Se Stato e Chiesa decidono quando finisce la vita

Né Stato, né Chiesa devono poter intervenire sul fine vita. La decisione di deconnettere i macchinari in grado di tenere artificialmente in vita ciascun essere umano deve essere relegata al rapporto medico-paziente. No dunque al testamento biologico, il cui rinnovo ogni 5 anni rischierebbe di trasformarsi in una routine priva di alcuna forma di riflessione. Questi per sommi capi, i risultati del confronto tenutosi martedì 14 aprile all’hotel Kraft di Firenze, fra l’ex capo della Procura fiorentina Ubaldo Nannucci e il direttore della divisione di medicina neonatale dell’Istituto pediatrico Meyer, Giampaolo Donzelli. “L’obbligo dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali previsto nella legge sul Testamento biologico già approvata al Senato – ha denunciato Nannucci – corrisponderebbe a una grave restrizione della libertà personale”. “A quale parte del Vangelo – si è domandato il procuratore emerito della Repubblica – certi precetti della Chiesa?”. A questo riguardo, ha tenuto infatti a ricordare le parole iscritte all’articolo 2279 del Catechismo della Chiesa cattolica: “L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima; in tal caso si ha la rinuncia all’ ‘accanimento terapeutico’; non si vuole così procurare la morte, si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente”.“L’errore più grave per affrontare una tematica così delicata come quella del fine vita – ha invece preferito mettere in guardia Donzelli – sarebbe quello di rimanere ciascuno arroccato nel proprio ‘pre-giudizio’ ”.

“La cittadinanza onoraria rilasciato dal Consiglio comunale di Firenze a Beppino Englaro – ha continuato Donzelli – è servita più ad acuire lo scontro fra posizioni contrapposte piuttosto che favorire la possibilità di un loro incontro”. Proprio su questo passaggio, appassionata si è rivelata la reazione del pubblico: “quella che stiamo vivendo è una vera e propria guerra in cui è doveroso prendere posizione; non farlo equivarrebbe a prestarsi a un deprecabile conformismo”, il riassunto dei vari interventi che si sono succeduti. Fra i presenti all’iniziativa non è poi mancato chi ha tenuto a suggerire un’originale modalità di protesta contro i tentavi di ingerenza da parte della Chiesa cattolica sulla legislazione dello stato italiano: la via cioè, dello “sbattezzo”, attraverso cui ciascun cittadino che ha precedentemente ricevuto il primo dei sacramenti cristiani, può richiedere la propria cancellazione dell’elenco dei battezzati.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>