Cattivi pensieri

E pensare che il presidente dell’Associazione nazionale magistrati aveva salutato con favore il testo della manovra economica nella parte riguardante la giustizia perché, diceva, «non contiene norme ad personam» . Quasi fosse un’insperata novità. Ma ecco che nel decreto approvato dal governo e inviato al Quirinale per la firma, alle ultime tre righe dell’ultimo comma del terz’ultimo articolo— seminascosto in un malloppo di oltre cento pagine — compare una postilla che inevitabilmente rientra in quell’ormai logora definizione di cui pure le persone più a digiuno di leggi e questioni giudiziarie hanno imparato il significato: norma ad personam, appunto, cioè disegnata per risolvere o favorire la soluzione dei problemi giudiziari del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una costante che si ripete da dieci anni. Stavolta la vicenda riguarda il contenzioso civile per la vicenda Mondadori, tra il premier e l’ingegner Carlo De Benedetti. Dopo che nel processo penale è divenuta definitiva la condanna del giudice corrotto che nel lontano 1991 sancì il passaggio della casa editrice alla Fininvest di Berlusconi, è cominciata la causa per il risarcimento chiesto da De Benedetti; e nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano ha stabilito, in primo grado, che la Fininvest del Cavaliere deve versare alla Cir dell’Ingegnere la cifra record di 750 milioni di euro. Nel processo d’appello una perizia ha ridotto il valore del presunto danno tra 440 e 490 milioni. Comunque una bella somma. La sentenza è attesa a giorni. Alla luce di questa situazione, le tre righe introdotte nel decreto legge contenente «disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria» assumono un significato fin troppo chiaro: la sospensione dell’esecuzione della sentenza, che secondo il codice vigente il giudice può stabilire in particolari situazioni, «è concessa in ogni caso per condanne di ammontare superiore a venti milioni di euro» . Come quella della causa Mondadori e presumibilmente non molte altre. Introdotta alla vigilia del verdetto d’appello, è difficile immaginare la ragione di una siffatta riforma diversa dall’esigenza di allontanare gli effetti (e soprattutto i costi per il capo del governo) di una possibile condanna della Fininvest. Paventata pochi giorni fa da un preoccupato Berlusconi, che agli ex compagni di scuola radunati per un funerale confidava: «Dove li trovo tanti soldi?» . Se la nuova norma dovesse entrare in vigore, il ricorso in Cassazione gli concederebbe qualche altro anno di tempo: per rinviare il pagamento basterà «prestare idonea cauzione» . Poi si vedrà. Il paradosso è che l’articolo in cui è stata infilata l’ennesima norma ad personam s’intitola «Disposizioni per l’efficienza del sistema giudiziario e la celere definizione delle controversie» . L’esecutività delle sentenze d’appello serve proprio a sveltire i tempi dei contenziosi, in modo da soddisfare più in fretta chi vince e scoraggiare ricorsi temerari o dilatori di chi perde. Il codicillo va nella direzione opposta. Nonostante il titolo. Ma evidentemente c’era un’urgenza più impellente da soddisfare.

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