Il servizio pubblico e le notizie del Tg1

Rai, il Pd esca dalla spartitocrazia – di F. di Robilant // Nel 1978 i politologi Juan Linz e Alfred Stepan curavano un libro intitolato The Breakdown of Democratic Regimes, dedicato all’analisi dei recenti golpi militari in certi grandi paesi latino-americani. Il libro analizzava in chiave comparata anche i fallimenti della giovane democrazia spagnola ( 1932-36) nonché l’ascesa al potere di Mussolini e di Hitler.Oggi siamo in una situazione molto diversa. The Breakdown of the Democratic Regime in Italia sta prendendo forme inedite, non la costante minaccia e la pratica della violenza per le strade e nel cuore dello stato, piuttosto una battaglia culturale molto vasta per orientare le opinioni delle persone, controllare i contenuti dell’informazione e produrre una narrazione complessiva vincente. Già dalle intercettazioni di Trani, trasmesse poi con grande effetto da Michele Santoro e compagnia, ci si rendeva conto di quanto questa battaglia politico-culturale fosse al centro degli interessi del Presidente del Consiglio. L’attuale gestione del Tg1 affidata al direttore Augusto Minzolini è un elemento critico di questa battaglia. Come sappiamo, l’Italia non può purtroppo vantare una tradizione di obiettività, sobrietà e pluralismo in materia di realizzazione dei notiziari della RAI. Le notizie sono da sempre state lottizzate tra i partiti, come tanti altri luoghi dello spazio ‘pubblico’ italiano.

Ma l’offensiva di Minzolini è del tutto particolare e corrisponde a una nuova fase. Non a caso il Presidente del Consiglio lo chiama ‘il Direttorissimo’. La coraggiosa intervista (la Repubblica, 1 aprile 2010) di Maria Luisa Busi, una delle conduttrici storiche del TG1, ci porta dentro le dinamiche del telegiornale di Minzolini. I giornalisti della testata che non hanno firmato l’appello a favore del direttore sul caso Mills sono stati fatti oggetto di rappresaglie e allontanati dal loro lavoro abituale (è il caso del caporedattore centrale Massimo De Strobel). Gli editoriali del direttore sono schierati in modo grottesco sui temi cari al governo e al Presidente del Consiglio. Dilaga a dismisura l’infotainment (informazione-intrattenimento). Racconta la Busi: “Una volta, come sesta notizia abbiamo dato i cigni imprigionati dal ghiaccio in Ucraina e poche righe sullo sciopero generale in Sardegna … Ma il peggio è stato a L’Aquila, quando a protestare contro la troupe del Tg che guidavo, sono state centinaia di persone terremotate”.Si potrebbe continuare a lungo nell’analisi delle tecniche utilizzate per manipolare le notizie pur senza annullare del tutto le voci dell’opposizione, e di altri aspetti della presentazione delle notizie. Ma la cosa importante per noi è di individuare la posta (culturale e politica) in gioco, di renderci conto che proprio il suo estremismo rende Minzolini vulnerabile, e di muoverci politicamente in questo campo. Già i consiglieri Rai Rizzo Nervo e Van Straten parlano di determinazione ‘stalinista’ del direttore del Tg1.

Si dovrebbe creare un’alleanza molto vasta di individui e di associazioni che denunci con fermezza e continuità quello che succede al Tg1. La giornalista Maria Luisa Busi e anche Tiziana Ferrario (da poco tolta da Minzolini dalla conduzione del Tg delle ore 20) ci avvertono dell’inizio di una nuova e pericolosa fase. Maria Luisa Busi racconta: “In 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all’area del centrodestra (Vespa, Rossella, Minun), nessuno aveva mai osato tanto”. E’ ora di reagire.

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