“Testamento biologico: a che punto siamo?”

Cosa dice la Costituzione, perché e come farlo, a chi affidarlo, che valore ha: queste le direttrici su cui si è sviluppato l’incontro sul testamento biologico, organizzato da Isabelle Vankerkove e Vito Blasi del “Gruppo Laicità” del Circolo di Roma.
Il tema – già fortemente sentito – è diventato nelle ultime ore di stringente attualità per le anticipazioni d’agenzia che venivano dalla Camera, dove la discussione pare ormai avviarsi verso una norma “furba” che vuole aggirare il limite posto dalla Costituzione (divieto di imporre un trattamento sanitario) negando che l’accanimeto terapeutico sia un “trattamento sanitario”.
L’interferenza vaticana restrittiva sul tema è stata uno dei punti riflessione dell’incontro, rispetto alla quale è risaltata l’apertura manifestata dall’unica realtà ecclesiale rappresentata, i Valdesi.
“Lo Stato – ha affermato Maria Bonafede, la Pastora della Chiesa Valdese che ci ha ospitato – ha il dovere di essere laico, perché la laicità è la migliore garanzia per poter mettere le persone in condizioni di sostenere nel modo migliore scelte difficili, come decidere la sorte di un proprio caro”.
Concetto ripreso e sviluppato anche da Maria Mantello (Pres.Ass. Libero Pensiero Giordano Bruno), che per rendere l’idea di etica laica, si affidata ad una citazione di G.B. Show “E’ meglio evitare di dare agli altri quello che vorresti per te; potrebbero avere gusti diversi”. Anche Primo Mastrantoni, (Ass.

Dirtti Utenti e Consumatori) ha insistito sulla libertà di scelta, “peraltro garantita dalla Costituzione – ha specificato – che, vedrete, se passa il disegno di legge alla Camera così com’è, anche questa volta sarà il baluardo su cui s’infrangerà l’ennesimo tentativo di stravolgerla”.
Mina Welby ha parlato da testimone oculare azzerando con le sue prime parole al microfono ogni fruscio in sala. “Una persona in stato terminale – ha raccontato riferendosi alla sua storia – vive tali sofferenze, che alle volte rifiuta persino di essere nutrita. E in quei casi forzare significa aggiungere altra sofferenza, prevaricare”. Ma in concreto, come si può fare oggi qualcosa che somigli ad un testamento biologico ? “Con una semplice dichiarazione sostitutiva di atto notorio – ha risposto Sandro Medici, presidente di uno dei 20 Municipi di Roma – di quelle che si fanno al Comune e che comunque conservano una validità difficile da annullare, anche se dovesse passare questa legge. Noi del Municipio X avevamo previsto un giorno alla settimana per ricevere queste dichiarazioni, ma ci siamo accorti ben presto che venivano persone da tutta Roma ed ogni volta ne dovevamo mandare a casa più d’una per mancanza di tempo. Oggi siamo aperti tre volte a settimana”.Stesso successo nell’XI, come ha raccontato l’Assessore Andrea Beccari. “Noi abbiamo concentrato in un unico atto il testamento biologico, la dichiarazione per la donazione organi e per la cremazione.

“Personalmente – ha precisato con ironia – temo che avvenga quello che ha detto il comico Guzzanti. E cioè che questo Governo intenda il testamento “biologico”, nel senso che dopo un po’sparisce senza inquinare…”
Gabriella Magnano (Ass. Libera Cittadinanza) ha molto insistito sul ruolo delle associazioni per la difesa di questo diritto. “Dobbiamo organizzarci e creare una pressione di pubblica opinione che entri nelle aule del Parlamento – ha detto – Questo è un “lavoro” che dobbiamo fare noi cittadini perché i partiti su questa battaglia sono sempre sfumati, sapendo bene – diciamocelo chiaramente – che in Italia chi si mette contro il Vaticano perde belle quote di consenso”.
Ma una legge ci vuole: a sostenerlo è stato il notaio Antonio Caruso, che ha detto di temere l’affermarsi del testamento biologico “fai da te”.
Quando al termine dell’incontro ho ripreso la parola era già tardi, perché molte persone hanno voluto fare domande e intervenire. Allora ho espresso solo il concetto che mi sta più a cuore: se una persona in coma non può vivere per sé, non deve vivere per noi.
* Coordinatore del Circolo di Roma

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