Regionali Lazio, Bertolaso: pensaci tu

Dunque, quelli del Pdl sono una “banda d’incapaci”. Un’affermazione molto forte. Da querela. Ma se lo dice un ministro del governo in carica, il dc Gianfranco Rotondi, alleato del Pdl e di Berlusconi, è una calunnia o la verità? Decideranno i responsabili del Pdl dopo la clamorosa prova d’incapacità esibita nelle procedure di presentazione della lista elettorale per le Regionali nel Lazio (circoscrizione di Roma e provincia, che vale più della metà dell’intera regione). La lista, com’è noto, non ci sarà perché chi avrebbe dovuto presentarla non aveva i documenti in regola per consegnarli in tempo, prima della chiusura inderogabile dei termini. Le regole sono regole. La rabbiosa reazione di Rotondi certifica, nello stesso tempo, sia l’ovvia considerazione che tutti devono rispettare le regole sia l’arroganza di chi, dopo aver fatto la frittata, vorrebbe che le regole siano violate.
La candidata a presidente del centro-destra, Renata Polverini, ha annunciato una “maratona oratoria” sino al 4 marzo e chiesto ai militanti e a “tutti i loro conoscenti” di scendere in piazza. La medesima Polverini, ha esteso l’invito a Emma Bonino, la quale dovrebbe stare insieme a lei, dentro il gazebo, sin quando la lista Pdl non venga riammessa. C’è di più: il sindaco di Roma, Alemanno, insieme alla Polverini, ha scritto nientemeno una lettera al capo dello Stato, per chiedere che sia garantito il diritto al voto dei romani. Evidentemente, il pubblico ufficiale Alemanno conviene con l’esponente della Destra, Storace, il quale ha definito un “colpo di stato” l’assenza della lista Pdl dalla scheda elettorale.

Il loro alleato nel Lazio, il leader Udc Casini, li ha invitati ad avere “senso della misura”. Infatti, cosa c’entra il presidente della Repubblica con procedure elettorali che – ricorda Casini – sono “regolate da leggi e norme precise”?
Quelle norme e quelle leggi che, in altre parti d’Italia, hanno escluso dalla competizione sia alcune liste dei radicali (in Lombardia!) sia delle formazioni della sinistra per palesi irregolarità. Ma nessuno ha chiesto l’intervento del Quirinale. Si presentano, più semplicemente, dei ricorsi. Se sono accettati, bene; altrimenti ciccia. È la democrazia, bellezza. Che, appunto, prevede passaggi burocratici validi per tutti.
In verità, c’è ancora una possibilità per risolvere questa situazione di emergenza che ha investito così pesantemente il Pdl di uno “sconcertato” (parole riferite dalla Polverini) Berlusconi. L’asso nella manica. Chiamare Bertolaso

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