Il Paese dei rubacuori

Caro Fausto Paladini, la sua bella lettera mi ha fatto molto pensare. Lei, pur guardando da lontano i fatti italiani, li vive con struggente amarezza, e mi invita a sperare e a non perdere il coraggio e la tenacia delle idee.
In queste ore non so darle certezze. Nel senso che non ho certo paura di rivendicare anche a nome di LeG autonomia di giudizio e libertà di pensiero. Il fatto è che devo ammettere che in tanti anni di giornalismo, di cronaca politica, di partecipazione appassionata alla vita pubblica, devo ammettere che una fase così brutta non l’ho vissuta mai.
Brutta perché è brutto lo spettacolo che abbiamo ogni giorno davanti agli occhi di un Paese così malato che sarebbe forse ingiusto attribuire, come molti fanno, tutte le responsabilità alla classe politica, la stessa che ci governa da decenni e decenni. Ma allo stesso tempo è impossibile non vedere che essa è passata attraverso la prima repubblica, la sua fine tumultuosa, l’inizio di quella che si è chiamata seconda repubblica e la fase attuale che non si sa ancora come chiamare, cambiando spesso nome ai partiti, spostandosi da un posto all’altro delle Camere con disinvoltura, mutando anche colore di capelli e stile ma tenendo saldo il potere di sempre. In certi momenti si è comportata un po’ meglio, in altri ha dato e dà il peggio di sé.
Lei dice che nel resto d’Europa nessuno mette in discussione i valori fondamentali su cui si basano lo Stato e la comunità, il sentimento civile, la coscienza del bene comune.

E afferma che qui sta la differenza con il nostro Paese. Vede che mi dà ragione, che comprende i motivi della mia malinconia?
Ma crede davvero che in un altro paese civile sarebbe stata censurata, prima ancora di arrivare a un festival come quello di Sanremo cui era destinata, una canzone solo perché essa parla di occupazione e licenziamenti, di precarietà e di posti di lavoro e magari commuove anche e chissà che non possa dispiacere a qualcuno, appassionato di precarietà? Questo sta accadendo da noi, anzi è già accaduto e vedremo se riusciremo prima o poi ad ascoltare anche noi “Il rubacuori” di Zampaglione, il cui successo, stiano certi i censori, è assicurato.
Lei pensa che vi sia in Europa un luogo ampio come il sud d’Italia, in cui regnano malavita e politici amici dei malavitosi senza che da qualche parte qualcuno si alzi ad urlare “basta!” senza fare il capopopolo e senza darsi all’antipolitica? Ha letto come venivano trattate le salme dei poveretti che morivano nell’ospedale di tal Domenico Crea, militante Ccd, poi Margherita e infine Dc? Ha letto di tal Roberto Conte, consigliere regionale del Pd campano, appena indagato per concorso esterno in associazione mafiosa? In quale paese civile i direttori dei più importanti quotidiani nazionali ricevono pallottole e minacce invece di una lettera al giornale? In quale Paese non si può più parlare di giustizia uguale per tutti perché subito qualcuno dice che vuoi comunque criticare Berlusconi e le leggi che farà di nuovo, appena possibile? Quale paese d’Europa ha il destino di esser governato dall’uomo più ricco e potente ? In quale paese i senatori si prendono a sputi in faccia e stappano bottiglie in aula? Persino Bush è stato applaudito anche dai democratici, nel suo discorso d’addio…Prodi invece…
Stiamo andando avanti alla cieca, con l’unico obiettivo non di correggere la Costituzione là dove essa deve esser corretta.

Ma con quello ignobile di dimostrare che la debolezza della politica è solo da attribuire alla Carta e non alla scarsa capacità dei dirigenti. Potrei non fermarmi più ma per oggi, in attesa di sapere da Napolitano di che morte muoiono la legislatura e il centro sinistra, credo che basti. Mi sono sfogata, le do ragione e finche sarò certa di essere minoranza ma non così sola da non aver nessuno con cui parlare, stia certo che io ci sarò.
A presto, Sandra

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