Gherardo Colombo e il peso delle regole

«Esiste una relazione tra le regole e la possibilità di essere felici?». È la domanda (impegnativa) che Gherardo Colombo ha rivolto alla platea di studenti perugini, ad aprire una specialissima “lezione di legalità”. L’iniziativa – svoltasi presso il Liceo G. Alessi, con la partecipazione di alunni del Liceo Galilei – rientra nell’ambito dell’attività che vede il circolo LeG di Perugia impegnato a portare tra i banchi di alcune scuole cittadine professionisti ed esperti in grado di trattare – con competenza ed autorevolezza – i concetti, e non solo questi, di regole, diritti, doveri e libertà. Il tutto, nel quadro del progetto ministeriale “Cittadinanza e Costituzione”, che – dal 2008 – sostituisce la tradizionale “Educazione civica”. Chi meglio dell’ex-magistrato, allora, per parlare di regole? Colombo – volto noto della giustizia italiana – non ha bisogno di presentazioni: uno dei magistrati più noti del nostro paese, ha condotto o collaborato a celebri inchieste (Loggia P2, delitto Ambrosoli, fondi neri IRI, Mani pulite, processi Imi-Sir, Lodo Mondadori e Sme, per citarne alcune). Non solo, da tempo – e in particolare dopo le dimissioni dalla magistratura nel 2007 – gira il paese per incontrare i giovani («sono loro che costruiranno l’Italia di domani»), ma anche docenti e cittadinanza in genere, perché «la giustizia non può funzionare, secondo me, se i cittadini non hanno un buon rapporto con le regole». Ed è proprio delle norme e del legame conflittuale e tormentato che noi italiani abbiamo con esse, che l’ex magistrato parla con passione. E scrive, con altrettanta passione. Sì, perché oltre che partecipare e promuovere iniziative come questa, ha pubblicato – sul tema – numerosi libri (“Sulle regole” e “Sei stato tu? La Costituzione attraverso le domande dei bambini” sono solo i più recenti). Rifiutando il classico assetto spaziale (relatore e platea gerarchicamente separati dalla cattedra), si muove tra i ragazzi: nessuno deve essere spettatore, tutti devono partecipare. E – ma è solo per un momento – tra gli studenti serpeggia, in un simpatico siparietto, un lieve timore, molto simile a quello che si prova in procinto di essere interrogati. Ma è solo per un momento, appunto: Colombo entra in perfetta sintonia con i giovani, li stimola, li coinvolge e – senza dubbio – li affascina con una dialettica frizzante e – quel che più conta – con la forza del ragionamento. Ebbene sì, il ragionamento (magari anche critico, merce oggi assai rara) è quello che l’ex-magistrato vuole dagli studenti cui si rivolge: non siate indifferenti, non fatevi scorrere addosso quello che vi capita attorno, sembra dire quando parla di regole, Costituzione e legalità. Acquisite coscienza. Ecco perché l’Illuminismo – prima drastica affermazione del criterio principe, la ragione, formidabile strumento di emancipazione dell’umanità – è al centro dei suoi discorsi. «L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità, di cui egli stesso è colpevole» Ma che cosa è la minorità? « È l’incapacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro», continua Colombo citando il Kant di “Che cos’è l’Illuminismo”. E l’ex-magistrato ne è convinto, eccome, tanto da incriminare la stessa rivoluzione francese, tradizionalmente osannata come spartiacque di libertà, rea invece di aver ostacolato, con la violenza, il normale fluire della dirompente portata innovativa del secolo dei Lumi. Al bando, allora, la pigrizia intellettuale. Conoscere per scegliere, scegliere per essere liberi: questo è il passaggio – convincente nella sua indiscutibilità – spiegato con più forza da Colombo, a restituire piena legittimità alla scuola e alla istruzione in genere, veri strumenti di libertà. E, parlando di regole, non poteva mancare “la norma sulle norme”, la regola che sta in capo a tutte. «Il punto di partenza della nostra Costituzione è la persona» – spiega l’ex-magistrato: la dignità, le libertà, i diritti e i doveri, hanno come soggetto e destinatario proprio l’individuo. A pensarci bene, è un formidabile strumento di uguaglianza. La società – da sempre fondata sulla gerarchia e la sperequazione – diventa, in uno di quei cambiamenti che fanno la storia, un insieme di persone eguali tra loro. In quasi due ore di grande intensità, forte è stato l’impatto sui ragazzi, partecipi e coinvolti in una lezione senz’altro fuori dalla norma. «Siamo un paese immaturo, adolescente nel suo rapporto con la legalità», ci ricorda Colombo. La norma è ancora vissuta come costrizione e vincolo da eludere, più che come garanzia e tutela da rispettare. Questo è il peccato originale che spiega molte delle storture dell’Italia di oggi. Ecco che allora diventa importantissimo riflettere di legalità con i giovani, che sono i politici, gli amministratori, i lavoratori e i dirigenti di domani. Per poi – chissà – scoprire che, alla fine, le regole possono davvero aiutarci a raggiungere la felicità.

1 commento

  • Gherardo Clombo sta facendo un lavoro molto importante , davvero di grande valore civico. Ne abbiamo tutti bisogno, ma soprattutto ne hanno bisogno i più giovani, è un nutrimento prezioso e speriamo che aiuti nella creazione di anticorpi contro tutto il malaffare e l’arrogante esibizione che se ne fa.
    Il suo collega P. Davigo, commentando a “Presa diretta” di Iacona tutta la corruzione italiana ha detto che il sistema ha creato norme per autoassolversi e restare impunito, e ha terminato con una semplisissima quanto dolorosa affermazione “La corruzione fa morire un paese”.
    Silvana

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