L’asse del Nord frustra le manovre centriste

Silvio Berlusconi confessa il cruccio che più lo angoscia se si andrà alle elezioni: «Si allontana sempre più la consapevolezza dei cittadini su ciò che ha fatto il governo in questi due anni». Non è un’ammissione da poco. Significa che il presidente del Consiglio si rende conto dei guasti provocati dalle risse nel centrodestra e dall’effetto congiunto della crisi dei rifiuti a Napoli e del «caso Carfagna». Il fatto che quest’ultimo sembri destinato a rientrare cambia poco il quadro: anche perché l’immondizia nel capoluogo campano basta a tenere in sospeso il governo; e ad alimentare polemiche fra Lega ed alleati.

La durezza con la quale Umberto Bossi ha detto no a trasferire i rifiuti a Nord per il loro smaltimento è un gesto assai poco solidale: anche perché il rifiuto viene confermato dalle due regioni a presidenza leghista, Piemonte e Veneto. Ma nell’ottica del voto anticipato le parole del capo del Carroccio sono ben comprensibili, Bossi parla al proprio elettorato. Il suo piglio padano sottolinea l’affanno di un governo alle prese col suo «piano Sud».

Non è facile. Ad oltre due settimane dal voto in Parlamento, Berlusconi deve fare i conti con un Pdl in tensione; e con l’azione di logoramento di Fli e Udc. Il premier chiede al partito di Pier Ferdinando Casini di appoggiarlo dall’esterno e Bossi approva. Ma la proposta ha troppo il sapore della provocazione. Non solo. Ieri il leader della maggioranza ha confermato che non farà passi indietro, aggiungendo che semmai toccherebbe a Fini dimettersi da presidente della Camera. Bossi versa altro sale, dipingendo opposizioni terrorizzate dalle urne e dunque tentate di votare la fiducia a Berlusconi. Il premier ormai fa propria la tesi del capo della Lega: se non riuscirà a governare, e non avrà una «maggioranza buona» in entrambe le Camere, andrà da Giorgio Napolitano per chiedergli «il ritorno dagli elettori». Sembra intendere che non gli basteranno una manciata di voti in più per andare avanti. L’unico modo per dare al capo dello Stato margini di manovra sarebbe quello di sostenere il governo in Parlamento. Ma, per come si sono messe le cose, apparirebbe solo un espediente per logorare Berlusconi, moltiplicando le incognite per l’Italia.

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