Zaia, governatore veneto o ministro dell’Agricoltura?

Luca Zaia deve scegliere, anzi doveva avere già scelto: o governatore della regione Veneto o ministro dell’Agricoltura. E invece no, non solo prende tempo ma a Venezia si è insediato martedì a Palazzo Balbi “con grande emozione” nello studio di presidente della giunta regionale, quindi l’indomani ha lasciato il Canal Grande, ha fatto un salto a Roma, è entrato nell’aula di Montecitorio, e – nella sua qualità di responsabile del dicastero delle Politiche agricole – ha partecipato al tradizionale question-time del mercoledì, rispondendo ad un suo collega di partito sugli stanziamenti per il rilancio del settore agricolo e agroalimentare. “Possiamo rassicurare gli agricoltori”, ha detto con qualche ridicola solennità: “Esiste un ministro dell’Agricoltura, esiste una maggioranza, esiste un governo in grado di dare puntuale risposta…”. Controcanto del deputato interrogante: “E’ con un sentimento di profondo e sincero orgoglio che il gruppo della Lega desidera ringraziarla per la competenza, la disponibilità, la partecipazione…Grazie ministro e auguri per il nuovo incarico!”.
Il bello (o l’indecente, fate voi) è che, se Zaia non ha ancora lasciato il dicastero ma anzi parla ancora, e a pieno titolo, come ministro, dal canto suo Berlusconi non ha ancora provveduto a sostituirlo: ha chiesto sì il permesso a Umberto Bossi di nominare al posto del leghista Zaia il precedente governatore veneto forzista Giancarlo Galan – un volgare giuoco dei quattro cantoni – ma il Consiglio dei ministri non ha preso ancora alcuna decisione.

Insomma tutto in bilico. (E a proposito di governatori, dove mettete il caso del neo-presidente della regione Piemonte, Roberto Cota? Lui è non solo ancora deputato, ma persino presidente del gruppo parlamentare della Lega. Quando si dimette? “Quando ci piace a noi”, ha risposto ieri Bossi. L’art. 22 della Costituzione dispone: “Nessuno può appartenere contemporaneamente a un consiglio o a una giunta regionale e a una delle camere del Parlamento”.)
Il caso-Zaia è la spia, al momento la più emblematica, di un malcostume tutto del centrodestra: quello della doppia e in qualche caso persino tripla poltrona: presidenti di provincia, sindaci, amministratori delegati di aziende e società pubbliche, presidenti di fondazioni…Sono diecine e diecine di casi, qualcuno più noto, altri più oscuri o sui quali è stato messo il silenziatore. Vogliamo segnalare o ricordare i più clamorosi, fermandoci alla Camera, dove le incompatibilità sono più numerose e più clamorose? Maria Teresa Armosino, deputato Pdl e presidente della Provincia di Asti; Luigi Cesaro, deputato Pdl e presidente della Provincia di Napoli; Edmondo Cirielli, deputato Pdl, deputato e presidente della Provincia di Salerno; Daniele Molgora, deputato Lega, presidente della Provincia di Brescia e persino sottosegretario all’Economia; Ettore Pirovano, deputato Lega e presidente della Provincia di Bergamo; Roberto Simonetti, deputato Lega e presidente della Provincia di Biella; Marco Zacchera, deputato Pdl e sindaco di Verbania; Adriano Paroli, deputato Pdl e sindaco di Brescia; Niccolò Cristaldi, deputato Pdl e sindaco di Mazara del Vallo; Antonello Iannarilli, deputato Pdl e presidente della Provincia di Frosinone; Giulio Marini, deputato Pdl e sindaco di Viterbo; Antonino Pepe, deputato Pdl e presidente della Provincia di Foggia.

Vivono tutti nell’illegalità assoluta: le due o tre cariche sono assolutamente incompatibili. Come, tanto per fare solo un esempio tra diecine, vive nella incompatibilità da controllore-controllato il deputato Pdl ed ex ministro Lucio Stanca che ha chiesto alla giunta per le elezioni il via libera per restare anche vicepresidente, amministratore delegato, e consigliere d’amministrazione dell’ Expo 2015 tutta in mano pubblica. Permesso accordato, dalla maggioranza di centrodestra, in violazione della norma che proibisce ad un parlamentare di ricoprire cariche in enti che dallo Stato ricevono contributi diretti o indiretti.

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