Intese e libertà di cultoun altro passo avanti

Altre due leggi importanti per la regolazione dei rapporti Stato-Chiese non cattoliche (in questo caso Valdesi e Avventisti) hanno ottenuto il via definitivo dalla Camera. Un paio di elementi sottolineano l’importanza delle decisioni prese dalla Commissione Affari costituzionali in sede legislativa, “saltando” cioè (com’era avvenuto anche in Senato) il momento del dibattito e del voto d’assemblea. Il primo: si è cominciato a sbloccare un troppo lungo limbo in cui il governo Berlusconi aveva lasciato accordi già siglati negli anni passati dal governo Prodi con i rappresentanti di alcune confessioni religiose diverse da quella cattolica (ne avevamo parlato su questo stesso sito sia il 19 marzo e sia il 6 aprile). L’altro elemento: mentre la integrazione dell’Intesa con le Chiese cristiane avventiste consente il riconoscimento delle lauree in teologia conferite dall’Istituto avventista di cultura biblica, quella con la Tavola valdese ha implicazioni politiche più rilevanti e di più ampia portata, anche per le altre chiese non cattoliche.
Con la nuova intesa Stato-Tavola valdese si stabilisce infatti la possibilità (per ora per questa confessione: ma s’introduce un precedente, un principio) di partecipare alla ripartizione delle somme relative ai contribuenti che non hanno espresso alcuna preferenza per la destinazione dell’8 per mille nella dichiarazione dei redditi.

L’attribuzione delle somme verrà effettuata in proporzione alle scelte espresse. “Questo rappresenta senza dubbio – ha sottolineato a Libertà e Giustizia l’on. Roberto Zaccaria, vicepresidente della Commissione e relatore sui due provvedimenti – il superamento di un’anomalia: che le opzioni non espresse finissero allo Stato per il finanziamento di leggi di spesa pluriennale”.
Ma Zaccaria ripropone anche per un verso il problema più delicato in materia di nuove intese, e per un altro verso l’esigenza più generale di una nuova regolazione della libertà religiosa. Certo, “l’aggiornamento delle due intese rappresenta un passo importante per la libertà religiosa nel nostro Pese”, ma “occorre sottolineare due gravi carenze che ancora scontiamo nel nostro ordinamento: da un lato la mancanza di un’intesa con l’Islam (per ragioni oggettive peraltro legate alla particolare struttura di quella confessione) e che pure è tra le più numericamente significative religiosi presenti in Italia; e dall’altro la mancata formulazione di una nuova e moderna disciplina organiza della libertà religiosa”. Il vicepresidente della Commissione ricorda infatti che “a tutt’oggi in Italia l’unica regolamentazione in questo così ampio ambito è rappresentata da una legge di epoca fascista, la cosiddetta ‘legge sui culti ammessi’ che risale al 1929”.
Ora, da troppo tempo giacciono nei due rami del Parlamenti alcune proposte di modifica della libertà religiosa, e Zaccaria ricorda che proprio gli Affari Coistituzionali avevano compiuto nella passata legislatura un lungo e attento lavoro istruttorio attraverso audizione di esperti, studiosi e rappresentanti delle differenti confessioni.

Ma “in questa legislatura tutto tace e non pare proprio che vi sia, da parte di questo governo, la volontà di procedere ad un esame accorto e responsabile di questa materia”. Con riferimento alle sguaiate sortite dei leghisti e non solo di costoro, Zaccaria denuncia che “questo colpevole ritardo è un cedimento ai ricatti politici di alcune parti della maggioranza e fa sì che rimanga incompleta l’attuazione di una delle libertà maggiormente tutelate dalla Costituzione”. Una interessante possibilità resta comunque aperta, ed è una vera e propria traccia di lavoro che varrebbe la pena di percorrere sino in fondo: “Dare vita, una volta approvate anche le altre intese che sono in attesa, ad una sorta di diritto comune delle intese che possa costituire la trama di una nuova legge sulla libertà religiosa”. Vedremo.

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