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Due domande ai partiti sulla Costituzione e le sue riforme

7 aprile 2008 - Commenti disabilitati
Salviamo la Costituzione

LE RISPOSTE // L’associazione Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla il 19 marzo ha inviato una lettera a tutti i partiti, per conoscere le loro intenzioni sulle modifiche della Carta Costituzionale. Hanno risposto: Fausto Bertinotti, Pier Ferdinando Casini, Walter Veltroni. Non è giunta alcuna risposta da Silvio Berlusconi, Enrico Boselli, Giuliano Ferrara, Daniela Santanchè.
Agli Onorevoli Signori Candidati alla Presidenza del Consiglio nelle elezioni politiche dell’aprile 2008
SILVIO BERLUSCONIFAUSTO BERTINOTTIENRICO BOSELLIPIERFERDINANDO CASINISTEFANO DE LUCAMARCO FERRANDOGIULIANO FERRARADANIELA SANTANCHÉWALTER VELTRONILoro sedi Roma, 19 Marzo 2008
Gentile signora, egregi signori,
Le scriviamo a nome della Associazione “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla” che raccoglie coloro che promossero il referendum costituzionale del 25-26 giugno 2006.Da varie parti, la prossima legislatura è stata definita come una legislatura “costituente”.

Si tratta di una definizione tecnicamente imprecisa; ma essa sottolinea l’esigenza – indiscutibile – di riforme di struttura, coraggiose e impegnative.Tra le riforme previste, alcune concernono le istituzioni (a partire dalla legge elettorale), e anche qualche disposizione della Carta costituzionale. Ci permettiamo di sottolineare l’esigenza che siano date agli elettori, sul punto, informazioni precise circa i programmi e i propositi di ciascuno di voi e delle forze politiche che ciascuno di voi rappresenta.Nel referendum del giugno 2006, una larga maggioranza di italiane ed italiani ha voluto riaffermare che la Costituzione repubblicana resta il fondamento della nostra democrazia, la tavola dei principi, dei valori e delle regole che stanno alla base della convivenza comune. L’esito di quel referendum non preclude naturalmente limitate e puntuali modifiche costituzionali, purché coerenti con i principi e i valori della Costituzione repubblicana e compatibili con il suo impianto e i suoi equilibri fondamentali. Tali erano, per esempio, le proposte di riforma approvate a larga maggioranza alcuni mesi fa dalla Commissione Affari costituzionali della Camera, modellate sulle esperienze delle migliori democrazie parlamentari europee e del tutto compatibili con la scelta espressa dal referendum del 2006. Altrettanto non si potrebbe dire, ad avviso nostro e della grande maggioranza dei costituzionalisti, per proposte di elezione diretta del Primo ministro e di attribuzione al medesimo del potere di scioglimento delle Camere, che riproporrebbero un modello di premierato assoluto ignoto all’esperienza delle democrazie moderne e incompatibile con i principi di separazione ed equilibrio dei poteri che caratterizzano la struttura delle Costituzioni democratiche.

Il referendum del 2006 ha anche sancito la condanna di riforme costituzionali “di parte” approvate a colpi di maggioranza. La Costituzione – come Voi ben sapete – è di tutti, garantisce i diritti e le libertà di tutti, anche delle minoranze; dovrebbe essere modificata solo con il consenso di tutti, o comunque di una larga maggioranza. Noi siamo convinti che con quel voto il popolo sovrano abbia dunque affidato al Parlamento un compito: ristabilire il principio della supremazia e della stabilità della Costituzione; mettere fine alla stagione delle riforme costituzionali “di parte”; approvare perciò una modifica dell’articolo 138 della Costituzione che, alzando la maggioranza prevista per l’approvazione di leggi di revisione costituzionale, e rendendo sempre possibile il referendum popolare “confermativo”, renda impossibili modifiche costituzionali imposte a colpi di maggioranza. Si otterrebbe, in tal modo, il risultato di mettere finalmente “in sicurezza” la Costituzione della Repubblica, così come è da tempo stabilito in altre grandi democrazie. Proposte di legge in tal senso, sottoscritte da parlamentari di diversi gruppi, sono state presentate nel corso della XV legislatura, ma lo scioglimento anticipato delle Camere ne ha impedito l’approvazione.Per queste ragioni, ci permettiamo di segnalarVi l’esigenza di esprimere con precisione la vostra posizione e le vostre intenzioni su queste due questioni essenziali. Per parte nostra, i risultati del referendum costituzionale del 2006 (che noi promuovemmo) e le preoccupazioni dei nostri soci (raccolti in molti circoli in ogni parte del Paese) ci obbligano moralmente e politicamente non solo a rappresentarVi queste preoccupazioni, ma anche a operare per far conoscere a tutti i nostri concittadini le opinioni e i propositi dei candidati premier e delle forze politiche che partecipano alla competizione elettorale.


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