La legislazione? Tutta del governo | Libertà e Giustizia

La legislazione? Tutta del governo

Una assoluta rarità: alla Camera si discute in queste ore una legge d’iniziativa sì del governo ma integrata da molte proposte d’iniziativa parlamentare. Normalità? Niente affatto: è appunto una rarità, e tale destinata a restare fino a chissà quando. Qualche cifra dimostrativa: delle 45 (quarantacinque) leggi approvate dall’inizio della legislatura, ben 44 sono di esclusiva produzione/emanazione del governo: 25 conversioni in legge di decreti legge, 4 leggi di bilancio, 14 ratifiche di trattati, più il cosiddetto lodo Alfano salva-Berlusconi. La 45ma legge è il rinnovo della commissione Antimafia, formalmente di natura parlamentare, ma ormai talmente rituale da non passare neppure per l’aula: si approva in commissione.Ecco, in soldoni, in che cosa consiste il sostanziale esautoramento della funzione legislativa del Parlamento (dell’esautoramento della funzione ispettiva abbiamo parlato la settimana scorsa). Non solo c’è una logica autoritaria, in questa distorsione, ma la si vuole imporre, codificare, nei regolamenti parlamentari. Leggere per credere le proposte di modifica presentate dal Pdl, cioè dalla maggioranza di centrodestra. Esse partono da un presupposto già fattuale: l’attribuzione al governo – a Costituzione invariata – del ruolo di guida dell’attività parlamentare ed in particolare dei processi legislativi in modo da esercitare una vera e propria funzione di comitato direttivo della maggioranza, imponendo quando del caso (e sono già tanti) la questione di fiducia per tenere a bada il proprio schieramento parlamentare.

In più (ci torneremo subito) le proposte prevedono l’introduzione di uno statuto dell’ opposizione che l’istituzionalizza il capo dell’opposizione e il governo ombra.Vogliamo valutare le tre conseguenze principali di questa operazione ancora in fieri ma già materializzata nelle cifre che abbiamo appena esposto? Prima conseguenza: non sarebbe prevista una possibile dissociazione tra le proposte del governo e quelle della sua maggioranza. Si verificherebbe, di fatto, una distinzione giuridica tra maggioranza e opposizione, in cui verrebbe meno l’unitarietà del Parlamento, presupposto su cui si basa (sino a quando?) il principio della separazione dei poteri. Seconda conseguenza: la proposta modifica materialmente la forma di governo senza passare attraverso il classico strumento di revisione costituzionale previsto dall’art. 138. Terza conseguenza: se l’introduzione di uno statuto dell’opposizione (con capo dell’opposizione e governo ombra) potrebbe avvenire solo dopo una riforma costituzionale che abbandoni il bicameralismo perfetto, nel quadro costituzionale attuale questa riforma non può che configurarsi come una scelta tutta e solo politica di organizzazione interna ai partiti, stanti anche i problemi di coordinamento che deriverebbero tra il capo dell’opposizione riconosciuto e il/i presidenti di gruppo delle minoranze ai quali si riconoscono oggi, con un numero elevato di norme regolamentari, prerogative specifiche in qualità di presidenti di gruppo.

In sintesi queste proposte rafforzano notevolmente i poteri dell’esecutivo nell’ambito della programmazione dei lavori della Camera, dividono il Parlamento in due entità giuridiche separate (maggioranza e opposizione), creano uno statuto dell’opposizione in cui non sono contemplati reali poteri di controllo e di indirizzo ma solo dei “diritti di tribuna” del tutto inadeguati a fare da contraltare ai nuovi e maggiori poteri dell’esecutivo, e infine istituzionalizza il governo ombra che, a Costituzione invariata, non può che rappresentare solo una forma di organizzazione politica interna ai partiti. A queste proposte si contrappongono quelle, assai più organiche e ragionevoli, dell’opposizione di centrosinistra. Vediamo le principali, con una premessa di qualche rilievo: che nel Pd resta, per ora, un nodo irrisolto, proprio quello del governo ombra. Tra i democratici le posizioni sono assai differenziate, persino opposte. Al Senato, infatti, si contrappongono ombra-sì (primo firmatario Stefano Ceccanti, che ha tradotto in progetto di legge l’idea già realizzata dal segretario del Pd Walter Veltroni) e ombra-no: è la posizione ufficiale del gruppo, primo firmatario il vice-presidente vicario Luigi Zanda. Anche alla Camera la proposta di riforme regolamentari proposta dal gruppo Pd non prevede il governo ombra. Quanto alle altre proposte, eccone una sintesi. Corsia preferenziale: si basa sulla riforma dell’istituto della “dichiarazione d’urgenza” ed è la parte più innovativa e qualificante delle proposte di modifica.

Essa prevede la garanzia di tempi certi per l’approvazione delle proposte legislativa del governo prevedendo, insieme, norme per evitare abusi della decretazione d’urgenza. Il governo avrà a disposizione una corsia preferenziale per i provvedimenti che riterrà dichiarare urgenti: la votazione finale dovrà avvenire entro il trentesimo giorno dalla dichiarazione d’urgenza. Ma ecco i contrappesi: il numero delle proposte urgenti sarà legato al numero dei decreti, vale a dire che per ogni decreto-legge presentato il governo dovrà indicare il progetto su cui rinuncia all’urgenza (ovviamente la presentazione di un decreto non incide sulle proposte urgenti dell’opposizione). A regime: consentiti quattro progetti “urgenti” (due del governo, uno della maggioranza e uno dell’opposizione) a trimestre. Con duplice vantaggio: si garantisce una corsia privilegiata e sicura per i provvedimenti del governo e si riporta nell’alveo della Costituzione il ricorso alla decretazione d’urgenza consentita solo “in casi straordinari di necessità e urgenza”.Iter: potenziamento della sede redigente in commissione, delegando all’aula solo la discussione generale ed il voto finale; tempi di esame più brevi in sede referente, riducendone i tempi di esame; riduzione, in assemblea, dei tempi della discussione generale in favore di quella degli articoli, e drastica riduzione anche dei tempi d’interventi: da 30 a 15 minuti per gli interventi in discussione generale, da 45 a 20 per i ddl costituzionali, da 20 a 10 per gli emendamenti.Garanzie e controlli: assegnazione all’opposizione della presidenza del comitato per la legislazione, a tutela della regolare formulazione dei testi trasmessi all’aula; maggiori garanzie per assicurare che le proposte dell’opposizione vadano al voto nella stesura da essa redatte; riforma del question time; quattro dibattiti politici di mezz’ora l’uno ogni mese in diretta tv su richiesta dei gruppi di opposizione; attribuzione alle opposizioni del potere di promuovere almeno un indagine conoscitiva all’anno; introduzione dell’obbligo per il governo di motivare per iscritto il rifiuto di conformarsi ai pareri parlamentari sui decreti legislativi; istituzione di un comitato di controllo parlamentare che vigili ex post sull’efficacia e l’economicità della spesa pubblica.

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