La democrazia governante

La questione istituzionale è trattata al punto 11 del programma di Governo del Pd. Ecco di seguito il capitolo sulla democrazia governante.
11. LA DEMOCRAZIA GOVERNANTEa) Valorizzare la sovranità popolare Le scelte di riforma devono essere condivise dalle principali forze politiche, per resistere alle possibili alternanze di governo. Per questo, ferme restando queste finalità, siamo disponibili alle più ampie convergenze sia rispetto ai mezzi più efficaci, sia alle procedure più condivise. La democrazia governante richiede anzitutto il pieno esercizio della sovranità popolare. E’ inaccettabile ritenere gli elettori italiani, solo sul piano nazionale, dei minorenni incapaci di scelte chiare e dirette. Per questo, anche per rispondere tempestivamente e responsabilmente ai referendum elettorali, appare necessaria la scelta diretta di soli 470 deputati in collegi uninominali aggioritari a doppio turno. Un sistema di primarie regolate per legge garantirebbe apertura democratica nella scelta dei candidati; per i deputati che si presentano con lo stesso simbolo va previsto – in attuazione dell’art. 51 della Costituzione – il vincolo di resentare metà candidati uomini e metà donne. Quel sistema elettorale ben si presterebbe a stabilizzare un bipolarismo fondato su grandi partiti a vocazione maggioritaria, quale si va configurando già in questa elezione, a partire dalle scelte unilaterali fatte dal PD.

Il PD è disponibile anche ad esaminare ipotesi di sistemi elettorali diversi, a condizione che possano corrispondere alla medesima finalità. Quanto alla forma di governo, si tratta di verificare quale tra i modelli delle grandi democrazie contemporanee possa incontrare il maggiore consenso. In ogni caso, qualora si convenisse di muoversi nel solco dell’attuale assetto parlamentare, il Presidente del Consiglio, nominato dal Capo dello Stato sulla base dei risultati della Camera, dovrebbe ricevere da solo la fiducia esclusivamente dalla Camera, dovrebbe poter richiedere al Capo dello Stato la revoca dei ministri; e i disegni di legge approvati dal Governo dovrebbero essere votati entro una data certa, comunque non oltre due mesi. La legge Finanziaria, finalmente ricondotta al suo contenuto proprio, sarebbe votata nel testo predisposto dalla Commissione Bilancio. Le leggi, tranne quelle costituzionali, di revisione costituzionale e quelle che ordinano i rapporti tra centro e periferia, dovrebbero – in caso di conflitto persistente – essere approvate dalla sola Camera. Un Governo di un Paese moderno, integrato in Europa e con forte articolazione periferica dei poteri, non ha bisogno di più di 12 Ministeri. L’Esecutivo nel suo complesso, compresi i Ministri, deve essere composto da non più di 60 persone, un numero più che ragionevole per assicurare efficienza interna e un rapporto costante col Parlamento. Questi limiti vanno inseriti in Costituzione, per evitare che possano essere aggirati con leggi ordinarie, come avvenuto in passato.


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