La paura delle elezioni fa sentire più forte una coalizione precaria

Per paradosso, l’arrivo di esponenti dell’opposizione è quasi secondario: anche se palazzo Chigi sottolinea il ruolo che è chiamato a svolgere il cosiddetto «gruppo dei responsabili» . Il vero sostegno sul quale Silvio Berlusconi conta è la paura delle elezioni anticipate da parte delle opposizioni. Il presidente del Consiglio comincia a convincersi che il suo governo traballante e minoritario possa essere puntellato davvero da un Polo della Nazione deciso ad impedire la fine della legislatura. Avere chiarito che qualunque nuova bocciatura in Parlamento aprirà la strada al voto, fa sentire il centrodestra più forte; e, almeno in teoria, allontana lo spettro delle urne a marzo. La stessa Lega sembra disposta a rivedere i toni, se non la strategia. Umberto Bossi registra con soddisfazione l’atteggiamento di Pier Ferdinando Casini e di Gianfranco Fini. E prevede che «tutto andrà bene» sul federalismo, col ministro Roberto Calderoli nei panni del mediatore. Non significa che l’Udc si sia convertita al modello leghista. Più prosaicamente, si prepara ad accettarlo con alcune modifiche, per togliere al Carroccio un ottimo pretesto elettorale. Ma questo diventa una sorta di assicurazione sulla vita dell’esecutivo. Si tratta di una garanzia aleatoria, soggetta agli scarti dei lumbard e ad un giorno per giorno che include il rischio del logoramento. Tuttavia, l’aut aut di Casini al Pd di Pier Luigi Bersani sembra allontanare la prospettiva di un’alleanza. E dunque consente a Berlusconi e Lega di non preoccuparsi di un’eventuale rottura: opposizioni divise faciliterebbero una vittoria della maggioranza al Senato. Ma il «no» di Casini anche all’ingresso dell’Udc nella giunta capitolina di Giorgio Alemanno, disastrata e azzerata dal sindaco di Roma, dice qualcosa di più. Prefigura una posizione attendista che mira nell’immediato a rendere determinanti i voti centristi: l’orientamento a «salvare» il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, che Pd e Idv vorrebbero sfiduciare, sarebbe la prima prova. L’obiettivo a breve termine è di scongiurare le elezioni nel 2011; e di presentare entro sei, nove mesi il conto al centrodestra, rivendicando il ruolo ibrido ma decisivo del Polo della Nazione: magari proprio nella speranza di modificare gli equilibri nel centrodestra, entrando nell’area della maggioranza. È uno scenario che le prossime tre settimane possono puntellare o sgretolare. Ma il presidente del Consiglio non lo esclude, come male minore rispetto ad un voto poco spiegabile anche all’elettorato di centrodestra; e insidioso per l’offensiva contro l’euro in atto sui mercati finanziari. La coalizione non è più quella della primavera del 2008, e i numeri ne sottolineano la debolezza. Per il modo in cui è finita la votazione in Parlamento del 14 dicembre scorso, però, il governo si sente più sicuro. E considera la provvisorietà come una condizione scomoda per sé meno che per gli avversari. In apparenza, una situazione del genere sembra esaltare il ruolo di Casini come garante del limbo. Ma solo se e fino a quando alla Lega converrà un equilibrio tacito e fragile.

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