“Colpiscono la giustizia per smantellare la Costituzione”

“Strana questa idea di riforma. La giustizia soffre per le lungaggini dei processi ma nessuno dei punti anticipati dal ministro Alfano è utile a porvi rimedio”. Ubaldo Nannucci incontra i soci di Libertà e Giustizia e a Firenze, nella città che lo ha visto per molti anni e fino a pochi mesi fa a capo della procura, illustra il prevedibile smantellamento costituzionale di una riforma che, spiega “avrebbe l’unico scopo di trasformare il pm in un postulante, non più il rappresentante della legge, come vuole la Costituzione, ma del governo”.
Due i capisaldi della riforma: sdoppiamento del Csm e separazione delle carriere e smantellamento dell’obbligatorietà dell’azione penale. Per l’attuale maggioranza “l’unicità del concorso di ingresso in magistratura dà luogo a una sorta di colleganza ideologica, o meglio a una forma di complicità professionale, una soggezione psicologica del giudice che lo pone in uno stato di inconfessato imbarazzo quando deve dar torto al pubblico ministero. Recentemente si è detto che i pm vanno a prendere il caffè col giudice. Quando dice che il pm si dovrà presentare davanti al giudice col cappello in mano, il presidente del consiglio dice con l’eleganza che gli è propria, quel che si vuole ottenere: una posizione di subordinanza professionale. Un postulante, insomma, che invoca la grazia dell’ascolto da parte di un’autorità superiore cui spetta l’assoluta e insindacabile signoria della legge. Questa è la concezione istituzionale della magistratura che ha il presidente Berlusconi: Mai più un pm rappresentante della legge”.
Secondo caposaldo: lo smantellamento dell’obbligatorietà dell’azione penale.

“Quando il ministro Alfano sponsorizza il principio della priorità dei reati in funzione all’allarme sociale, visto che l’unico interprete dell’allarme sociale è il governo, preannuncia che sarà il governo a decidere quali reati perseguire e quali posporre. Facile la previsione: lo spaccio di droga sarà in cima alla lista, in fondo, invece, la corruzione”.
Per il procuratore Nannucci non sono le procure in crisi, ma i tribunali. “E’ la fase del giudizio che non funziona. Ed è sul meccanismo del processo che si dovrebbe incidere. Su questo invece, sintomaticamente, Alfano non dice nulla. Vien da pensare che proprio l’inefficienza del sistema costituisce l’occasione per incidere non sulle cause dell’inefficienza, ma per ribaltare il sistema dell’uguaglianza dei cittadini e della soggezione alla legge, che il principio di obbligatorietà rende o tende a rendere effettivi. L’inefficienza del processo è il grimaldello per la demolizione del sistema costituzionale”.

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