Il ministro, l’inchiestae gli ispettori | Libertà e Giustizia

Il ministro, l’inchiestae gli ispettori

Molti sanno che il ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto (un pupillo del Cavaliere), è sotto duplice procedimento penale per una serie impressionante di accuse connesse al suo operato di presidente della regione Puglia: associazione per delinquere, finanziamento illecito ai partiti, falso ideologico, concorso in corruzione, peculato, concorso in interesse privato, turbativa d’asta. Vero è che la Camera ha respinto una richiesta di autorizzazione agli arresti domiciliari, se non che gli indizi sono tali e tanti che, per pronto accomodo, la Procura di Bari gli ha sequestrato cinquecentomila euro, “frutto del prezzo del reato di corruzione”.Ma pochi sanno che, tanto Fitto ha strepitato (“Io con la Procura di Bari ho una battaglia in corso che per quanto mi riguarda andrà sino alle estreme conseguenze”), che giusto, in coincidenza con l’udienza preliminare fissata dal Gup e poi rinviata per l’esame della richiesta di rinvio a giudizio in uno dei due procedimenti, il ministro della Giustizia Angelino Alfano (altro pupillo di Berlusconi) ha disposto una inchiesta amministrativa presso gli uffici della Procura della Repubblica e del Giudice per le indagini preliminari di Bari. L’oggetto dell’inchiesta? Proprio i due procedimenti (n. 1033/01 e n. 5392/05/21 del registro) in cui è coinvolto Fitto!Ma sono ancora meno a sapere che è stato lo stesso ministro inquisito a reclamare questa inchiesta chiaramente intimidatrice. Come riferiscono i deputati del Pd Cinzia Capano, Antonello Soro, Teresa Bellanova e altri in una indignata interpellanza urgente al Guardasigilli, Fitto ha sostenuto pubblicamente (una lettera alla “Gazzetta del Mezzogiorno”) che la sua richiesta di ispezione era provocata dalla circostanza che vi sarebbero rapporti di amicizia tra i magistrati della Procura di Bari ed alcuni politici e parlamentari del Pd che erano o erano stati anch’essi magistrati.Commento: “La tempistica dell’inchiesta, relativa ad un procedimento per il quale è in corso l’udienza preliminare e ad un altro per il quale c’è richiesta di rinvio a giudizio, può costituire per gli interpellanti una interferenza nell’attività giurisdizionale, interferenza munita di un’oggettiva forza di intimidazione nei confronti dei pubblici ministeri e soprattutto dei giudici che si occupano delle vicende giudiziarie in cui è imputato il ministro Fitto”.

E allora non ritiene Alfano che l’inchiesta sia “oggettivamente idonea ad offuscare l’immagine di imparzialità del suo ministero e a suggerire alla pubblica opinione l’idea che l’iniziativa ispettiva sia dettata da sollecitazioni di un membro del governo e ispirata da ragioni diverse da quelle istituzionali?”.Sì, l’iniziativa del ministro Alfano “suggerisce”. Ma vuoi vedere che Alfano smentirà? L’interpellanza urgente ha tempi strettissimi di risposta e di replica. A presto.

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