delocalizzarsi” laddove sembra loro più conveniente e dove possono sfuggire ai sussulti e ai disordini – o anche al degrado – di un ordine sociale di cui non si sentono più di far parte.

Infine, anche i ceti dirigenti minori – di ogni tipo, specie professionali e burocratici, ovvero la “pancia” dei movimenti politici esistenti – hanno comunque la possibilità di cercare una loro “piccola salvezza” all’interno di una nazione che precipita sempre più. È allora importante sfruttare quanto più possibile le nicchie di potere e di privilegio possedute (e a cui appunto non si può e non si vuole rinunziare) in modo da creare delle “enclave” in cui assicurarsi quei beni comuni – sicurezza, sanità, istruzione, divertimenti – che vengono sempre più sottratti alla sfera pubblica e che diventano, per classi medie sempre più impoverite e ceti popolari sempre più plebei, via via più inefficienti e in degrado. E si spiega anche quella perversa alleanza tra globalismo e tribalismo identitario che ha nella Lega la sua maggiore espressione: consapevolezza, da un lato, di appartenere alla parte forte dell’Italia che per progresso sociale ed economico, per capacità innovative e dinamismo aziendale, può paragonarsi alle parti più evolute d’Europa; decisione, dall’altra, di rinserrarsi nella gelosa protezione di questo status privilegiato tagliando via da sé i rami secchi della nazione (il meridione, simboleggiato dall’immondizia di Napoli) e celebrando una presunta e fantasiosa identità celtica che serva da collante e motivazione ideologica per il proprio disimpegno dal destino di una patria comune. Tutto ciò nella indifferenza del ceto politico meridionale, che non si avvede del disastro incombente o che – nel caso in cui lo diagnostichi con chiarezza – è sempre convinto di poter accedere a quelle “piccole salvezze” che lo mettano al sicuro, ancora per molto tempo, dal generale declino.

Nulla da fare, dunque? Dovremmo rassegnarci ad alimentare una classe politica di alto medio e basso livello nella sua parassitaria esistenza a spese della società che lavora e produce? Niente affatto: dicevo prima che nessuna classe politica ha spontaneamente rinunziato ai propri privilegi; ma lo hanno fatto in molte quando costrettevi dalla protesta popolare, seguita ad una sempre maggiore consapevolezza dell’impossibilità di continuare ad assistere al taglieggiamento della società. Quando il livello di malessere sociale e l’indignazione raggiunge il punto di guardia, allora si potrà essere costretti a effettuare dei cambiamenti che non siano puramente cosmetici, pena l’esserne travolti. Vi sono stati ceti dominanti che non hanno saputo ben calcolare o scorgere tale punto di non ritorno e han finito per essere spazzati via da rivolte spesso cruente ed a lungo andare non sempre risolutive. Compito di una forza come LeG è di accompagnare questo processo verso una sua svolta radicale, non apparente, ma al tempo stesso in grado di evitare o la violenza che potrebbe scaturirne o il progressivo rassegnarsi ad un declino intessuto dalla capillare e molecolare ricerca della soluzione personale.

* L’autore è ordinario di Storia della Filosofia all’Università di Catania e coordinatore del circolo catanese di LeG

26 commenti

  • Non e’ del tutto esatto che “mai è avvenuto che il ceto dirigente di una società abbia spontaneamente rinunziato ai propri privilegi”. Certo il Movimento 5 Stelle non appartiene e non apparterra’ mai al ceto dirigente visto che e’ fatto da cittadini che vogliono fare politica attiva, ma questo Movimento nel 2010 ha rinunciato ad oltre 1.5 Milioni di Euro di rimborsi elettorali a cui avrebbe avuto diritto in seguito alle elezioni regionali. Inoltre i consiglieri eletti hanno rinunciato ai vitalizi e hanno ridotto il loro stipendio del 70%.
    Basta dare l’esempio anziche’ fare proposte (vedi IDV su vitalizi e abolizione delle provincie) che tanto non passeranno mai!
    Il Movimento 5 Stelle vuole l’eliminazione delle provincie. Tutti dicono la stessa cosa, ma continuano a presentarsi alle elezioni provinciali. Il Movimento 5 Stelle, invece, non si candida nemmeno per eleggere dei consiglieri e presidenti di quelle provincie che vuole abolire!

  • Sono pienamente d’accordo! Ma quali azioni pratiche si potrebbero mettere in pratica da parte di noi semplici cittadini?

  • Se non lo fanno di loro spontanea volontà è ovvio che noi tutti, assieme, iniziamo davvero a trovarci nelle piazze sotto i loro bei palazzoni per ricordargli che siamo noi i loro datori di lavoro e che in ogni momento possiamo farli SALTARE!!!
    La Grecia è in piazza la Spagna si è indignata e noi che facciamo??? stiamo a guardare mentre ci “fottono” il pane dalla tavola?!?!? ma si, l’importante è che non ci tocchino il calcio a noi ometti e grande fratello e uomini e donne alle fanciulle.
    Che schifo Italia, spero presto di andarmene

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  • sono d’accordo , la mobilitazione è l’unica arma che può incidere sul cambiamento. Mettiamoci in rete.

  • Poche balle , il medioevo è strapassato, la gente ne ha piene le scatole di tutte questi abusi della casta politica.Se tiriamo cinghia noi la devono tirare a maggior ragione loro. Sono pieni di privilegi che devono essere azzerati e dimezzati i numeri di parlamentari, con annesse spese di auto blu e scorte che non servono a niente e a nessuno. E’ ora di fare piazza pulita, di tutti gli sprechi, così le provincie devono sparire. Se non lo capiscono, si deve scendere tutti in piazza e con le buone o le cattive la devono capire. Il popolo sovrano è stufo di tutti questi politicanti mangia pane a tradimento che mettono in crisi tutto il sistema. Non esiste una carriera con 50 anni in politica, uno o due al massimo legislature e poi via a riprendere il lavoro di prima. I vecchi baucchi con 80 e passa anni che portano il pannolone fora dai bali, il Parlamento è pieno di mummie che vanno bene solo al museo Egizio. Largo ai giovani onesti e capaci.

  • gentile Pier Angelo, tu dici “riprendere il lavoro di prima”.
    Ma quale lavoro? quella è gente che non sa fare niente di niente!!! che cosa potrebbe fare un Trota? che lavoro faceva “prima”? e la Gelmini?
    Sai, per fare un lavoro bisogna averci capacità, occhio, intelligenza…..
    i politici non hanno NULLA di questo, per questo fanno i politici.
    Si potrebbe riformulare quella battuta famosa: chi non sa fare, fa il politico (e chi non sa fare il politico fa il presidente del consiglio).
    Saluti.
    Silvana

  • Si ricordino,quei manigoldi, a cominciare dal cavaliere inesistente,che oggi è il 14 Luglio, e meditino sulla sorte di Luigi e Maria Antonietta. Adesso devono cominciare ad aver paura.

  • perchè mai rassegnarsi al mantenimento di questa classe politica? quando la misura è colma saranno i cittadini a prendere in mano la situazione,ciò potrebbe portare a soluzioni violente per cui “la casta attuale pagherebbe il fio e “giustamente” per non aver voluto capire in tempo-Forse sarebbe bene che questi”dirigenti acchippa tutto” non si cullassero troppo sul masochismo apparente della popolazione e intervenissero in tempo a frenare la voracità dei loro privilegi-Ancora una volta con le varie manovre essi e il loro accanimento vorace hanno risversato il peso della crisi sulle classi medie lasciando intatte le fasce di ricchezza alte,(grandi evasori e essi medesimi con i proventi della manipolazione delle risorse pubbliche-

  • Sono appena venuto a conoscenza di questo sito e ne sono veramente soddisfatto perchè spero e mi auguro che possa essere utile a portare avanti la voce del popolo. Detto questo e preso atto dell’articolo inserito con relativi post “dal contenuto condiviso”, ed apprendendo giornalmente dai quotidiani l’attuale manovra finanziaria in corso di approvazione “che non prevede/ha previsto alcun tagliio non solo ai costi della politica” ma non sfiora nemmeno i privilegi di lor signori politici e loro parenti “fatto veramente sconcertante” con il presente msg. chiedo a voi veterani del presente sito quale sia la via da perseguire per poter “non dico modificare la proposta in esame al Governo sulla finanziaria” ma intervenire in tutti i modi legali per far sì che almeno i privilegi vengano quantomeno cancellati prima possibile e nel immediato futuro porre in essere tutti gli interventi legalmente attuabili per porre fine ad una sifatta classe dirigente.

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    SE I PARTITI NON LO CAPISCONO, SI DEVE SCENDERE IN PIAZZA E CON LE BUONE O CON LE CATTIVE LA DEVONO CAPIRE
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    Signor Pier Angelo Soorbole,

    guardi che NON occorre nemmeno scendere in piazza – e rischiare la potenziale violenza che questo atto inevitabilmente comporta – per gestire EFFICACEMENTE la mafia dei Partiti. Questi Covi di parassitismo, infatti, rispondono BENISSIMO alla chiusura del rubinetto dell’ossigeno che é il nostro VOTO. Recandoci alle urne ed ANNULLANDO la scheda elettorale – possibilmente specificando la ragione primaria per cui si NEGA il voto – i Partiti MUOIONO per asfissia.

    L’errore colossale che quasi tutti noi abbiamo fatto in passato é stato quello di farci prendere emotivamente dal GIOCO che tutti i Partiti sanno ben fare nel corso della campagna elettorale, specialmente nella sua parte finale. Mi sto riferendo al “gioco dell’ammucchiata” secondo cui se non si vota per Caio allora si rischia di far vincere Sempronio, con il risultato che tutti noi Elettori – e particolarmente Elettrici per la loro più alta emotività – ci precipitiamo alle urne ad OSSIGENARE entrambi, Caio e Sempronio, con il nostro voto a loro VITALE.

    Alla prossima tornata elettorale – per farLe un esempio – io rispondero’ al loro gioco recandomi SI alle urne, ma NON per fare quello che i Partiti vogliono che io faccia, ma – al contrario – per NEGARE a tutti loro il mio voto, ANNULLANDO la mia scheda scrivendo su di essa:

    — NO AL PORCELLUM — NO ALLA MAFIA DELLA MONOPOLIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE TELEVISIVA —

    Sono le DUE ragioni di fondo per cui io NEGO a TUTTI i Partiti l’ossigeno vitale del mio voto. E lo scrivo – e ne parlo ad ogni occasione – ADESSO affinché la notizia possa pervenire ai Partiti con ampio anticipo, nell’eventualità che la morte per ASFISSIA non fosse loro particolarmente gradita.

    Si stia bene, Signor Soorbole.

    jb Mirabile-caruso.

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    ” DEMOCRAZIA VERA ” : TUTTI PER LA NAZIONE, LA NAZIONE PER TUTTI
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  • Concordo sul fatto che la mobilitazione popolare sia l’unica via per conquistare l’eliminazione dei privilegi riservati ai politici. In tre giorni maggioranza e opposizione sono riuscite ad accordarsi senza difficoltà per approvare una manovra, peraltro indispensabile, che peserà moltissimo sulle famiglie. Non un provvedimento però realmente significativo in merito ai costi della politica.
    Auspico pertanto che pacificamente si manifesti per far sentire la richiesta di cambiamento, prima che l’esasperazione porti la gente a superare i limiti delle civili proteste.

  • Io non lo so, ma quante parole per girare intorno allo scempio. Quanto narcisismo ad alimentare il personale godimento nella dotta e saggia analisi. Qui la casa brucia ma noi riuniamoci in assemblea please per discutere le origini degli incendi e la tassa sui pompieri nell’Atene di Pericle. Ostia. Credo che si sia in presenza di notevoli dosi di stupidità.
    Non che ci sia molto da fare, a parte l’insurrezione però adesso è tempo di ferie, ma tentare uno sciopere generale della produzione e dell’acquisto d’accordo con Camusso e forse Marcegagliae forse quei codini delle confcommercio, in autunno per un giorno, paralizzando il paese, sul serio, ah quello forse servirebbe. Adios gringos.

    D’ascola circolo di Milano.

  • l’analisi è molto precisa ed articolata. La politica nasce come progetto di governare lo scontro tra classi ed interessi diversi con Solone; nel tempo diviene una tecnica e degli individui si dedicano in modo specifico a questa tecnica: anche le monarchie devono sviluppare tale tecnica. Insomma si crea “la casta” che ha dei privilegi in cambio della ricerca della “mediazione”. Se faccio il mediatore di professione devo avere un guadagno: e tale guadagno, nelle società moderne e postmoderne è rappresentato da alcuni privilegi. Se amplifico tali privilegi testimonio, ho una prova, che agisco bene e il mio lavoro è riconosciuto. Viceversa il contrario e pertanto non sarò mai disponibuile a decrementare i miei privilegi di mediatore. Anche il fatto di non essere più legato ad un territorio ed ai suoi problemi mi rende irresponsabile, neutrale, rispetto ai miei doveri etici. Tali consapevolezze potrebbero suggerirmi di cercare mediazioni più avanzate proprio per non perdere la mia funzione di mediatore. Ma ci vuole molta intelligenza e capacità critica per accettare il fatto che la mia funzione venga retribuita meno in rapporto allo svolgimento della funzione stessa. Una cosa è stata comunque detta a tutti: date le circostanze non si salvano neppure i viaggiatori di prima classe e il livello della mediazione può entrare in entropia da un momento all’altro. Speriamo che le varie consapevolezze evitino il peggio.

  • Condivido quanto proposto dall’autore di questo articolo ed auspico che L&G intraprenda subito qualche concreta ed efficace iniziativa su questo tema; la situazione per me, e credo per moltissimi altri cittadini ancora pensanti o non del tutto lobotomizzati o rassegnati, è aberrante, insostenibile. irritante, vergognosa.
    In questi giorni sono all’estero, in un Paese del Sud America, e qui molti mi domandano com’è possibile che un Paese di storia e cultura come l’Italia abbia tollerato e continui a tollerare di essere governato da una simile genia e da un simile premier: Non so cosa rispondere!

  • Sono pienamente concorde con quando scritto in questo articolo. Spero e auspico che vengano intrapprese da subito iniziative di protesta con manifestazioni popolari pacifiche . Non se ne può più di questa classe politica!!! non si vergognano più di nulla sono avidi , incapaci, disonesti, ecc. ( gli aggettivi non mancano ) . Dobbiamo riuscire per prima cosa a conoscere TUTTI i vantaggi che questa politica si è creata e poi chiedere a gran voce l’ eliminazzione dei privilegi .

  • Ad integrare le giuste considerazioni del Coordinatore catanese di LeG,soccorre la denuncia su Facebook di un ignoto ex precario di Montecitorio relativa alle mascalzonate di non pochi componenti della casta di nomina regia,facce toste indifferenti di fronte all’aumento quotidiano del debito pubblico prodotto dal loro delinquenziale comportamento.

  • Concordo pienamente e sono disponibile a qualunque iniziativa si intraprenderà in tal senso: ben vengano buone proposte, grazie.

  • Il punto critico è stato raggiunto, non soltanto a destra ma anche a sinistra dello schieramento politico. Nella costante storica della riottosità da parte del ceto dirigente a ceder privilegi, c’è da considerare anche la varietà di oggi: il berlusconismo non si spiega a sufficienza senza tener conto di un’opposizione inconsistente, implicata nella perversione del potere. Quando Bersani ( o altro leader dell’opposizione ) chiede le dimissioni di Berlusconi, coerentemente dovrebbe presentare anche le sue dimissioni. Le ultime? Il no condiviso al taglio del vitalizio dei parlamentari, l’astensione non soltanto vergognosa ma improduttiva alla eliminazione delle province… Astensione perché il PD ha nel cassetto la “riforma” delle Province e degli Enti ad esse associate? Miopia! Quando spera Bersani di fare questa riforma, quando andrà al governo con Di Pietro o con Vendola che sono per il no radicale?
    Penso che sia imminente la protesta: L’Italia non può tollerare che di fronte ai costi gravosi della manovra finanziaria , la casta politica, di destra e di sinistra, prima responsabile nella formazione del debito pubblico, sia rimasta intoccata.

  • Non hanno le idee chiare e quelle poche che manifestano sono confuse,contraddette altresì da ciò che fanno,per altro lontano mille miglia dai bisogni e dal comune sentire dell’indefesso elettorato che vota e paga.

    FANNO PENA e dovrebbero essere,almeno tre quarti di essi con i rispettivi caporali e datori di poltrona,licenziati immantinente per indegnità,senza gli otto giorni.

    Certo che se non se ne vanno bisognerà stanarli e scendere in piazza a inseguirli con i forconi.
    Purtroppo ci siamo illusi di avere chiuso,con il crollo del fatidico muro berlinese, la stagione delle rivoluzioni ideologiche che afflisse il secolo scorso.

  • Dopo questa doverosa lamentazione e chiarezza di giudizio affinchè non rimangano “parole al vento”, direi che è arrivato il momento di agire. Voglio una data , un luogo e l’intera Italia in Piazza, per protestare con calma e con estrema coerenza e fermezza. Ricordiamoci che le rivolte più violente sono iniziate perchè il popolo era affamato. Non siamo giunti ancora a questo ma ci stiamo tragicamente avvicinando. Facciamolo ora!!!!!

  • se fossimo un paese normale con un al governo e in parlamento persone sensate con a cuore il futuro dei cittadini, i primi tagli li avrebbero fatti a se’ stessi e ai loro inaccettabile privilegi. ma l’Italia è il paese dei più grandi “magna magna” a partire proprio dalle più di mille persone che dobbiamo mantenere in parlamento con stipendi vertiginosi e tutto il resto!. E’ la vergogna più dolorosa sapere che molti lavoratori sono in cassa integrazione, che i cittadini sono sempre più poveri mentre i parlamentari (tutti) si disinteressano di contribuire anch’essi all’economia dei paese; ma di chi è la colpa se non proprio loro? dovremmo costringerli a comportarsi come i parlamentari tedeschi: € 4000,00 al mese e nessun privilegio.

  • Con riferimento ai costi della politica in generale, dovrebbero adottare in maniera immediata i tagli, come hanno fatto per i tiket sanitari e per le pensioni. E quindi non aspettare alla prossima legislatura o altro. Eliminare duplicati di enti tipo Provincia e Regioni, inoltre fare contollare da terzi, non compiacenti, spese tipo:portaborse, auto blu, manutenzioni, carburanti e spostamenti delle stesse con i rispettivi autisti. Inoltre la voce spese di rappresentanza, in maniera analitica oltre a tutti gli altri spostamenti sia all’estero che all’interno dell’Italia che devono essere effettuati solo se strettamente necessari. Inoltre i ns. politici devono mettersi una mano alla coscenza e pensare che ci sono famiglie che vivono alla soglia della povertà e a stento vanno avanti, salviamo il ns. futuro e ns. figli. Vogliamo arrivare alla fine della Grecia? Fate qualcosa di costruttivo ed eliminate le promesse che non vengono mantenute. Siamo arrivati alla frutta e il dolce non verrà dato.

  • Questi signori della casta e della politica in generale, sia quella di vertice che quella di periferia devono capire che è ora di fare i fatti e cioè tagliarsi alla grande i loro infami e assurdi compensi e stare agli ordini del popolo sovrano. Tagliare di netto tutti gli sprechi e privilegi, abolire le provincie e dimezzare alla grande sia i compensi che il numero di parlamentari. Questo è quello che devono fare, altrimenti credo che presto ci sarà una bella reazione che partirà dalle piazze e li sistemerà come devono essere sistemati. Ma signori ci rendiamo conto che ad esempio, un assessore di una qualunque regione d’Italia prende più di Obama , il presidente degli USA? Ci rendiamo conto che dopo una legislatura con 5 anni di presenza in Parlamento questi prendono una pensione di 3mila euro al mese per tutta la vita? Milioni di italiani per avere uno straccio di pensine da 800/1200 €, devono lavora 40 e più anni? MA SCHERZIAMO, NON CI SONO NE SE E NE MA CHE TENGANO, O SI FANNO LE COSE GIUSTE O SI FANNO LE COSE GIUSTE!

  • Grazie al Professore dell’università di Catania che così chiaramente ha spiegato la situazione in cui ci troviamo: dobbiamo quindi reagire tutti uniti per far sì che si possano realmente incominciare a cambiare le cose: diteci cosa possiamo fare concretamente…io sono con voi
    Graziella

  • Tremonti ha detto che “non si salvano nemmeno i passeggeri di prima classe”. Del Titanich (chissà perchè ci ha aggiunto un’acca…).
    Ma questi passeggeri di prima classe ci tengono assai ai propri privilegi della prima classe e non li mollano! Lo stesso Tremonti è una classe prima-super e in tutti i modi cerca di salvare se stesso e i suoi compagni di viaggio e (laute) merende.
    Fa indignare la sua consapevolezza e la vigliaccheria.
    Ma che cosa crede? che se dice quelle frasi noi ci inteneriamo per la sorte dei “poveri (intoccabili) passeggeri di prima classe”?
    Non ho proprio capito il senso di quella battuta infelicissima. Altrettanto infelice di quella detta a quell’assemblea della Lega: “Noi non leggiamo libri” (e bravo fesso. bell’esempio davvero!).
    Saluti.
    Silvana

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