Candidature, ecco il regolamento del Pd

Pd, il nuovo che non avanza // Un 50 per cento di composizione femminile, alternanza uomo donna e non ricandidabilità oltre i tre mandati pieni e consecutivi in Parlamento. Sono alcuni dei punti salienti del regolamento per le candidature approvato stamani all’unanimità dal coordinamento nazionale del Pd. Il documento, composto da 11 articoli, è consultabile qui.
Il regolamento per le candidature, approvato insieme al programma, surriscalda fin dalla mattinata il clima della riunione in Largo del Nazareno nella ex sede della Margherita. C’è in ballo anche la trattativa con i Radicali per un possibile accordo in vista delle elezioni. Si chiude nella notte, dopo una riunione lunga sette ore, con un accordo a denti stretti. I radicali accettano l’offerta del Pd di inserire i propri candidati nelle liste Democratiche, pur ritenendola «meno efficace» del collegamento di una lista radicale a quella del Pd per ottenere una maggioranza riformatrice alle elezioni.Ciriaco De Mita dissente e se ne va: «Veltroni mi ha mandato un biglietto di auguri per i miei 80 anni dicendo che sono 80 anni della democrazia. Lo ringrazio, continuerò ad essere democratico. Ma io mi ribello a chi vuol far prevalere l’età rispetto all’intelligenza.

Se non starò con voi vuol dire che starò contro di voi». Per De Mita si profila un accordo con la Rosa Bianca: «Il mio è un addio al Pd, ma mai una addio alla politica».Dispiaciuto per la presa di posizione del parlamentare, il segretario del Pd, nel suo intervento conclusivo al coordinamento nazionale, affronta anche il tema dell’alleanza con i Radicali e sottolinea che «non c’è molto tempo per decidere, non bisogna allungare i tempi delle decisioni perché la campagna elettorale è cominciata». Intanto si allunga la lista dei volontari all’esodo. Dopo Romano Prodi, Giuliano Amato e Luciano Violante, comunicano la loro indisponibilità a candidarsi anche Vincenzo Visco e Roberto Pinza.Quanto ai radicali, le posizioni ll’interno del Pd sono diverse. Massimo D’Alema propone un’apertura diplomatica, altri come la Binetti e Castagnetti manifestano tutta la loro contrarietà. Weltroni non fa un passo indietro: «Se i Radicali accettano e sottoscrivono il programma del Pd ed entrano nelle liste, bene; altrimenti non se ne fa nulla. Anche perché il Pd non è disposto ad attendere ancora. La campagna elettorale è ufficialmente iniziata, chi c’è c’è e chi non c’è è fuori». Nel corso di un nuovo incontro, Goffredo Bettini, braccio destro di Veltroni, ha sottoposto ai Radicali un’offerta articolata su questi punti: Emma Bonino ministro in caso di vittoria del Pd alle elezioni, la garanzia di nove esponenti dei Radicali da inserire nelle liste del Pd in posti sicuri, il riconoscimento di una parte del finanziamento che otterrebbe il Pd e la garanzia del 10 per cento degli spazi televisivi destinati ai democratici.

I vertici radicali si riuniscono alle 19 per valutare una risposta al Pd, ma Marco Cappato e Rita Bernardini hanno detto che «il rifiuto di Veltroni di accettare il sostegno di una lista elettorale radicale è politicamente incomprensibile». Poi, nella notte, la resa.

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