Dalla casta alla casta

“Dalla casta alla casta” è il commento di Ilvo Diamanti sul fatto che torneremo a votare per liste decise dalle segreterie nazionali, “senza possibilità di scelta per i cittadini”.Ma adesso siamo alle ore decisive. Avremo presto conferma che è stato proprio questo il finale della legislatura, che il famoso “spiraglio” non si è mai aperto, che a Marini non è riuscito il miracolo che il presidente Napolitano gli aveva chiesto: riuscire cioè a trovare un accordo ampio su una nuova legge elettorale, da farsi in pochissimo tempo per andare a votare con un sistema di sicura costituzionalità e in un clima pienamente democratico. Un obiettivo tanto più importante in quanto con sempre maggiore insistenza parti sociali e forze politiche affermano che la prossima legislatura dovrà essere “costituente”, sarà dunque quella destinata a riscrivere fondamentali norme che sono alla base della convivenza civile, della possibilità stessa di recuperare in Italia un’atmosfera di rispetto e anche collaborazione tra parti contrapposte ma a loro volta rispettose delle regole comuni. Diciamo che queste potrebbero essere le elezioni più importanti della nostra storia antica e recente. Se così stanno le cose i presupposti da cui bisognerebbe muovere sono due: un voto che assicuri la piena dignità e libertà del cittadino nell’esprimere la sua volontà; programmi assolutamente cristallini sul progetto istituzionale.
Primo punto: il voto. Dunque il porcellum? Qualcuno crede davvero che si possa imboccare una strada così impegnativa, così “altamente” qualificata quanto a obiettivi di fondo, così caratterizzata dal dover essere una legislatura di intese e non di odio, di collaborazione e non di scontro, di piena condivisione del bene comune, partendo da un Parlamento “nominato” e non scelto, un Parlamento eletto con una legge su cui la Consulta già esprime forti dubbi di costituzionalità ?E’ questo il modo con cui si deve affrontare il momento di mettere mano alla forma organizzativa dello Stato, a ridisegnare i compiti di Camera e Senato, a dimezzare il numero degli eletti e via dicendo? Io non ne sono convinta.

E credo che non ne sia convinta tanta gente che questa volta non è disposta a dare il solito voto turandosi il naso ma esige trasparenza e lealtà. Dunque sarebbe giusto che prima di chiudere definitivamente lo spiraglio la politica pensasse bene a quello che fa: la via della riforma della legge elettorale deve esser esplorata fino in fondo, da parte di tutti, anche da chi dice di esser contrario al porcellum, ma nel cuore e nei fatti è ben lieto di produrre ancora Casta. Il Comitato per la riforma elettorale ha prospettato al presidente del Senato una serie di osservazioni importanti sulle conseguenze della sentenza della Consulta che ha parlato di “carenze” e “aspetti problematici di una legislazione che non subordina l’attribuzione del premio di maggioranza al raggiungimento di una soglia minima di voti e/o di seggi”. Se la Corte ha dato queste indicazioni in una sentenza che riguardava altro tema (l’ammissibilità dei referendum) non è difficile immaginare che il giudizio prevalente se qualcuno dovesse investirla direttamente sulla legge elettorale attuale o su quella derivata da un esito favorevole del referendum sarebbe semplicemente quello di incostituzionalità.Non sarebbe stato dunque più saggio intervenire adesso, finchè è possibile, correggendo, riformando a poi andare al voto? Perché correre il rischio che un qualunque ricorso blocchi il processo elettorale creando scompiglio e disorientamento in un paese che certo non ne ha bisogno? Credo che fino all’ultimo istante utile Libertà e Giustizia si mobiliterà nella richiesta di cambiare la legge prima del voto.
Secondo punto: la legislatura costituente. Non entro in questo momento nelle analisi dei confusi e contraddittori progetti finora prospettati.

Ripeto: è giusto pensare e operare per modificare alcuni punti importanti del nostro assetto istituzionale: maggiore rapidità di decisione, maggiori poteri al governo, distinzione fra i compiti delle Camere, poteri regionali più incisivi e delineati ecc. Ma siccome si sente parlare anche di abbandono del sistema parlamentare per un sistema semipresidenziale o presidenziale mi sembrerebbe giusto saperlo prima, prima del voto. Il Pd deve uscire dall’ambiguità non è la stessa cosa dire “più poteri al premier” come dice Veltroni e “elezione diretta del presidente della Repubblica” come dice Franceschini. Non importa essere costituzionalisti per sapere che si tratta di progetti diversi e che comunque richiedono entrambi un disegno complessivo pensato da conoscitori e studiosi di sistemi costituzionali. Questo progetto ogni elettore deve conoscere prima del voto e non dopo. E’ troppo importante perché esso diventi elemento di trattativa privata e sotterranea, prima o dopo le elezioni. E qui non si tratta di divedere i cittadini tra vecchi e nuovi, moderni e antiquati, riformisti o nostalgici. Si tratta di esser seri e non cialtroni. Onesti e non doppiogiochisti.Nuova legge elettorale e poi un Paese e un Parlamento davvero impegnati, insieme, a lavorare per il bene di tutti.

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