Mediaset, Berlusconi chiede tempo: i giudici negano il rinvio

Si allunga la lista dei giudici “comunisti”. La prima sezione penale del Tribunale di Milano, presidente Edoardo D’Avossa, ha respinto questa mattina la richiesta dei difensori di Silvio Berlusconi di sospendere il processo per frode fiscale per consentire all’avvocato Nicolò Ghedini di riflettere sull’opportunità o meno di chiedere il rito abbreviato che, com’è noto, in caso di condanna riduce l’entità della pena.
Nella loro ordinanza (camera di consiglio piuttosto breve, giusto il tempo di scrivere le motivazioni), i giudici hanno spiegato che la richiesta di concessione di un termine di tempo per valutare il rito abbreviato andava fatta al momento della contestazione suppletiva del pm e non adesso. In sostanza, richiesta tardiva e quindi inaccettabile: il processo va avanti, rigettata la pretesa di guadagnare tempo con il pretesto di riflettere sul rito abbreviato. Pretesto bell’e buono: in realtà la richiesta di sospensione era stata formulata perché non sono ancora pronte le leggi con cui il Cav tenta di non farsi processare (processo breve al Senato, legittimo impedimento alla Camera).
Alla ripresa del processo dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, Ghedini aveva chiesto “tempi congrui” per valutare l’ipotesi del rito più breve: tra i 20 e i 40 giorni. Stessa richiesta da parte dell’avvocato Mazzacuva, difensore dell’ex dirigente di Mediaset Gabriella Galletto. La frode fiscale al centro del processo si sarebbe concretizzata infatti nella compravendita di alcuni diritti televisivi.
Non è l’unica novità della ripresa del processo.

I difensori del presidente del Consiglio avevano da tempo assicurato che il Cavaliere sarebbe stato presente all’udienza per rendere “dichiarazioni spontanee”. E invece Berlusconi non si è presentato. Lui, in una lettera al presidente del Tribunale, si è giustificato sostenendo che “gli accadimenti avvenuti e ben noti mi hanno costretto a cambiare agenda” (l’aggressione natalizia? le missioni all’estero? che altro?). Ma poi, contraddicendosi, aggiunge che, per i suoi difensori, giustificarsi ora con i giudici “sarebbe stato erroneo non essendo conclusa la procedura di assunzione di testi”.

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