Libertà di stampa: dalla perestrojka alla Politkovskaja

A distanza di oltre due anni dalla scomparsa perchè parlare ancora di Anna Politkovskaja per parlare di diritti e di libertà ?
Non solo perchè Anna è una delle figure meno comuni che si possano incontrare, ma soprattutto perchè è tra i migliori rappresentanti di quell’intelligencija che nella cultura e nella storia russa ha costituto la coscienza critica che ha aiutato a nutrire anche noi dell’Europa occidentale. Rappresenta cio uno di quei fermenti, quell’anelito ad una società plurale prodotto dalla “perestrojka” di Gorbačev in Unione Sovietica prima e in Russia poi.
L’approccio non scontato e complesso che la sera del 6 maggio, nel corso dell’incontro a Sesto San Giovanni, Zoe Erošok ed io abbiamo offerto al folto e motivato pubblico, è stato da noi ritenuto l’unico possibile per non degenerare nella faziosità e rispettare e valorizzare l’attività di quelle Istituzioni e di quelle organizzazioni della società civile russa e internazionale che si stanno battendo per la ricerca della verità nel rispetto delle regole, delle modalità, degli iter ed i ruoli delle istituzioni, porterà alla verità.
Ecco perché era necessario ripartire dalla Perestrojka, dai principi e dai valori della Costituzione Russa promulgata nel 1993, dalla difficoltà della loro applicazione in una società perennemente in bilico. Tutto si complica in questi tempi di crisi, con vasti comparti dello Stato corrotti, con la sicurezza dei cittadini sempre più precaria e la malavita sempre più avida che talvolta hanno impedito ad una giovane democrazia quale quella russa di avvalersi di strumenti diversi da quelli della guerra, come Anna documenta, giorno dopo giorno, co il suo lavoro di cronista.

Ora, l’importante passo compiuto dal Presidente Medvedev, i segnali da lui lanciati e il riavvio della fase di riforme in Russia hanno contribuito a ricreare un clima di speranza.
Secondo Zoe Erošok non si può affermare che nel suo paese non esista la libertà di stampa in assoluto, non è del tutto corretto.
Dall’avvio della Perestrojka ad oggi, sono certamente esistiti momenti nei quali un certo autoritarismo ha imposto limiti forti e un’attenta censura, ma a questi limiti va oggi associato un elemento ancora più preoccupante: l’autocensura del giornalista.
Anna, come tanti altri giornalisti di gran razza, è anche rappresentante della più bella e migliore tradizione della lettaratura giornalistica.
Essere giornalisti accanto al dovere del sapere, al dovere dell’aggiornamento lungo l’intero arco della vita, implica anche il dovere di amare e di frequentare la cultura, la grande scrittura, quella che produce identità, memoria e, pertanto, cittadinanza.
Dall’incontro è emerso anche un nuovo invito: leggere Anna con la stessa passione con cui si legge Dostoevskij, con cui si legge Tol’stoj, con cui si legge Ahmatova perchè le sue sono pagine di grande letteratura.

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